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Merkel non vuole Savona. Ricordiamole come si comportavano i generali prussiani davanti ai vincoli imposti dal Trattato di Versailles. Wilhelm Keitel, un ritratto.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

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Wilhelm Keitel

Estratto

7.4 Wilhelm Keitel, generale prussiano e leccapiedi del Führer

Il generale prussiano Wilhelm Keitel, capo della Wehrmacht del Terzo Reich, dell’ufficiale imperiale di antico stampo aveva tutto: un fisico bello e imponente, la predisposizione naturale a essere soldato, e un tocco di brutalità incapace di ogni empatia che non guastava mai tra i fedelissimi del Führer. Malgrado il suo zelo militare, la Storia lo avrebbe relegato però al ruolo di leccapiedi di Hitler, al ruolo di un altro aguzzino forte con i deboli e debole con i forti, di un altro incapace la cui mancanza di coraggio, specialmente dopo la campagna di Russia, avrebbe mandato a una morte terribile migliaia di soldati tedeschi.

Naturalmente non era stato sempre così. In gioventù Keitel era stato un bel giovanottone tedesco, biondo, gentile, corretto, che dopo la sconfitta della Grande Guerra attendeva il Messia che avrebbe ridato dignità e vigore alla Germania. Keitel fu tra quei militari che, in dispregio delle sanzioni imposte dal Trattato di Versailles, lavorò in segreto per preparare un nuovo esercito tedesco ben più potente di quello con una capacità massima di 100.000 uomini imposto alla Germania dai vincitori del primo conflitto mondiale. Allo scopo di tenersi aggiornato sulle novità in materia di armamenti, egli fece anche un viaggio in Russia dove venivano provate armi tecnologicamente più sofisticate. Poi la svolta. Nel luglio del 1933 incontra Hitler e ne resta colpito. Da quel momento, anche il suo obiettivo sarà solo uno: entrare al servizio del Führer!

Come spesso avveniva nel Reich, la fortuna di Keitel fu fatta grazie alla caduta della stella di un suo rivale, in questo caso il ministro della Guerra, il maresciallo Werner von Blomberg. Lo scandalo Fritsch-Blomberg ebbe inizio con un altro dei tanti falsi dossier compilati a posta dai nazisti per screditare la vittima di turno. Stavolta l’accusa di “pros*i*uzione” fu rivolta alla segretaria Erna Gruhn che von Blomberg aveva appena sposato con il benestare dei gerarchi del Reich (Hitler fu testimone di nozze), e lui fu costretto a dimettersi da ogni carica ricoperta. La Wehrmacht passerà così sotto il pieno controllo del Führer che nominerà suo capo proprio l’anelante generale prussiano Wilhelm Keitel, mentre questi, riconoscente, dopo la caduta della Francia, quando passeggiava orgoglioso per le strade di Parigi godendo della rivincita avuta sui francesi, non esiterà a chiamare il Führer il più grande condottiero di tutti i tempi!

Hitler insomma aveva visto bene: il soldato Keitel era la perfetta figura cerimoniale, senza mire politiche, poco incline al pettegolezzo, che faceva al caso suo.

Tratto da:

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