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No, non si boicotta né Il Fatto Quotidiano né Marco Travaglio, ma Di Maio dovrebbe evitare di fare “affari politici” con il Partito del Caso Consip!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

consip

Screenshot da Dagospia.com

Oggi sono state pubblicate, su diverse fonti giornalistiche, nuove informazioni sul Caso Consip e su altri scandali che riguardano direttamente e indirettamente l’ex Premier Matteo Renzi e/o altri personaggi del PD. Come sempre succede nella terra degli editori impuri, questi fatti gravissimi o non vengono relazionati come dovrebbero essere relazionati o vengono liquidati  con due righe intinte nell’acqua di rose. L’emergenza democratica ed informazionale che viviamo noi italiani in questi anni è drammatica, sotto qualsiasi punto di vista. Il peggio di questo deleterio status-quo è che non esiste alcun organo autorevole di denuncia, essendo, chi più chi meno, tutti “dipendenti” di quegli stessi editori impuri, e naturalmente tengono famiglia, gli uni e gli altri.

renzi3Come ho sottolineato spesso, “Il Fatto Quotidiano”, il giornale creato da Marco Travaglio e dai suoi colleghi è stato, almeno secondo me, un raro organo informativo italiano diverso. Sicuramente in questi tempi molto difficili ha mostrato una buona capacità di denuncia, una sua indipendenza economica, strettamente necessaria per essere liberi e per scrivere liberamente, e soprattutto si avvaleva e si avvale dell’apporto di professionisti molto in gamba. Credo dunque che il vedere, nelle ultime settimane, qualche crepa deontologica rispetto all’orizzonte d’attesa etico che mi ero settata per questo giornale mi abbia colpito in maniera importante.

Non dobbiamo dimenticare poi che la passione politica è una brutta bestia! Tuttavia, non è completamente negativa nel suo essere tale, proprio perché, volendolo, in quanto “passione” si presta a diventare strumento migliorativo di noi stessi, uno strumento molto importante e molto valido.  Di norma, inoltre, chi prova passione politica prova passione intellettuale, civica; stiamo parlando cioè di uno spirito raziocinante che raramente permette alle ragioni dell’istinto di prevalere con troppa facilità. Dulcis in fundo chi prova passione politica è appunto abituato a pensare!

Anche l’essere abituati a pensare è in dato modo una brutta grana da pelare! Di fatto essere abituati a pensare significa essere incapaci di mentire, soprattutto a noi stessi. Detto altrimenti, non vi è nulla come la capacità di mettere la propria coscienza a nudo davanti allo specchio per aiutarci a crescere, a maturare, a conoscerci veramente. Confesso quindi che ieri sera, dopo avere postato contro il Travaglio illuminato sulla via di Rignano e dopo avere inneggiato al boicottaggio del suo giornale, la mia coscienza non si sentiva affatto a posto. Non ci sono ragioni, infatti, che possano giustificare il “boicotaggio” dell’altrui pensiero, o dell’altrui lavoro ed io questo lo so bene perché di sciacalli dedicati a queste “imprese” ne ho conosciuti parecchi, alcuni proprio in luoghi  molto attinenti ai luoghi che Travaglio giustamente combatte.

Ne deriva che su ciò che ho scritto ieri su Travaglio e sul suo giornale io faccio marcia indietro, mi autodenuncio e mi autocensuro perché di tale posizione intransigente debbo risponderne soprattutto alla mia anima e quella non è facile a convincersi, neppure usando la retorica più scaltra. Soprattutto invito chiunque leggesse questi pensieri a continuare a comprare “Il Fatto” e a continuare a leggere Travaglio, anche quando le sue idee saranno molto diverse da quelle di chi lo legge, soprattutto per questo.

Sulla bontà della mia crociata “politica” invece non faccio marcia indietro e le notizie di oggi mi spingono più che mai a credere in quella idealità di fondo che difendevo ieri con argomenti, o meglio con soluzioni oggettivamente sbagliate. Naturalmente mi rendo conto che l’idealità civica oggi vale meno di un centesimo bucato, ma per me continua ad avere un senso. La mia speranza di persona che ha sostenuto fortemente Luigi Di Maio e i pentastellati, è che il MoVimento resti fedele ai suoi ideali. Non c’è governo o incarico governatizio che dovrebbe farci dimenticare il nostro passato, che dovrebbe spingerci a “metterci una pietra sopra” con troppa faciloneria, a non trarne alcuna lezione utile, come se la nostra Storia recente possa essere maestra poco credibile in virtù della sua giovane età. Insomma, forse è il caso di fare marcia indietro tutti quanti, perchè quando ne vale la pena non si tratta di azione disonorevole, anzi!

Rina Brundu

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