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Un Paese di babbi. Babbo Di Battista indagato per avere espresso la sua opinione, di babbo Renzi e del caso Consip invece non si sa ancora nulla: ma chi ha tolto quelle cimici?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

de gasperiTra i tanti insulti e bastonature che abbiamo dovuto ricevere in questi giorni noi italiani, c’è l’estremo insulto: l’essere a rischio di indagine per reati di opinione. No, non sto scherzando, il babbo di Alessandro Di Battista sarebbe stato indagato dalla Polizia postale per avere espresso opinioni troppo “forti” contro il Presidente della Repubblica, insomma le opinioni che in quelle stesse ore stavano esprimendo un buon 80% della popolazione italiana. Ne deriva che prima Di Maio e Salvini si mettono insieme, acquistano una maggioranza qualificata tale da permettere cambiamenti costituzionali, meglio sarà. E tra i primi cambiamenti da fare ci dovrebbe essere proprio quello di abolire il reato di vilipendio alla persona del Presidente della Repubblica.

Tra i tanti mali di questa difficile ma tutto sommato “illuminata” età che stiamo vivendo, non dobbiamo contemplare, infatti, la soggezione antidemocratica verso il potere che si aveva al tempo della creazione della Repubblica. Tra tutti quei datati casi voglio ricordare qui, perché lo dobbiamo alla sua memoria di grande intelletto libero, il caso di Giovannino Guareschi, il quale dovete farsi la galera per avere “osato” criticare il fetentone De Gasperi. Scrivo qui “fetentone” nella speranza che il reato di vilipendio contro un politico non abbia valore retroattivo infradimensionale, ma in realtà mi sto limitando perché mi verrebbe da scrivere molto di più.

So benissimo che questo antico Premier italiano è visto da alcuni come uno dei migliori politici che abbiamo avuto (immaginatevi gli altri!), ma come si evince la deontologia e l’etica hanno memoria. Quando si va verso una società morale (perché io continuo a sperare che questa sia comunque la direzione che stiamo prendendo), dati comportamenti valgono più di altri. Ne deriva che un De Gasperi che avesse lasciato a Guareschi la possibilità di esprimersi in libertà, avrebbe fatto per la sua memoria etica molto più di quanto avrebbero potuto mai fare i suoi atti da statista ligio ad una morale vittoriana e insultante lo spirito.

Il lungo inciso solo per ribadire appunto che il reato di vilipendio al Presidente della Repubblica deve essere abolito. D’altro canto, io non sono neppure d’accordo con certe dichiarazioni contro i nostri rappresentanti che si sentono oggidì, faccio riferimento per esempio a quando il giornalista Freedman diede del “porco” al Presidente Trump, ma semplicemente perché non sono d’accordo che si dia del “porco” a nessuno. Viviamo un’era in cui alcuni cretini si sono permessi di dare dell’eretico al grande Papa Francesco, solo perché costui ha appunto un’idea di Chiesa diversa dal puttanaio infame che pure è stata, ma vivaddio per questa libertà. Ne deriva che anche noi italiani dobbiamo essere messi in condizione di criticare chiunque, perché quando si va oltre la critica e si scade nell’offesa, o nella diffamazione (ne so qualche cosa io, vedi il caso Wikipedia), ci sono altri mezzi per agire nelle sedi deputate, e non solo, come intendo dimostrare.

Detto questo noi italiani non ci facciamo mancare mai neanche il nostro contorno gestionale cacciarone, in virtù del quale i “reati” di alcuni sembrerebbero essere meno “reati” di quelli di altri. È quindi da quando ho sentito del padre di Alessandro Di Battista indagato per quello che è tutto sommato un reato di opinione (fermo restando che il genitore di un politico dovrebbe comunque saper dare un altro esempio civile), che alcuni dubbi mi corrodono: perché la nostra magistratura non sembra procedere altrettanto velocemente con le accuse contro babbo Renzi? Che ne è stato del caso Consip? Chi cazzo ha tolto quelle cimici?

Ecco, quando Di Maio e Salvini andranno al potere dovranno prometterci anche una commissione su questo caso e dovranno prometterci giustizia, spiegazioni chiare… perché dopo cinque anni infami, e dopo le bastonature politiche dei giorni scorsi, questo è davvero il minimo che ci meritiamo.

Rina Brundu

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