Advertisements
CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – Sulla più grande delusione mediatica e mia personale: il caso Marco Travaglio

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

buy-me-a-coffee-990304_960_720di Rina Brundu. Sono in Rete da più di venti anni e da molto tempo prima mi occupo di scrittura, editoria, giornalismo. Confesso che se avessi dovuto scrivere questo post prima del 4 marzo scorso avrei scritto di essere sicuramente convinta di averle viste tutte. Con migliaia di contatti in questi anni e decine di migliaia di email scambiate io sarei in grado di costruire una enciclopedia davvero atipica sull’animo umano, ovvero una che sarebbe molto difficile smentire! Una enciclopedia che aiuta anche quando si debbono confezionare i post che vanno sotto la rubrica “Filosofia dell’anima”, ma che soprattutto provvede una fonte di insegnamento davvero unica.

Se a posteriori dovessi dire cosa mi hanno insegnato tutte quelle interazioni, non avrei dubbio nel dire: l’ammirazione per i pochi, pochissimi, e il disprezzo per i tanti. Ma è pur vero che ho standard etici molto elevati che mi sono stati insegnati con l’esempio da quelle poche persone che ammiro, soprattutto da quelle che ho conosciuto personalmente da tutta una vita. Non vi è nulla come l’esempio etico che riesca a piegare a piacimento uno spirito come il mio perché l’etica comanda rispetto in automatico alla mia anima, il resto sono solo quisquilie, bazzecole, pinzillacchere, direbbe l’Immenso.

Sull’etica, la deontologia che fa vivere il giornalismo italiano non avrei mai scommesso un centesimo bucato e non a caso questo sito è pieno all’inverosimile di critiche a quel giornalismo e ai suoi artefici. Del resto, quello che scrivo nelle mie critiche non è nulla di diverso da ciò che raccontano da sempre i “report” delle più credibili associazioni internazionali sulla libertà di Stampa, le quali sanno bene come funzionano le cose nella Repubblica degli editori impuri. Ma vero è che fino a qualche settimana fa un’eccezione critica l’avrei fatta e quella eccezione avrebbe riguardato il giornalista Marco Travaglio, attuale direttore della versione cartacea del giornale italiano “Il Fatto Quotidiano”.

Non nego che quando scrivevo i miei post politici pre-elezioni del 4 marzo 2018 avevo già notato un forte senso per la sponda “sinistrica” da parte di questa pubblicazione editoriale, ma naturalmente avevo ritenuto che tale predilezione riguardasse una sorta di sinistra ideale, d’antan, al limite sulla scia del partito Liberi e Uguali recentemente creato da Bersani, Grasso e compagnia. Certamente non mi sarebbe mai passato per l’anticamera del cervello che quel “senso” per la sinistra (o pseudo-sale) riguardasse anche il PDR, ovvero il partito nato dalla fine del PD e attualmente abitato da tutti gli avvoltoi renzisti che a suo tempo sostennero il duce di Rignano nella sua scalata al potere, relegando il popolo italiano a scendiletto delle velleità di costui. Men che meno avrei potuto immaginare che un giornalista del calibro di Marco Travaglio, in virtù di quello che sembrerebbe essere il suo conto aperto con il berlusconismo, sarebbe arrivato, almeno secondo me, fino al punto di prostituire mediaticamente e politicamente il suo giornale, la sua etica mediatica, le fatiche di una vita, al renzismo e ai suddetti avvoltoi renzisti che lo hanno deriso, offeso, umiliato in cinque anni tremendi per il Sistema Italia e per il nostro scalcinato sistema mediatico.

L’espressione è forse un po’ forte, ma purtroppo, dopo settimane e settimane di poster giganti de Il Fatto Quotidiano tesi a indottrinare il giovane Di Maio e gli adepti più incapaci di pensare con la loro testa, verso quella che sarebbe la bontà di un patto PDR-CinqueStelle, questa è la mia impressione: Marco Travaglio ha prostituito la sua etica mediatica per ottenerne una qualche convenienza politica che nello specifico fa equazione con l’esclusione del berlusconismo dalla formazione del nuovo governo. Purtroppo, anche se questa è in sé una battaglia da ammirare, lo è meno quella dell’innalzare gli avvoltoi renzisti a salvatori della Patria pur di ottenere il risultato…

Vergogne d’Italia! Sì, questo è tutto ciò che mi viene da dire davanti ad uno status-quo mediatico che mi ha colpito come mai nulla prima, soprattutto in virtù dell sua carica civilmente diseducativa senza uguali. Mi ha colpito la fiducia tradita ma soprattutto la coscienza di quanto sia tenue il senso per l’etica politica e mediatica nel nostro Paese; mi ha colpito scoprire come non ci siano santi a cui appellarsi, come tutto sia in vendita, finanche cinque anni di onorevole battaglia politica, condita con articoli brillanti, intessuti di gemme retoriche preziose come quelle prodotte da Marco Travaglio in quello stesso periodo.

Ma, purtroppo, per me – per Travaglio penso sarà meno importante, a giudicare da ciò che sta producendo in questi giorni – non c’è perla brillante che possa compensare la mancanza di etica, mentre l’etica nel mio immaginario privato somiglia a un bellissimo uccello colorato, coloratissimo, elegante, elegantissimo e fatto del più fine dei cristalli… nell’eventualità improbabile che dovesse cadere mentre compie i suoi mille voli ideali e dunque sfracellarsi a terra, non ci sarebbe artigiano ispirato capace di restituirgli l’antica bellezza.

Proprio così, in definitiva credo che questo sia anche ciò che è accaduto rispetto alla mia personale infatuazione giornalistica con il professionista Marco Travaglio che da ora in poi per quanto mi riguarda sarà un altro bravino come tanti, mentre per il giornalismo d’altra tempra a noi italici non ci resta che fare come fecero Vladimiro ed Estragone: aspettiamo Godot!

Advertisements