Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Ricominciamo da Di Battista? (2) – Sul perché se Luigi Di Maio consegnasse l’italia ai falchi del PDR e a De Benedetti dovrebbe avere l’onestà politica di dimettersi da capo del MoVimento.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Il giornalista è stimolato dalla scadenza. Scrive peggio se ha tempo. (Karl Kraus)

 

dimaiopd

Screenshot dal Corriere.it di oggi

Non sono tempi facili, neppure per Luigi Di Maio! Il problema principale credo sia che tutti lo tirano per la giacchetta e così facendo diventa difficile, anche per chi lo ha sostenuto fino a questo momento, capire cosa stia davvero pensando il capo politico dei pentastellati. Il mio onesto pensiero è che Luigi Di Maio sia troppo giovane per resistere alle lusinghe mediatiche di organi di Stampa come “Il Fatto Quotidiano”, e più in generale di tutti i poteri forti che in questi giorni stanno spingendo per l’abbraccio mortale con ciò che resta della corazzata politica più nefasta della nostra storia repubblicana, ovvero quella che fa riferimento al ducetto di Rignano.

Naturalmente potrei essere smentita, anzi, me lo auguro fortemente e in quel caso non esiterei un minuto a scusarmi con il giovane Di Maio. Ma, lo confesso, per il momento il dubbio resta. E il dubbio è quanto mai rinforzato da ciò che si legge adesso sulla home del Corriere.it. “Qualche giorno e chiudo il forno. Centrodestra non esiste” scrive il Corriere in prima, in cima ad una sorta di poster gigante molto simile a quelli che quel giornale usava per incensare il Bomba mentre quello rovinava la nazione. D’accordo, la fonte giornalistica è quella che è ma dubitare è lecito, e certamente qualche onesta domanda ce la possiamo fare: Di Maio ha davvero detto quando riporta il giornale fontaniano? E se l’ha detto, che significa che fra qualche giorno “chiudo il forno”? Significa forse che il leader pentastellato chiuderà la porta a Salvini per convolare a nozze con Franceschini, Gentiloni e Calenda?

Se questa orripilante ultima possibilità fosse davvero il target di Di Maio io credo che Luigi, nell’immediato aftermath di un simile accordo, dovrebbe avere l’onestà politica di dimettersi da capo del MoVimento perché è indubbio che non lo rappresenterebbe più e non rappresenterebbe più le sue istanze etiche, civili e politiche. Lo stesso discorso, naturalmente, vale nel caso in cui Di Maio procedesse a fare un accordo con Berlusconi, ma questa eventualità è a mio avviso molto meno probabile proprio per l’attacco senza requie che riceverebbe dal giornale di Travaglio ma non solo…

Sì, essere il leader del MoVimento significa essere tirato per la giacchetta, o per la cravatta nel caso specifico, da molte parti, e dunque significa anche dover essere persone molto forti, soprattutto eticamente forti. Riuscirà il nostro eroe in questo intento? Riuscirà a maturare, insomma, una tale personalità? Di sicuro Di Maio, almeno per il momento, merita tutto il nostro sostegno perché in realtà non ci risulta che abbia fatto nulla di quanto gli attribuiscono gli avvolti mediatici che vorrebbero arruolarlo alle loro dipendenze.

Vero è però che un Di Maio avvisato è mezzo salvato e nel caso in cui egli procedesse davvero a consegnare l’Italia nelle mani del renzismo e di De Benedetti sarebbe dovere di tutta la base del MoVimento iniziare subito una campagna che porti alla sua defenestrazione politica. L’opzione ricominciare da Di Battista è un’opzione formidabile sul tavolo e non dovrebbe fuggirla neppure lo stesso interessato, perché a quel punto prendere le redini del M5s non sarebbe più un suo diritto ma un suo dovere civile prima ancora che politico!

Rina Brundu

Advertisements

Natale 2018 – Regala i nostri libri!