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Dagli Appennini alle Alpi… antichi ricordi

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

mountain-1244132_960_720un racconto di Tommaso Mondelli.

Allora non si poteva dire che così.

Avevo avuto dei contati con Emilia una simpatica pastorella che mi avrebbe voluto sposare, ma non dovevo farne parola in famiglia prima che io non avessi adempiuto il servizio militare. Era al momento solo una posizione di parola informale. Il servizio militare obbligatorio era formalizzato in diciotto mesi o un arruolamento volontario di tre anni con la possibilità di avanzamento in carriera. Per lei erano validi entrambi e la scelta doveva essere mia.

Avanzai domanda per la forma di arruolamento volontario. Era l’anno 1937.

La domanda fu accolta e con una cartolina tramite il comando Stazione dei Carabinieri del posto mi invitarono a  recarmi presso il Comando del Distretto Militare di Salerno.

Prima tappa, bus pubblico da Monteforte a Capaccio Scalo, seconda tappa  con treno fino a Salerno. Era la prima volta nei miei primi diciotto anni che intrapresi un viaggio con mezzi pubblici. Mio padre mi aveva dato 50 lire per le spese che avrei dovuto sostenere nella stessa giornata. Spesi tre lire per un pranzo in trattoria, tenni in tasca il resto del denaro per qualche altra eventuale evenienza e lo contavo, prima di restituirlo, per annusare l’odore dei soldi.

Uscivo per la prima volta dai confini sia pur ampi del mio paese. Vedevo scorrere altri abitati, che destavano la mia curiosità. Alcuni erano più grandi di Monteforte e diversi e, se pure solo di nome, erano certo di mia conoscenza. Campi diversi. La pianura di Paestum.

La Città di Salerno era un enorme spazio di costruzioni abitative. Primo interrogativo, appena sceso dal treno, fu quello di uscire dalla stazione ferroviaria. Mi avviai insieme con gli altri verso un piazzale. E il Distretto Militare?

Vidi nel traffico un Carabiniere, figura a me nota. Gentilmente m’indicò la direzione verso la quale mi sarei dovuto avviare, le svolte da fare per arrivarci e mi raccomandò di chiedere poi ancora. Chiesi e arrivai, perché chiedere è lecito e rispondere cortesia, e con la lingua in bocca non ci si perde. Alla visita fui dichiarato abile e arruolato.

Il 15 novembre 1937, fui di nuovo su un treno diretto che mi portava ad Asti e precisamente in Corso Alessandria, presso la Caserma del 25° Reggimento Artiglieria Assietta che mi avrebbe ingoiato per un viaggio lungo nove anni invece dei tre preventivati e che si concluse nel 1946.

La mia bella Emilia era rimasta ad aspettarmi. Come Penelope il suo Ulisse.

Ma, seppur per me fu un’Odissea, la nostra storia non si concluse come quella di Penelope ed Ulisse. Semplicemente finì.

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