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Filosofia dell’anima – Come si fa a dirsi “sudditi”?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Suddito? Manco morto!

Da queste parti la Royal-mania impazza. Oltre a film, documentari encomiastici, sviolinate varie, discorsi rincoglioniti alla massima potenza, in occasione del matrimonio di Harry  e di Meghan, anche Ryan-Air ha mandato a putt… la sua fama di compagnia aerea intenditrice di voli low-cost e così un volo di mezz’ora da Dublino a Londra domani può arrivare a costare 400 Euro. Se sei fortunato. Di norma ne costa 15.

A mio avviso però O’Leary avrebbe dovuto fare di più: magari triplicarlo quel costo! Del resto chi fa la traversata solo per vedere il Royal Wedding quel trattamento se lo merita. Come si fa? Soprattutto, io mi chiedo: come si fa a dirsi sudditi di un qualcuno? Conosco molto bene la storia della Gran Bretagna. C’era anche un tempo in cui la lista di re e (poche regine), dal Basso Medioevo in poi era scolpita nella mia mente a fuoco vivo. Allo stesso modo capisco le ragioni politiche, strategiche, storiche e più recentemente di marketing turistico che inducono gli inglesi a tenersi la loro monarchia. Sappiamo bene inoltre che quella britannica è una monarchia costituzionale in cui il sovrano ha soprattutto un ruolo cerimoniale, ma il mio dubbio resta.

E il mio dubbio è sempre quello: come si fa a dirsi sudditi di un qualcuno? Non importa, infatti, che colui (o colei) che si proclama tuo “sovrano” sia una figura cerimoniale, il problema è uno più importante, ideale, di profonda significazione spirituale: nessuno, a nessun titolo, in nessuna occasione può dirsi “signore” o “padrone” di un altro essere. Ad un tempo nessuno, sotto nessuna condizione, può dirsi “suddito”.

Il rapporto di sudditanza tra sovrano e suddito è per certi aspetti l’esempio plastico per eccellenza delle catene a cui ci costringiamo quando veniamo in questo mondo, perché in realtà noi nasciamo nudi, ma nasciamo liberi, tutto il resto è costrizione, forse anche gli abiti che ci mettiamo addosso. Ma se un rapporto sovrano-suddito poteva essere comprensibile in altri tempi, in tempi governati da una sorta di legge della giungla e del più forte fattasi legge divina (o pseudo-tale), oggigiorno viene davvero difficile immaginare come possa esistere qualcuno, figuriamoci una intera nazione, che volontariamente si dichiara suddito.

Gli inglesi di fatto fanno questo. Per la verità fanno molto di più. Alcuni sono accomodati da una settimana sul percorso dove domani passeranno gli sposi e non si scrosteranno da lì fino a quando l’ultimo coriandolo lanciato in aria davanti alla regale coppia non sarà caduto a terra. Altri si recano regolarmente davanti a Buckingham Palace, alzano lo sguardo al cielo e, muovendo la manina, salutano Tizio e Caio che dall’alto risponde svogliatamente. Non oso neppure pensare come avrebbe potuto immortalare una simile scena il miglior Totò – che peraltro non era immune neanche lui al fascino del sangue nobile – ma sono certa che ne sarebbe potuto venire fuori un capolavoro.

Io, purtroppo, da buona sarda di quella Sardegna che anche i romani rinunciarono a colonizzare, davanti a un qualcuno che mi vorrebbe sua suddita, anche quando quel qualcuno fosse una simpatica vecchietta con cappellino colorato e borsetta in tinta, peraltro molto amabile e molto in gamba, più che abbassare il capo alzerei il dito, quello medio. Non fa chic… ma fa nobile e sano… spiritualmente e intellettualmente sano. E questo mi basta. Sic!

Rina Brundu

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