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Filosofia dell’anima – Lo strano caso di Agnese Usai, bidella di Sestu

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

yellow-roses-3382401_960_720Tutti noi abbiamo, credo, dei preferiti, anche quando si tratta di gruppi umani classificati per categorie di età: bambini, adolescenti, adulti, anziani. Tra queste, la mia “categoria” favorita sono gli anziani, l’ho scritto spesso, penso che ciò dipenda molto dal mio background culturale di riferimento in età giovanile e dalla mia fascinazione con le storie di vita che, non sempre, ma in molti casi possono essere meglio raccontate dopo che abbiamo percorso un certo tratto di strada. Dopo gli anziani, i miei preferiti sono i bambini, i piccoli: credo che entrambe queste “categorie” risveglino il senso di protezione in noi, il desiderio di volerli proteggere come fossimo tigri pronte a difendere i cuccioli. Per quanto mi riguarda non c’è nulla di più cruento del fare del male a un indifeso, ad un anziano, ad un bambino. Non ho difficoltà a scrivere che a mio avviso, in tutte le scuole, in tutti i centri ricreativi, in tutti i circoli per anziani, in tutti i luoghi dove ci sono anziani in difficoltà, o bambini affidati alle cure di chiunque, dovrebbero funzionare dei circuiti televisivi interni. Sempre, e dovrebbe essere un requirement di legge che garantirebbe tutti, gli anziani, i bambini, i loro familiari e chi a queste categorie protette e da proteggere si dedica, nella maggior parte dei casi con grande amore e con grande sacrificio.

Il rischio che si corre, infatti, quando ci si riscopre paladini di questa o di quella causa molto encomiabile, è che si proceda spediti senza mai voltarsi indietro. Senza capire, per esempio, che il nostro agire con le migliori intenzioni può, in qualche occasione, trasformarsi in un problema per gli altri. Lo strano caso di Agnese Usai, la bidella di Sestu, in provincia di Cagliari, che due giorni fa si è suicidata proclamando la sua innocenza rispetto all’accusa di pedofilia che le era stata fatta, mi ha colpito molto. Volevo scriverne non appena ho letto questa storia, ma non ho avuto tempo e poi… poi a momenti non sapevo se sarebbe stato opportuno farlo.

Infine ho deciso di scriverne, per diversi motivi. Tra questi però non c’è la sua decisione di suicidarsi. Detto altrimenti io ritengo che il suicidio non sia la risposta da dare in certe occasioni. Lo dico da persona che ha sempre sostenuto a viva voce il nostro diritto ad andarcene quando lo vogliamo. Da persona che crede fermamente che la nostra vita non sia un dono di un Dio generoso, ma una possibilità di esistenza materiale nell’universo fisico, che quando si fa tale appartiene alla sua coscienza: noi siamo gli unici detentori del nostro diritto a scegliere se vivere e morire, non lo Stato, non un collegio superstizioso, non Tizio, non Caio, noi, soltanto noi, mentre quella decisione reclama solo una cosa: rispetto! Alla maniera di ciò che disse un grande saggio, io penso inoltre che non ci sia un tempo preciso in cui bisogna andarsene, il DJ Avicii lo ha fatto a 28 anni e noi comunque lo abbiamo ammirato per la sua vita e il suo spirito brillante, quindi non ho davvero alcun ostacolo morale da opporre alla decisione di Agnese Usai.

Ritengo però che quando ci accusano di un qualcosa che riteniamo ingiusto bisogna anche lottare per la nostra dignità, sputtanare i malfattori, i diffamatori che sovente in quanto tali mancano di palle. Credo che questo sito in questo senso sia un esempio mirabile e garantisco che non ho neppure cominciato, perché è nostro dovere fare qualcosa contro questa cancrena dell’umanità che peraltro sta reclamando le vite di tanti giovanissimi. Il problema della pedo*ilia però è un problema anche più serio. Così serio che non mi riesce di immaginare un qualcuno capace di portare una simile accusa se non ci fosse un fondamento di verità. Nel caso in cui un simile individuo esista, anche se purtroppo la cosa non mi stupirebbe, costui o colei sarebbe da assimilare ai più grandi criminali, nessun dubbio su questo. Come non ci sono dubbi che la sua anima dovrà scontare, nel giusto tempo, una pena altrettanto dolorosa.

Ma allora perché ho deciso di scrivere questo pezzo dedicato ad Agnese Usai? Perché penso che tutti debbano avere una seconda possibilità, specie quando pagano la loro innocenza o la loro colpa con gesti che raccontano tutto il loro dolore dell’anima. E anche perché, in genere, se qualcuno si risolve a fare date cose significa che non ha potuto vivere l’infanzia e la gioventù che ogni bambino e ogni giovane dovrebbe poter vivere. Noi respiriamo tempi liberati, ma la maggior parte delle volte, anziché ringraziare ogni giorno, ogni ora, per questi tempi così “etici”, come la storia del mondo non ha avuto mai (lo sanno bene le decine di migliaia di bimbi abusati nei conventi irlandesi nei secoli, e non solo nei conventi irlandesi, le cui storie terribili non sono mai state raccontate), sputiamo su di essi preferendo incensare un passato ideale che non è mai stato. L’ennesima dimostrazione della nostra cronica incapacità di fermarci a pensare. Anche Agnese avrebbe dovuto fermarsi a pensare, ma ormai la scelta è fatta e dunque la sua anima dovrebbe tentare di trovare pace. La nostra, invece, non dovrebbe dimenticarsi mai della pietà,  che non è la statua di Michelangelo!

Rina Brundu

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