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Lughia Delughe – Il sogno di Lughia

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Estratto

Il sogno fu incantevole. Lughia si ritrovò nel mezzo di un grande prato di papaveri rossissimi che spandevano nell’aria un profumo inebriante. Il cielo era azzurro, marezzato da bianche nuvole rade. Poco distante, un corso d’acqua che cambiava continuamente dimensione, sgorgando da una fresca sorgente per diventare immediatamente oceano, rifletteva le nuvole sullo specchio liscissimo e al contempo ne proiettava di nuove sul cielo, nel frattempo divenuto acqua corrente. Quel sottosopra allegorico di immagini in continuo avvolgimento, suscitarono in Lughia un gran bisogno di dissetarsi. Trovatasi davanti a una sorgente con un lungo abbeveratoio, Lughia osservò la propria immagine sull’acqua trasparente, vedendo una bimba sorridente diventare vecchia e subito tornare bimba, cambiando almeno una dozzina di tonalità dei lunghissimi capelli corvini. Stette qualche attimo a studiarsi, incuriosita dai segni che la vita aveva inciso sul viso, senza togliere al sorriso la naturalezza istintiva presente fin dalle prime smorfie di neonata. Tornata al sentiero, scalza, guardò i piedi lontanissimi e si accorse di essere completamente nuda e altissima, assolutamente a proprio agio nella veste di una gigantessa col pube irsuto. La pelle era diafana, liscia, fresca. Dall’ombelico continuavano a irraggiarsi i colori della tela, entro un fascio luminoso che dipingeva la natura intorno mentre Lughia si introduceva più a fondo entro l’atmosfera del sogno lucido. Era accaduta una esperienza assoluta della quale si rese conto osservando il proprio viso riflesso sull’acqua della sorgente. Il passaggio dall’emisfero reale verso l’emisfero del sogno, il salto dalla riva mancina alla sponda destra, l’aveva resa desta sull’esistenza, in se stessa, degli archetipi. Lughia del mondo osservò le proprie mani, e, con immensa sorpresa, le vide ancora piene dei colori che aveva utilizzato sulla tela, mentre ogni altro aspetto era mutato radicalmente, invecchiando e rinascendo, accrescendosi e sprigionando fasci di energie. I colori del mondo terreno erano rimasti impressi sui polpastrelli, nonostante il salto nella dimensione onirica. Lughia sentì di avere compiuto il passaggio decisivo verso la scoperta che tanto l’aveva indotta a non arrendersi. Poteva continuare a sognare al di là del muro di tenebre che aveva ridotto la grande tela una superficie ammuffita incapace di suscitare in lei alcuna reazione della fantasia magica. Il passaggio dal nero cupo al rosso vivo fu il segnale che attendeva per riprendere a dipingere la propria vita, innescando ogni avvenimento in relazione alla fantasia scaturita dai colori.

Tratto da:

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