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A Montesenario (Fi) un tempio proto-villanoviano dedicato al dio Sole e/o un osservatorio per studiare gli astri?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

unnamed (1)di Paolo Campidori. Dopo ripetute visite ed un attento studio in loco nonché uno scrupoloso esame delle fotografie che ho scattato all’edificio megalitico, mi sono ulteriormente convinto che l’edificio megalitico, da me individuato, come tale, nei boschi intorno a Montesenario (lato Polcanto), sicuramente si tratta di:

a) un edificio di culto proto-villanoviano (XIIII-IX sec. a.C.);

b) che, più specificamente si tratta di un tempio dedicato al dio Sole (non escludendo la possibilità che si tratti di un osservatorio per studiare gli astri);

c) che i disegni antropomorfi che si trovano all’interno della cella, sono originali, del periodo proto-villanoviano, tratteggiati in nero, forse con carbone e assorbiti dalla pietra;

d) che i disegni rappresentano in modo alquanto stilizzato: uomini, in atteggiamento di adorazione (vedi immagine). In una di queste foto si distingue chiaramente un uomo (‘ornate’) (stilizzato alla “maniera villanoviana”) che allarga le braccia in segno di adorazione davanti all’immagine del sole, formato da un puntino a tanti raggi;

d) che l’edificio è ubicato in direzione NE-S-W; coordinate GPS: 43°, 8991 N e 11°, 3344 E 752 m s.l.m.;

e) che lo stesso edificio di culto è composto da un lungo ‘dromos’ (ambulacro) e da una cella, munita di aperture che lasciano passare la luce e i raggi del sole; tale cella è sormontata da una specie di cupola, sorretta da una specie di colonna quadrangolare un po’ smussata agli angoli;

f) che tale edificio è crollato in parte (fianco sinistro) per motivi che potrebbero anche essere non dovuti alla violenza dell’uomo, ma a cause naturali: forse uno smottamento del terreno oppure un terremoto; certi particolari, tuttavia,  ci indirizzano verso un’azione violenta  (ed anche cruenta) dovuta all’uomo (guerre, saccheggi, etc.), in periodo imprecisato;

g) che in tale edificio (tempio) non esistono segni alfabetici o epigrafi, ma solo disegni antropomorfi, tipici del periodo arcaico pre-etrusco;

h) che intorno alla zona del santuario, e sulle strade che conducono ad esso, ci sono moltissimi segni simbolici, che alludono alla presenza nelle vicinanze di un tempio, per lo più raffiguranti il sole (una serie di puntini messi in cerchio, con un puntino centrale), frecce, crocelline, etc., e, soprattutto ‘ometti’ del tipo villanoviano, in vari atteggiamenti, per lo più graffiti su grossi massi e sassi di piccola e media dimensione.

Questo è quanto io mi sento di dire riguardo al tempio proto-villanoviano, da me individuato, che probabilmente si trovava ipresso uno snodo di strade importanti, che da una parte (lato est) portavano a Polcanto, valle del Faltona (Borgo San Lorenzo); in direzione sud verso Monteronzoli e Fiesole; dalla parte nord verso il Mugello e l’Appennino Tosco-Emiliano e, in direzione  Tassaia o Sassaia (sede nel medio-evo di una importante Abbazia Benedettina).

Ovviamente non ho la pretesa di affermare che quanto ho scritto sia da prendere come “oro colato”, ma neppure che venga considerato come un qualcosa di poco affidabile e “da prendere con le molle”. Studio etruscologia da più di quarant’anni. Mi sembra di poter affermare che quanto ho detto, anche in relazione a quanto ho mostrato con questa mia documentazione fotografica, corrisponda con obiettività alla realtà delle cose o, perlomeno, queste cose non me le vado inventando nella mia mente, ma sono sicuro (in buona fede) di quello che dico, perché le stesse hanno un riscontro reale basato su una molteplicità di ‘risultanze’ obiettive che confermano queste mie ipotesi.

Ora la parola passa agli specialisti, se vorranno occuparsene, ma temo che dovrà passare ancora molto tempo……

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