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Filosofia dell’anima – Gli occhi azzurri di Mattarella e le perpetue pseudo-intellettuali italiche. Sull’intervento di Paolo Mieli dalla Gruber.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

image (1)Alcuni giorni fa, mi pare sia stato Paolo Mieli, in quel del programma “Otto e  mezzo” (La7), a scagliarsi contro dati intellettuali (vedi dalle parti di LIMES, etc), rei, a suo dire, di avere dato contro al Presidente Sergio Mattarella dopo la sua decisione di non accettare Paolo Savona come ministro dell’Economia. Che Mieli si sia stracciato le vesti in piazza a questo proposito non mi stupisce: per capire ragioni di tipo intellettualistico serve un intellettuale, e non si può diventarlo da mane a sera.

In realtà, le cose sono proprio l’opposto di come le ha raccontate Mieli. Intanto, vivaddio, fa piacere scoprire che in Italia esiste ancora una corrente intellettualistica, finanche sinistrica nella sua natura, capace, quando serve, di schierarsi dalla parte della legalità deontologica e se necessario di porsi in opposizione all’istituzione, alla formalità, che non significa diventare eversivi. Infatti, qualcuno dovrebbe spiegare ai Mieli, ai Fontana, ai tanti “Zucconi” che abbondano nelle redazioni renzusconiche italiane, che esiste una grossa differenza tra un intellettuale e una perpetua pseudo-intellettuale: il primo ha il dovere di guardare con occhio critico il mondo che lo circonda, senza mai porsi limiti rispetto alla capacità di critica che vuole esercitare, le seconde possono tranquillamente limitarsi ad abbassare il capo, elogiare, celebrare, nessuno reclamerà nulla di più da loro.

Del resto di classi pseudo-intellettualistiche che hanno svilito la loro essenza per leccare il deretano del potere ne abbiamo viste parecchie. Senza scomodare gli intellettuali fascisti e nazisti di Italia e Germania negli anni ruggenti, basta pensare allo schifo delle corti sinistriche tra gli anni 80 e 90: dove mai si è vista maggior viltà dello spirito? Ripeto, vivaddio, se in questi giorni in Italia c’è stata ancora qualche mente capace in grado di ribadire che il Presidente ha sbagliato, ovvero in grado di declamare una verità scomoda urbi e turbi: significa soltanto che non siamo completamente morti come coscienze morali.

Come sa bene chi frequenta Rosebud, io non ho lesinato critiche a Mattarella. Sono state le “critiche” più difficili che abbia dovuto fare, sia rispetto all’uomo che rispetto al suo ruolo. Le rifarei oggi, tutte quante, così come sosterrei ancora l’idea di “impeachment”, inteso non come sbuffoneggiava sempre il Paolo Mieli di cui sopra davanti alla Gruber, una possibilità di dare l’ergastolo a Mattarella (sì, incredibile a dirsi, ma ne è venuto fuori anche con una simile cavolata, altro che intellettualità!), ma come possibilità di farlo decadere dal suo ruolo quando ritenuto non idoneo. Ed ecco perché, diversamente da quanto ho fatto per i post sulla Germania moderna equiparata al Terzo Reich, non ho rimosso i post riguardanti Mattarella, non tutti almeno. Non ho rimosso, cioè, i post più ragionati, quelli in cui l’ho direttamente accusato di tradimento e ho appunto sostenuto l’idea di metterlo in stato d’accusa.

Perché non li ho rimossi? Semplicemente perché io non sono Paolo Mieli e non sono riuscita a farlo. Mi pareva, mi pare ancora, che facendolo avrei svenduto la mia qualità d’intelletto per barattarla con un sentimento da perpetua domata e capace solamente di pseudo-intellettualità. Va bene tutto, ma questo no, questo non può essere. Altra cosa, infatti, è riconoscere un errore, cosa che peraltro Sergio Mattarella ha fatto in parte, ma in questo caso non c’era nessun “errore” da riconoscere se si parte dall’idea che la salvaguardia della sovranità nazionale viene prima di tutto, sicuramente prima della formalità e della istituzionalità. Non bisogna dimenticare, inoltre, che la Costituzione fornisce al Presidente altri mezzi per intervenire qualora fosse necessario, e Mattarella lo sa bene, certamente lo sa meglio dei pseudo-analisti che in questi giorni hanno nuovamente svenduto la loro professionalità per metterla al servizio della citrullaggine mediatica. Tra questi ultimi mi hanno sinceramente stupito le dichiarazioni di un noto costituzionalista, le cui parole da adesso in poi equivarranno a carta straccia per quanto mi riguarda.

Poi, oggi, durante la diretta della manifestazione per la Festa della Repubblica, ho visto gli occhi azzurri e dolci, lo sguardo amabile, bello, del Presidente. Guardandolo si comprende bene ciò che già sapevamo, ovvero che solo uno sciocco penserebbe che Mattarella abbia in un qualsiasi modo voluto tradire la sua nazione: egli ha di fatto agito per il bene della stessa e di questo gliene siamo grati. L’intellettualità però – sì, quella cosa le cui ragioni Mieli e gli altri suoi colleghi non riescono a capire – ha il tristo compito di disquisire su quel concetto di “bene”, capire quale sia la sua natura e se di vero “bene” si tratti o di qualcosa d’altro, per esempio di un sentimento mal interpretato. Eh sì, il suo lavoro può diventare davvero sporco, ma qualcuno dovrebbe pur farlo in una nazione civile. Nel mio piccolo, la decisione l’ho presa: quei post restano e sarei disposta a difenderli con la vita se fosse necessario!

Rina Brundu

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