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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8º. Breaking News

Giornalismo italiano, l’età del declino e della mancanza di credibilità (2) – Dal tristissimo caso “Il Fatto Quotidiano” ad etica alternata e pro-inciucio m5S-renzismo alle “Speranze d’Italia” e di Ernesto Galli della Loggia.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

downloadCredo che ciò che fa più male nello scoprire che “Il Fatto Quotidiano” era solo un altro giornale italiano qualunque, sia stata la speranza andata delusa. La speranza che almeno tra le pagine del quotidiano di Travaglio, una pubblicazione edita in un Paese considerato “partly free” da tutte le organizzazioni internazionali più serie che si occupano di libertà di stampa nel mondo, ci si potesse appigliare a un qualcosa di diverso. Per esempio, si potesse fare affidamento sul necessario e indispensabile “detachment” che ogni organo di informazione moderno e serio dovrebbe avere dalle dinamiche tracciate dalla politica attiva, la quale dovrebbe essere invece oggetto della sua critica.

Intendiamoci, Il Fatto Quotidiano sarà sempre un ottimo giornale quando si tratterà di verificare le sordide storie della cronaca giudiziaria italiana e Marco Travaglio sarà sempre un giornalista in gamba, ma resta il fatto che qualcosa nell’incantesimo, almeno per quanto mi riguarda, si è rotto per sempre e non si riaggiusterà mai più. Scoprire che codesto quotidiano non era altro che una “dependance” ideologica delle “Repubblica” berluscalfariana, laddove l’etica politica si valuta in base alle convenienze di business dell’editore di riferimento, non può fare piacere a nessuno, sicuramente non fa piacere a me. Di recente si è sfiorato anche il ridicolo, laddove abbiamo dovuto ascoltare sia Travaglio che il prode adepto Scanzi predicare, in diverse trasmissioni televisive, che i pentastellati dovrebbero fare un accordo governativo con un PD(R) derenzizzato, insomma, un poco come se un medico ordinasse al paziente di mangiare una mela al giorno ma… mi raccomando senza la polpa!

Sottolineare troppo che il PDR di oggi è solo una mera espressione del renzismo che fu, dato che tutte le candidature le decise il duce di Rignano in solitudine, in un “faticoso esercizio” pseudo-politico che per sua stessa ammissione lo sfiancò, sarebbe offendere l’intelligenza dei giornalisti de “Il fatto” e quindi meglio muovere oltre. Non si può invece fare a meno di rimarcare la “leggerezza” deontologica con cui codesti “professionisti” sembrano avere già dimenticato cosa sia stato il renzismo e quanto danno abbia procurato all’Italia negli ultimi cinque anni in termini di immagine e di costi. L’impressione che si ha è quasi che Travaglio, nella sua personale battaglia contro il berlusconismo, abbia deciso che c’è “male” e “male” e si sia proposto quale giudice “imparziale” di questi meccanismi etici o pseudo-tali, in pieno stile “repubblichino”, appunto.

Diversamente da Travaglio io penso invece che tra berlusconismo e renzismo non ci sia alcuna differenza se non il fatto che almeno il primo “ismo” era stato sostenuto dagli elettori italiani due decadi fa; diversamente da Travaglio io penso che la cattiva politica, l’arrivismo scaltro, i conflitti d’interesse non abbiano segno partitico ma che siano malattie civili da evitarsi come la peste, sempre! Inoltre, così come non dovrebbero andare in prescrizione i reati di ordinaria corruttela, non dovrebbero andare in prescrizione i “reati politici”, per esempio i tanti “reati politici” di cui si è macchiato il renzismo in cinque anni indimenticabili e infami come pochi altri nella nostra Storia.

Scoprire infine che questa “immonda” campagna del giornale di Travaglio sta in dato modo condizionando le scelte politiche di Luigi Di Maio mi ripugna e mi offende nell’anima, soprattutto se ripenso al sostegno dato da questo sito alla causa pentastellata. La mia speranza è che il “garante” del M5S, che ha sempre mostrato una data saggezza, stia tenendo d’occhio queste perniciose dinamiche e faccia di tutto per evitare al Movimento una simile alleanza infame che distruggerebbe la sua reputazione per sempre, e a un tempo si stia tenendo Alessandro Di Battista bello pronto ai blocchi di partenza quando sarà necessario un auspicabile cambio di leadership nel M5S.

Sì, fa proprio male scoprire, una volta di più, che questo è la vera sostanza del nostro giornalismo, mentre più il tempo passa più non si riesce a frenare il crescere in noi di un sentimento di profondo disprezzo intellettuale. In tutta onestà questo sentimento di “profondo disprezzo intellettuale” io l’ho provato anche ieri sera guardando “Otto e mezzo” (La7), e dovendo ascoltare il tal giornalista Ernesto Galli Della Loggia che esortava il duce di Rignano a scendere “dall’Aventino” onde riportare il PDR agli antichi fasti… per inciso, quelli che lui stesso aveva distrutto. Ma si può? Il colmo è che codesto notista, opinionista, si presentava a pubblicizzare il suo ultimo tomo “Speranze d’Italia – Illusioni e realtà nella storia dell’Italia unita” (Il Mulino). Domanda: perché dovremmo acquistare una tale opera? Per leggere nella stessa le madornali sciocchezze cogitative ed epidermiche che abbiamo sentito direttamente dalla bocca dell’autore? Ma prima mi compro l’opera omnia di una formica che nel suo piccolo s’incazza, non ho dubbi che conterrebbe maggiori perle dialettiche di quante potrebbe mai produrne il barbuto e analogico Ernesto Galli della Loggia! O dell’età del declino e della mancanza di credibilità del giornalismo italiano, appunto!

Rina Brundu

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