Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Sul perché la levata di scudi contro il Salvimaio ricorda la propaganda di Goebbels, il gerarca di “Volete la guerra totale?”. “Sììì” risposero i tedeschi.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

175px-Bundesarchiv_Bild_102-17049,_Joseph_Goebbels_sprichtQuesta mattina, in un momento di follia (di norma il tempo che esiste tra il realizzare che in tv stanno trasmettendo un orrore che non vorresti mai vedere e il momento in cui si riesce finalmente a trovare il telecomando per cambiare canale), abbiamo finanche dovuto vedere il direttore renzista Luciano Fontana che estrinsecava il verbo dalla rete ammiraglia di Mediaset, Canale 5. Mi ha salvato da un nuovo attacco di bile il fatto che, come è mio costume, il televisore, seppure acceso, ha di norma il volume abbassato e quindi non ho dovuto ascoltare nulla di quelle gagliarde considerazioni giornalistiche ex post-facto. Sì, perché Fontana, come quasi tutti i suoi colleghi italiani (e non  solo), è espertissimo nel fare considerazioni a posteriori e con valore retroattivo.

Il renzismo ha sfasciato l’Italia in oltre 1000 giorni di follia politica e amministrativa? Ecchisenefrega, tanto Fontana può scrivere il tomo “Un paese senza leader”, e poi farlo passare a più riprese  sulla home del suo giornale come se quello non fosse stato uno dei luoghi da tregenda che il renzismo lo hanno cullato, incensato, glorificato, mai inculato. Del resto Fontana, giornalista di razza, lo sa bene che denunciare a priori non porta mai bene. Ne sa qualcosa il suo predecessore De Bortoli che per avere scritto dello “stantio odore di massoneria” che interessava il renzismo, appunto, ci rimise posto e bonus. Naturalmente, De Bortoli ci ha rimesso il posto e i bonus di RCS, però ha conservato la sua dignità di grande giornalista e la nostra ammirazione imperitura. Sciocchezzuole nell’Italia di oggi, ma chi s’accontenta se proprio non gode almeno evita di rodersi il fegato.

Che poi fossero solo il Fontana e Canale Cinque a levare gli scudi contro Di Maio e Salvini: magari! In realtà ci sono dentro proprio tutti e anche “Il Fatto Quotidiano” ancora dolente per il coitus interruptus dopo il fallito accordo M5S- grifoni… sì, grifoni, volevo dire… avvoltoi del Duce…. non si sta tirando indietro quando c’è da sculacciare il piccolo Salvimaio. Che per certi versi codesti signori mi ricordano i “caporali” di dickensiana memoria. Che cosa vuoi sculacciare se hai davanti un esserino governativo gracile, che si muove maldestro sulle gambe, ancora incerto se nascerà per davvero o verrà abortito in zona Cesarini? Ma la pietà non appartiene agli avvoltoi, lo sappiamo bene. Così come non appartiene a codesti professionisti un po’ di intelligenza, dato che dalla scrittura epidermica ai punti troppo vaghi, il contratto del Salvimaio (scaricabile qui contratto_governo), si presta agevolmente a tanta critica anche senza scomodare lo spread, l’Europa e gli strali di Macron.

Peraltro, non ce n’è uno di questi smarty-pants che capisca come solo l’idea di avere indispettito Macron, ci porti tutti quanti a volerci fare di Salvimaio manco fosse cocaina di primissima qualità (di mio preferisco il chicken&mushrooms cinese). Per altri versi invece le attuali e future barricate che naturalmente verranno erette dalla cricca renzusconica contro il nuovo governo, mi ricorda le tristi avventure di Goebbels. Il ministro della Propaganda nazista del resto se ne intendeva e lui era senz’altro l’unico in grado di contendere a Hitler la qualifica di miglior oratore. Il target però era sempre lo stesso: rincoglionire una massa che non doveva avere bisogno di pensare, che non doveva coltivare pensieri intellettualizzanti sotto nessun punto di vista, che doveva lasciare il compito di governare alla super-razza di politici ariani.

C’è un punto tuttavia che i residuati digitali inglobatori delle peggiori strategie amate anche dai nazionalsocialisti tedeschi, non hanno compreso, ovvero che l’Italia post-rivoluzione digitale, non è la Repubblica di Weimar che nasceva più o meno di questi tempi circa un secolo fa. La dimensione digitale consegna all’individuo una accortezza anche mediatica che è un fattore X determinante quando poi si fa una scelta, anche politica, mentre continuare a tirare l’acqua verso un dato mulino sovente ha effetti controproducenti. Non ci sono dubbi su questo. La verità è che in tempi digitali e digitalizzanti, ci sono ancora, forse, editori in grado di manipolare il pensiero, ma fortunatamente quegli editori non sono né in Italia né in Svizzera, se esistono. Nel mare di merda in cui ci muoviamo, non si tratta di un “plus” da scartare. Come ho già detto chi si accontenta forse non gode ma almeno si risparmia un altro attacco di bile.

Rina Brundu

Advertisements

Natale 2018 – Regala i nostri libri!