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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – La favola di Doria Ragland, madre di Meghan Markle, dalla segregazione razziale al te con la regina. E il gospel “Stand by me”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

meghan

Doria e Meghan

Alcune settimane fa in Italia è avvenuto un episodio di razzismo che mi ha lasciato basita. Una signora di colore sarebbe stata licenziata perché gli anziani di cui si occupava, in un centro specializzato, non avrebbero voluto una infermiera o badante nera. La faccia l’abbiamo salvata solo grazie a quell’imprenditore che, subito dopo il licenziamento, ha pensato bene di assumerla lui, ma la ferita nell’anima resta. Che nazione stiamo diventando se siamo ridotti a questo punto?

Siamo una nazione che purtroppo, da molto, troppo tempo, deve stare a guardare mentre gli altri Paesi ci danno lezioni di democrazia, di morale, di multiculturalismo raffinato, come quello che è si è visto quest’oggi nell’Inghilterra più tradizionale che ha fatto da sfondo pittoresco e straordinario alla favola della cenerentola Meghan Markle e del suo Principe Harry di Windsor. Peraltro oggi non abbiamo avuto solo una lezione di multiculturalismo, ma anche di femminismo che si fa sostanza, come è accaduto durante il bellissimo momento in cui Meghan è entrata da sola in Chiesa, con il suo lungo velo e ha camminato buona parte del percorso in splendida solitudine. Un esempio straordinario di forza il suo, di indipendenza, di coraggio, un qualcosa che non si era mai visto prima, specie tra le nostre sponde civilmente arretrate e abituate a pensare che una donna prima di diventare proprietà del marito sia proprietà di una famiglia.

Tuttavia la vera favola moderna di oggi non è stata quella che ha vissuto Meghan, quanto piuttosto quella che ha interessato la sua dolcissima madre afroamericana Doria Ragland. C’era infatti del maestoso e commovente nella maniera in cui questa signora piccolina, umile, si è approcciata a questo evento più grande di lei, più grande di chiunque, e lo ha vissuto con una dignità e una eleganza che colpiva l’occhio e si fa ricordare. Del resto Doria ne ha viste altre in vita sua, specie a causa del coraggio mostrato nello sposare, alla fine di quegli anni 70 ancora difficili per i neri d’America, il marito bianco mezzo irlandese e mezzo olandese. La coppia si separò dopo sei anni e no!, non devono essere stati facili neppure quelli. Per capire di cosa sto parlando, basti pensare che nella pur liberale e famosissima sit-com americana “The Jeffersons”, interpretata tra gli altri dal defunto Sherman Hemsley (George Jeffersons), la quale andò in onda dal 1975 al 1985, e fu una sorta di caposaldo mediatico che aiutò moltissimo il processo in corso di integrazione dei neri nella società americana, il termine “zebra” usato per definire i figli delle unioni interraziali era usato con dispregio più dai neri che dai bianchi.

Insomma, per la signora Ragland e per il signor Markle non c’era santo a cui votarsi, né diverso orizzonte d’attesa a cui guardare. La grande scrittrice Zora Neale Hurston era morta nel 60, Martin Luther King nel 68, ma ancora ce ne sarebbe voluto prima che i neri americani potessero sentire di essere diventati a tutti gli effetti cittadini liberi e dotati di ogni dignità.  Ma finalmente… oggi, sabato 19 maggio 2018… la vecchia Albione è comunque riuscita a dare una lezione di civiltà a tutti noi, e a regalare una favola che è un sogno a Meghan, sì, ma soprattutto a Doria. Non si può che gioirne insieme  a loro, e insieme a tutti gli afroamericani, passati e presenti, che negli ultimi cinquecento anni hanno vissuto tragedie impossibili da ricordare senza mettere in discussione tutto ciò che siamo stati, tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo intenzione di essere.

Rina Brundu

PS I “gospel” afroamericani  sono straordinari. Qui di seguito la canzone “Stand by me” proposta da un coro “gospel” questa mattina durante la cerimonia: bravissimi!

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