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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Il caso Michele Serra? Intellettualmente imbarazzante ed emblema plastico del ritardo culturale e del digital divide che interessa il giornalismo italiano nell’era digitale.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Ecco un ritratto abbastanza accurato di ciò che è stato Michele Serra al tempo del renzismo…. prima che definisse il popolo italiano: “«Deboli, ignoranti. Perfino imbarazzanti» come fosse il fantasma di un dandy vittoriano… Come si evince il pericolo di populismo pseudo-culturale di ritorno era nell’aria già da tempo…

4 Dicembre 2015

Come si fa? Come si fa ad avere in video questo Michele Serra, già padre della rivista satirica Cuore, eroicamente sopravvissuto alla sua ultima fatica editoriale[1], che attribuisce la sua mancanza di… lo diciamo?… mah sì, del resto il Serra dei tempi migliori l’avrebbe scritto… di coglioni (altro che intellettualità!), nei confronti del renzismo che regna, all’età e al fatto che ormai la politica non esisterebbe più? Come si fa a portare in video, come ha fatto quest’oggi Lilli Gruber, questo Michele Serra rassegnato, vittima del suo stesso mito, che voterebbe il renzismo perché non c’é nulla di meglio, che invita i quarantenni a fare a meno delle guide spirituali, dei guru del passato (lui incluso), e a fare tutto da sé? Come si fa a portare in video questo Michele Serra pieno di contraddizioni, che mentre sprona a dimenticare i datati maestri, non si fida delle tecnologie digitali, e snobba un partito come l’MS5 al 27% del gradimento nel paese, perché preferisce, dice lui, gli incontri gomito a gomito nella strada, nelle “gabine” elettorali?

Come si fa a invitare in trasmissione questo Michele Serra rassegnato, che ammette la sua rassegnazione, e durante tutto il programma non riesce a venirne fuori con alcunché di interessante, di pungolante, con alcunché di provocatorio, però ci invita, con fare dimesso, a comprare il suo libro? Perché? Perché dovremmo comprarlo quel libro? Per leggere le sue memorie?

No, probabilmente bisogna comprarlo perché a Serra non piace la disintermediazione, cioè questa attitudine tutta figlia dell’età digitale, in virtù della quale le persone decidono da sé, decidono di auto formarsi, di evitare gli intermediari culturali come Serra, decidono di dubitare di qualsiasi “verità rivelata”, di volersi fare una opinione propria fuori dalle grinfie dell’usato indottrinamento politico.

Dispiace per Michele Serra, ma dopo averlo visto oggi in tv non posso fare a meno di pensare che se magari ci fosse stata una possibilità di disintermediazione anche al tempo in cui ha costruito il suo mito, a quest’ora non starei qui a piangerne la caduta.

Sull’argomento “asservimento intellettuale della sinistra al renzismo”, il tema di cui voleva trattare la Gruber nell’odierna puntata del suo programma, preferisco invece glissare. Non ho mai cullato il mito dell’intellettualità radical chic, che per me è espressione ossimorica. I veri intellettuali italiani di cui andare fieri sono altri, sono per lo più già passati a miglior vita da parecchio tempo e sicuramente non iniziano con quelli elencati dal pur bravo Andrea Scanzi[2], pure lui presente in studio. La Gruber dovrebbe insomma evitare di far finta di sorprendersi per il su citato “corrente asservimento dell’intellettualità di sinistra al renzismo”: non c’é nulla di strano nel fatto che questo sia lo stato delle cose, piuttosto è una drammatica conseguenza delle cose!

[1] È noto però che  lo stress post-partum può procurare qualche problema.

[2] Giovane giornalista de Il Fatto Quotidiano.

Tratto da “Diario dai giorni del golpe bianco” di Rina Brundu

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