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Filosofia dell’anima – Marina Berlusconi e il posto del padre nella Storia.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

marina

Screenshot da ilfattoquotidiano.it

Sarebbe facile rispondere con ironia alla dichiarazione di Marina Berlusconi con cui la manager avrebbe affermato che suo padre avrà un posto “nei libri di Storia”. Purtroppo un posto in quei libri ce l’ha anche Goebbels e avremmo preferito che così non fosse. Sotto certi punti di vista i libri di Storia sono delle vere e proprie liste della spesa up-side-down, all’incontrario, cioè sono anche appunti in forma di biografie di vita di tutto ciò che si dovrebbe evitare di “comprare” come membri di una società passabilmente raziocinante: dittatori sanguinari, ladri, adulatori, falsari, imbroglioni, razziatori, veri e propri diavoli come gli altri emeriti colleghi di Goebbels che insieme a lui formarono uno dei circoli del male più famigerato di sempre, una ottantina di anni fa, nella Germania weimeriana prima e hitleriana poi.

Naturalmente non sto paragonando Berlusconi a questi signori, e non sono neppure d’accordo con le boiate-contro-a-prescindere sparate in calce agli articoli che hanno riportato queste dichiarazioni, sto solo dicendo che tutto dipende da come sarà marcato, se in positivo o in negativo, quell’eventuale posto a sedere nei libri di Storia. Inoltre a me interessa molto di più capire il perché, secondo la figlia Marina, Berlusconi dovrebbe essere ricordato più di Di Battista. Personalmente ho grande ammirazione per questo ragazzo, molta di più di quanta me ne abbia mai suscitata Berlusconi (che anche oggi se ne è uscito con una dichiarazione contro i pentastellati, irriguardosa sia delle vittime dell’Olocausto sia degli oltre 11 milioni di italiani che hanno votato M5S); peraltro sono convinta che anche Di Battista avrà un posto nei libri di Storia, ma nel suo caso, essendo egli molto giovane, è decisamente troppo presto per dire come verrà ricordato, anche perchè ciò che conta nel mondo non è come si entra, ma come si esce, ovvero come ci chiudiamo la porta alle spalle. Sull’ottantenne Berlusconi qualcosa la si può già dire, ma secondo me è troppo presto anche nel suo caso per fare pronostici: di fatto è proprio questo non sapere del nostro destino ultimo che rende la vita degna di essere vissuta. È sempre la Grande Storia ad insegnarci di lestofanti e criminali di professione morti come eroi della Patria, di banditi spirati da eroi, di anime mediaticamente “belle”, che hanno vissuto una vita di agi, di privilegi, di grande considerazione sociale, ma la cui morte ha portato alla luce i loro terribili segreti. Per tutti cito il caso del pedofilo inglese Jimmy Saville, la cui storia personale è un cameo quando si tratta di districarsi tra le tante dinamiche arcane e strane che dirimono sul nostro esistere.

Secondo quanto riporta “Il Fatto Quotidiano” online, Marina Berlusconi avrebbe detto, parlando, immagino, dei Cinque Stelle: “Se non fosse drammatico, perché c’è di mezzo il futuro del Paese sarebbe da prenderla come la ridicola sparata di ragazzi arroganti che non hanno nulla di costruttivo da proporre e quindi devono cercarsi a tutti i costi un nemico. Stiamo parlando di un signore, mio padre, che è uno dei più grandi imprenditori italiani, ha creato dal nulla un gruppo che dà lavoro a 20mila persone, un gruppo che ha pagato dalla sua nascita 10 miliardi di tasse. Stiamo parlando di un signore che ha innovato nelle imprese e in politica, ha raccolto oltre 200 milioni di voti, ha guidato l’Italia per nove anni realizzando innumerevoli riforme, ha ridato orgoglio a questo Paese trattando da pari a pari con i più grandi leader del mondo. Mio padre alza il telefono e parla con Vladimir Putin o con Angela Merkel, e chi lo offende parla al massimo con un comico o un esperto di computer. Mio padre si è conquistato un posto nei libri di storia, del signor Di Battista non credo che su questi libri troveremo grandi tracce”.

Paradossalmente, ciò che mi colpisce nella difesa della figlia, è quanto poco sembrerebbe avere fatto il suo genitore. In tutto il discorso l’unico punto che mi sembra degno di nota, è che Berlusconi abbia creato un gruppo che dà lavoro a 20000 persone. Il problema però è che – mercé le tante accuse che gli sono state mosse, soprattutto nei tribunali di mezza Italia – anche volendolo, sarebbe difficile discutere nel merito: e se quelle accuse fossero vere? Se fossero vere suo padre sarebbe solo uno più scaltro, uno più furbo, certamente non un esempio didattico per la comunità, e non importano i numeri che da quei supposti “crimini” ne derivano. Questo per dire che se uno uccide un amico, gli ruba la fortuna e poi con quella “fortuna” dà lavoro a 20000 persone, non diventa in automatico un benemerito della comunità; in realtà non gli servirà neppure fare del bene alla famiglia del derubato, sempre un criminale resta. Viceversa, se Berlusconi fosse veramente innocente delle tante accuse che gli portano, sarebbe comunque un imprenditore come un altro, probabilmente più rumoroso; dovrebbe essere certamente orgoglioso del suo lavoro ma questo non gli darebbe comunque il diritto di fare e disfare a piacimento, come sovente ha fatto, giocando con il destino di un popolo.

Berlusconi è stato certamente un personaggio peculiare, un personaggio che ha strattonato e spinto per farsi notare, che non riesce a stare lontano dalle luci del palcoscenico. Personalmente non penso neppure che questo sia un “peccato capitale”. Siamo tutti diversi. Tutti animati da uno spirito differente. Tuttavia guardando dall’esterno forse l’unico merito che mi riesce di attribuire a Berlusconi è l’avere in dato modo protetto sempre a spada tratta i suoi figli rispetto alle sue personali vicende. Questo è senz’altro un merito, almeno dal mio punto di vista.

Sul posto nella Storia di Silvio Berlusconi invece non saprei esprimermi davvero, ma oggettivamente non sarei così ottimista come la figlia che naturalmente ha il dovere di difendere il genitore. Per la verità io penso pure che la Storia sia altra cosa da quella che leggiamo sui libri scolastici. Mi piace pensare infatti che in un qualche luogo dell’etere siano registrati tutti i pensieri di ogni essere che ha respirato nell’universo fin dal suo Big Bang, tutti i pensieri, tutte le azioni, le gesta mirabili e quelle indegne e che quello sia il vero racconto della nostra Storia collettiva. Non ho neppure dubbi che un simile story-telling riserverebbe anche tante sorprese su chi e cosa ha fatto la Storia, nonché sugli esempi etici o meno, sui “ragazzi arroganti” o meno che l’hanno costellata e hanno contribuito in modo significativo ad essere ciò che siamo, anche senza avere 20000 dipendenti in bottega.

Rina Brundu

 

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