Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – Marcello, Anna Maria e il Tempo.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

earth-day (1)Quando sento storie di vita (e di fine vita) come quella di Marcello Rigonat, l’ottantaquattrenne anziano di Aquileia (Udine) che avrebbe spinto la carrozzella della moglie invalida, Anna Maria Tomat di 78 anni, nell’acqua, e poi nello stesso bacino vi si sarebbe gettato anche lui, ponendo fine alle esistenze di entrambi, mi vengono sempre in mente due cose: la forza straordinaria del Tempo, la sua potenza e il metodo filosofico che purtroppo per noi non riusciamo ad insegnare ai bambini fin dal nido, preferendogli di gran lunga la superstizione religiosa.

Mi viene in mente il Tempo perchè questa dinamica che sembrerebbe essere una caratteristica dominante il nostro universo fisico (secondo l’equazione Wheeler-DeWitt però il fattore Tempo non esiste, e non esisterebbe neppure in altri contesti sui quali non è il caso di soffermarsi qui), ha una forza spaventosa, una forza che la maggior parte delle volte tendiamo a dimenticare.  E in realtà è proprio per questo che, ogni qualvolta sento notizie come quelle dell’incipit, io penso a quanto sarebbe bello se dentro le ideali lezioni per l’apprendimento di un ideale metodo filosofico che ci insegni in qualche modo a vivere fin dalla più tenera età, ci fossero una serie di lezioni dedicate alle nostre inevitabili, imprescindibili, interazioni con il fattore Tempo.

Quante cose si potrebbero imparare! Si potrebbe imparare, senza possibilità di illudersi altrimenti, che l’esperienza del vivere è necessariamente a termine. Si imparerebbe a comprendere che, lungi dal toccare ferro o fare scongiuri, come si è spesso abituati a fare nelle nostre zone intellettualmente soffocate dalla superstizione, da insegnamenti al limite del criminale pedagogico, dovremmo gestirlo al meglio il nostro percorso di vita e dulcis in fondo si arriverebbe se non pronti almeno razionalmente coscienti alla fine dello stesso. Ma non solo. Un valido mentore preparerebbe tuti noi a contemplare la presenza di un “ostacolo” durante quel percorso, un ostacolo che si può palesare davanti alle nostre vite in qualsiasi forma: in forma di una malattia, di un lutto, di una tragedia di qualsiasi tipo che abbia un effetto sostanziale sul nostro vivere. A volte anche una “bella notizia” quale una nascita, un matrimonio, un innamoramento, un parente ritrovato può essere un elemento di maggiore confusione, di spostamento del baricentro nel nostro quieto vivere, nella routine quotidiana, ma allora perché non farsi trovare preparati?

Che la risposta sia: perché nessuno ci può insegnare a vivere? No, questa è una grande falsità, mentre la verità recita che è soprattutto a vivere che ci si dovrebbe preparare perché quello è senz’altro il singolo compito che dovremmo tentare di portare a compimento al meglio fino alla fine. Ma noi siamo abituati a pensare che su questi aspetti non si debba intervenire, non si possa intervenire, che ci siano problemi più importanti a cui guardare. Forse questo era vero in passato, ma adesso non lo è più, soprattutto in questa nostra era in cui il grande progresso della medicina sovente produce spiriti dipartiti loro malgrado attaccati a corpi tenuti in vita da macchine.

Imparare a vivere è importante e non è un task affatto scontato, soprattutto perché farebbe parte di quell’ideale corso monografico anche l’imparare a vivere prima di morire, insieme all’imparare a morire. Ma noi continuiamo a preferire la superstizioni, le preci senza arte ne parte, mancando in tutto e per tutto di quel coraggio che ci chiedeva il grande Umberto Eco: “Siate forti come i saggi dell’antica Grecia e guardate alla morte con occhio fermo e senza paura”. Che a ben guardare Marcello è riuscito perfettamente in questo intento, ma naturalmente Eco voleva pure dire che in quegli istanti non si deve neppure coltivare la disperazione nel cuore, perché oltre la vita c’è solo un’altra vita. Beh questo no, questo Eco non lo avrebbe inteso mai, non allora almeno… adesso, ritengo, la penserebbe altrimenti.

Rina Brundu

Advertisements

Natale 2018 – Regala i nostri libri!