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La resa

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

surrenderSalvimaio: finalmente! Se non altro è finita l’incredibile massa di “notizie”, commenti, profezie dietrologiche che la Stampa renzusconica ha messo in campo in queste ore! L’avessero fatto al tempo in cui avevamo un ministro indagato al governo, e un Esecutivo di diplomati a rappresentarci, con quel po’ po’ di “principe” di cui tutti sappiamo, forse non saremmo stati neppure a questo punto.

Vero è però che il disastro non è stato completamente sanato e le cicatrici ci metteranno parecchio tempo a curare. Le due ferite sono rappresentate dalla posizione che ha assunto il Presidente Mattarella, e soprattutto dal fatto che Di Maio e Salvini hanno fatto un passo indietro. Piaccia o non piaccia, lo spostamento di Paolo Savona dal Ministero dell’Economia equivale ad ammettere una resa del Paese davanti alle pressioni europee e tedesche in particolare, e questo non può essere motivo di soddisfazione per nessuno.

Questa crisi ci lascia, inoltre, anche con una ulteriore evidenza plastica di quanto sia forte l’emergenza mediatica in Italia, e quanto ancora si dovrà lavorare per creare una democrazia libera e moderna. Giorni fa mi chiedevo: ma noi siamo davvero uno Stato a sovranità limitata? La risposta che mi do oggi non è affatto cambiata: sì, noi siamo uno Stato a sovranità limitata. Non è tutto buio quel che non-luccica però, perché salvo i meccanismi militari che sovente vengono azionati nelle repubbliche di tipo sudamericano, che noi non siamo e che noi non vogliamo essere, l’unico modo per crescere democraticamente è quello darwinistico nell’essenza: imparare dall’esperienza e adattarsi cambiando.

Questo per dire che le cicatrici di cui parlavo prima saranno a loro modo anche indelebili e serviranno da monito futuro per tutti quanti, perché ciò che è accaduto in questi giorni non accada mai più. Del resto la Storia la fanno gli essere umani, le regole le fanno gli esseri umani, che tuttavia sono pure gli stessi che possono scardinarle quando si fanno troppo soffocanti, quando si fanno catene, sotto qualsiasi punto di vista. Nel giusto tempo.

Buon lavoro al Salvimaio, dunque, nella certezza che peggio di ciò che è stato fatto nel recente passato non riuscirà a fare, e nella speranza che da domani il contorno di un’Italia davvero democratica, libera, morale cominceremo se non altro a scorgerlo nell’orizzonte d’attesa nazionale. Sempre che la luce non sia il tunnel, s’intende, come non è raro che avvenga quando, per il quieto vivere e per la formalità del rito, al combattimento etico opponiamo… la resa.

Rina Brundu

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Chiudiamo Wikipedia. Non si lucra scaltramente sull’impegno di intelletto!