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Kim, la battaglia per il nucleare e la rivincita di Trump. Un altro colpo per i giornalisti liberal e pasdaran italiani, non ne imbroccano una! Sulla vendita dell’archivio de “L’unità”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

unita2Giorni fa qualche coraggioso giornale italiano ha pubblicato la notizia della moratoria nucleare unilaterale annunciata da Kim: la Corea del Nord non continuerà con i suoi test missilistici! Un regalo straordinario al Presidente Trump che aveva annunciato in precedenza un vertice con lo stesso Kim, e un momento importantissimo per tutto il resto mondo: ma sarà stato un dono altrettanto gradito alla stampa “liberal” del globo terracqueo e a quella italiana in particolare?

Se ne dubita fortemente. Confesso che nel leggere la notizia il mio pensiero è subito corso alla dipendente Rai di base in America Giovannona Botteri (per usare il simpatico nick creato da Maurizio Crozza), al suo collega della carta stampata, il radical-chichissimo Federico Rampini (anche lui straordinariamente imitato dal comico genovese sbarcato sul Canale Nove), e ad altri personaggi della casta mediatica come il maestro dell’ovvio mediatico Beppe Severgnini. Avessi potuto avrei mandato un telegramma di condoglianze, o almeno qualche nota capace di esprimere vicinanza durante quello che deve essere stato un momento di grande dolore: il loro bersaglio preferito, Donald Trump, era riuscito dove tutti gli eroi democratici avevano fallito, nonché a dispetto delle loro previsioni e speranze, cosa sarebbe potuto succedere di peggio?

Si ride per non piangere, si scherza per non lasciarsi andare alla depressione mediatica. In realtà questo nuovo episodio, finanche la censura giornalistica che ha in dato modo subito questa notizia a dispetto della sua importanza per le sorti del pianeta, per le sue legittime aspettative di pace, è un altro esempio plastico della crisi informazionale epocale che viviamo nel mondo in questi anni, la quale crisi trova nell’italietta vittima delle strategie di business dei suoi editori impuri, il suo epicentro ideale.

Ciò che sconvolge di più riflettendo sul nefasto status-quo è che questi signori si dicono non solo giornalisti, ma saggisti, autori di libri, ovvero agenti culturali che in dato modo dovrebbero mediare e, nella migliore delle ipotesi, educare un popolo. Ma che tipo di “educazione” possono fornire dei personaggi che più che giornalisti sembrano pasdaran della notizia, che inoltre rivelano un fondamentale deficit nella loro capacità di analisi della stessa? Una simile situazione, peraltro aggravata alla settima potenza, l’abbiamo vista qui in Italia durante il renzismo: non c’è n’è stato uno di codesti signori seduti nelle redazioni di tutta Italia, capace di capire cosa stava succedendo e soprattutto dotato delle palle necessarie per denunciare l’occhio del grande fratello renzista che tutto editava nella penisola mediatica!

Però la colpa sarebbe di Trump,  e prima c’erano i grillini e prima ancora l’albero di Natale Spelacchio…. Come non bastasse si lamentano pure quando i loro giornali devono chiudere per mancanza di lettori. Questo è senz’altro il caso de L’unità fondata da Gramsci, un giornale preso a pugni e a schiaffi dalla direzione e redazione renzista e di cui ora si legge che si vorrebbe vendere almeno l’archivio per pagare lo stipendio dei giornalisti. Vendere l’archivio? E chi dovrebbe essere così pazzo da comprarlo un tale archivio, specie per quanto riguarda l’acquisto delle copie delle ultime annate? In un mondo giusto e probo dovrebbero essere i proprietari della testata a restituire i finanziamenti editoriali laddove ce ne fossero stati, come credo fortemente, e dulcis in fundo dovrebbero pagare per mandare il materiale al marcio (scusate lapsus freudiano… si intendeva macero): le famiglie italiane sborsano denaro per far ritirare i carichi ingombranti, perché dovrebbe accadere diversamente nelle ex redazioni degli ex prestigiosi giornali italiani mandati a putt…?

Rina Brundu

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