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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Nozze Di Maio – Salvini. Le bizze della “coy mistress” in sede assemblea PDR e gli strali della suocera mediatica per l’eredità contesa (133 miliardi).

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

miliardi

Screenshot dalla home del corriere.it

È stata una settimana di matrimoni da ricordare: prima Sheldon e Amy, poi Di Maio e Salvini, ieri Harry e Meghan. Adesso ne abbiamo avuto abbastanza: tempo di tornare alle solite storie di corna, tradimenti, gossip familiare, fidanzate abbandonate, cognate gelose, ma soprattutto suocere inviperite per la questione dell’eredità. Eh già, proprio questo deve essersi detto il traguardante direttore de il “Corriere della Sera” che proprio ieri sera (quando si dice la combinazione semantica!), ha pensato bene di creare un altro paginone contro i Cinque Stelle in nomine vendite et Mediobanca et altri editori che siedono nel consiglio di amministrazione di RCS.

Questa volta però l’oggetto del contendere e sui cui indirizzare strali non è l’albero di Natale Spelacchio ma la questione della Tav i cui lavori dovrebbero essere interrotti dal nuovo governo. Fermo restando che io penso che far chiudere i cantieri non sia il miglior modo di iniziare un mandato governativo, specie in un Paese che ha bisogno di tanti interventi strutturali urgenti, fa sorridere come il “corrierone” solitamente restio ad esporsi troppo, stavolta vada direttamente al centro della questione: ahò, sposetti belli, ci sono in ballo 133 miliardi per le grandi opere e i nostri padroni e benefattori aspettano: cosa vogliamo fare?

Capire cosa vorranno fare Di Maio e Salvini è importante per l’ex primo giornale italiano, perché nel caso in cui i nuovi coniugi decidano di fare di testa loro, bisognerà assumere almeno altri due co.co.co in redazione, onde rafforzare il gruppo di noti notisti che dopo la fallimentare campagna pro-renzismo, portata avanti dal giornale negli anni 2014-2017 con encomiabile dedizione, cominciano a dubitare dell’etica nella “mission”, cominciano a sentirsi stanchi (l’età), a non averne più voglia di mettere in giro discutibili creazioni di opinione che mentre fanno il giro di boa, tipo boomerang, cominciano pericolosamente ad assomigliare a infiniti uccelli paduli.

Al solito, davanti al disastroso stato asservito dei nostri media, bisogna ridere per non piangere. Ma vero è che chi volesse ridere di cuore, lasciando che la risata sgorghi dall’anima come fontanella portante acqua freschissima e squillante, più che agli strali della suocera mediatica fontaniana preoccupata per l’eredità, dovrebbe guardare alle bizze di questi giorni della “coy mistress”, dell’amante ritrosa renzista, i cui deliri politici sembrano essersi moltiplicati esponenzialmente dopo che l’auspicato matrimonio M5S-PDR (auspicato per lo più da Travaglio e da Gomez) non si è fatto più. Eh già perché nelle scorse ore il PDR è stato impegnato in una riunione, in una sorta di assemblea PDR madre di tutte le assemblee PDR che finalmente gliele ha dette chiare al duce di Rignano che ha sfasciato il partito, lo ha ridicolizzato urbi et orbi e lo ha caricato di debiti in funzione referendaria: “Caro Renzi, adesso basta, basta tentennamenti, basta ipocrisie, basta fraintendimenti… tu resti il nostro signore e padrone e dunque qui restiamo, fermi, nell’attesa della prossima inculata et in secula seculorum”.

Che Paese incredibile l’Italia: anche solo il miraggio di una vaga possibilità di riuscire a toccare ancora i soldi pubblici, magari solo fra mille anni, è sufficiente a far dimenticare qualsiasi dignità, se mai la si è avuta.

Per aspera ad astra, insomma, o giù di lì! Sic!

Rina Brundu

follia pdr

Screenshot da ilfattoquotidiano.it

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