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Diario dai giorni del golpe bianco – Caduta di stile e perdita di ogni credibilità: se il giornale di Travaglio confeziona poster incensanti gli avvoltoi renzisti che plaudivano il ducetto mentre criticava IL FATTO QUOTIDIANO….

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

domenica-8-aprile-2018-203x30015 Dicembre 2015

Il giornale di Travaglio sarebbe stato fatto oggetto di derisione e di aggressione nella Leopolda, terra di uomini. Evidentemente la critica punge. Evidentemente il renzismo non è riuscito a fare il lavaggio del cervello a tutti e questo deve procurare un qualche dispiacere. In realtà mai come ora è stato necessario il senso di una critica graffiante nel nostro paese. Il senso di una critica capace di opporsi a questa sorta di dittatura grottesca che viviamo, incensata da una casta determinata a tutto pur di non morire. Scandalizza inoltre il teatrino messo in piedi, in queste ore, dal partito del Premier a difesa della ministra Maria Elena Boschi coinvolta in un gigantesco conflitto di interessi di tipo familistico nel Caso Banca Etruria[1], nonché a difesa del Premier stesso e del ministro delle finanze Padoan, dato che insieme alla Boschi, si dovrebbero dimettere anche loro, soprattutto loro. Proviamo a immaginare cosa sarebbe successo se questo governo fosse stato un governo di tipo berlusconiano, e al posto della Boschi ci fosse stato un grazioso figlio ministro di un conoscente berlusconiano, per inciso un grazioso figlio ministro che fosse pure un membro del potente Giglio Magico che governa la nazione da oltre un anno? Cosa sarebbe successo? Sarebbe venuto giù il mondo. E se a questo si fosse aggiunto il non secondario elemento che per la prima volta in Italia ci hanno rimesso gli obbligazionisti…. si sarebbe arrivati alla rivolta civile, forse persino di tipo terroristico armato. In ultimo, considero un’onta alla mia intelligenza gli innumerevoli occhielli del Corsera e degli altri giornali di lotta di governo, tesi a insinuare l’idea che non avendo il ministro Boschi guadagnato un solo euro da questa vicenda non si dovrebbe dimettere: un poco come se il peccato di insider trading di un trader navigato fosse cancellato solo perché non ha fatto in tempo a svendere le azioni in caduta libera.

Di contro, solo quando tutti i responsabili, anche politici, del funesto stato delle cose, si saranno dimessi, solo allora si potrà dire che giustizia è stata fatta nei confronti di quei risparmiatori. E degli altri che verranno, dato che ci sarebbero in giro circa 60 miliardi di obbligazioni subordinate in attesa di diventare la nostra spada di Damocle, quella definitiva.

[1] La Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio S.C., o brevemente Banca Etruria, è stata una banca popolare dal forte presidio territoriale nel Centro Italia, con sede a Arezzo e con una base azionaria di oltre 62.000 soci. Con decreto del 22 novembre 2015, è stata posta in liquidazione coatta amministrativa, insieme a altre tre banche della stessa dimensione medio-piccola.

Tratto da “Diario dai giorni del golpe bianco”

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