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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Da Floris la corazzata renzusconica contro il Salvimaio. Ma tutti insieme non fanno un Travaglio. E sull’attacco di Sallusti al direttore de “Il Fatto Quotidiano”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

feedback-3387214_960_720Con l’esclusione di Travaglio, la casta giornalistica schierata stasera da Giovanni Floris a “DiMartedì” in funzione di critica preventiva contro il governo giallo-verde, era tutta del circolo del “grande vecchio” renzista De Benedetti. Detto altrimenti, ci si dovrebbe chiedere: ma cosa facevano questi signori al tempo del golpe del duce di Rignano? E cosa facevano questi signori mentre quello ridicolizzava l’Italia urbi et orbi, si faceva i suoi interessi e distruggeva il più grande partito di sinistra in Europa?

Si ricordano queste ovvietà semplicemente per far capire il perché non si riesce a prendere seriamente neppure una delle argomentazioni di codesti opinionisti, che prese tutte insieme si potrebbero riassumere con un’espressione canzonettara anni 60: parole, parole, parole, semplicemente parole… schierate, vendute al miglior offerente, o comprate, che dir si voglia. Questo anche per rispondere alla domanda retorica fatta da Alessandro Sallusti a Floris: come mai siamo in otto qui e solo Travaglio ha avuto modo di parlare in solitudine per mezz’ora?

Travaglio può parlare da solo per così tanto tempo perché ha un pubblico che l’ascolta. Un pubblico interessato, cosa che non accade né per Sallusti né per i suoi colleghi. Se non ci fosse Travaglio noi non guarderemo neppure il programma, e questo il conduttore lo sa bene.

Non a caso anche quest’oggi gli argomenti seri su cui riflettere li ha presentati sempre e solo Travaglio, mentre le sue tesi potrebbero essere riassunte così: ma non è che Salvini sta prendendo per il culo Di Maio? Il direttore ha anche ragione da vendere sul fatto che il leader leghista sta rivoltando le carte in tavola troppo spesso ormai, ed è cambiato dopo l’ultima visita da Berlusconi.

Diversamente da come la racconta il carrozzone renzusconico riunito da Floris, in Italia c’è sì da avere paura, ma non della revanche antieuropea di Salvini e di Di Maio, c’è da avere paura di pochi giannizzeri determinati a tutto pur di piegare il sistema democratico ai loro fini e ai loro privati interessi. E il problema è solo uno: una società civile ancora da Paese non completamente sviluppato e dunque incapace di decidere per se stessa, dunque vittima di quei predoni.

Il problema quindi non sono gli interventi di mezz’ora di Travaglio, quanto piuttosto il fatto che di Travaglio purtroppo ce n’è solo uno. Di contro, di Sallusti, De Gregorio e Da Milano ce ne sono tanti. Decisamente troppi e in misura nettamente superiore a quelli necessari per far funzionare al meglio una società moderna veramente libera e democratica.

Rina Brundu

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