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Giornalismo italiano, l’età del declino e della mancanza di credibilità (1) – Giovanni Floris e la svalutazione del termine “filosofo” per piaggeria verso il Berluscalfari, l’antifilosofo per eccellenza.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

bruno

L'immenso Giordano Bruno che pagò con la vita la sua diversa visione del mondo...

“Si fanno alchimie…. ipotesi governative… dimenticando che un governo c’è. Se fossi al posto di Di Maio io direi: “Ottima idea il governo Gentiloni, noi aderiamo subito!"... Se dovessi scommettere sul nome del prossimo Presidente del Consiglio scommetterei sul nome di Gentiloni” così, o più o meno così, ha parlato questa sera Eugenio Scalfari, fondatore di “Repubblica”, ospite di Giovanni Floris a “DiMartedì” (La7).

Difficile commentare simili esternazioni anche se le avesse fatte l’ultimo arrotino all’angolo, ma se a farle è un “venerato maestro” (“maestro” per alcuni, per lo più per Scanzi, Calabresi e Floris), del giornalismo italiano non si può che restare senza parole. Si resta ammutoliti davanti alla leggerezza cogitativa, alla strafottenza con cui si irride il voto di una intera nazione, davanti all’incapacità di comprendere l’obsolescenza di dati metodi di fare politica… si resta basiti davanti alla sfrontatezza oratoria con cui si incensa alle supposte glorie di un governo avatar, trombato dagli italiani, già figlio delle voglie e delle velleità di potenza, mai neppure troppo nascoste, di quel ducetto di Rignano, al secolo Matteo Renzi, che è stato senz’altro una delle maggiori sciagure politiche e sociali che abbiano afflitto il Sistema-Italia nel dopoguerra.

Ma in realtà non è delle “elucubrazioni” e delle “esternazioni” dell’Eugenio Scalfari in età di cui voglio discutere, quanto piuttosto della piaggeria con cui l’ha nuovamente trattato questa sera Giovanni Floris. Come ho scritto più volte io ho un’ottima opinione del giornalista Giovanni Floris, che è senz’altro uno dei migliori professionisti italiani, ma vero è che anche costui, alla maniera del giovane e scaltro Scanzi, quando c’è da infiocchettare i discorsetti del Padre Fondatore di “Repubblica”, farli passare per oro colato quando al più si tratta di acqua di scolo, non è secondo a nessuno.

In questa occasione però Floris ha davvero esagerato col paraculismo, cioè ha “esagerato” quando ha dato del “filosofo” a Scalfari con una spregiudicatteza dialettica che davvero non fa onore né a lui né al collega investito da cotanto “onore”. Non so se Floris abbia letto i testi “filosofici” di Scalfari, inclusi i “carteggi” pseudo-filosofici con Papa Francesco (laddove il Papa ha senz’altro rivelato una vena cogitazionale migliore del suo compagno di merende scritturali), ma io sì, e dunque sfiderei il conduttore di “La7” a indicare uno per uno i passi tratti dall’opera omnia del fondatore di “Repubblica” che, secondo lui, gli farebbero meritare il titolo di filosofo. Per la verità lo sfiderei a trovarne anche solo uno di quei passi, perché posso garantire che tutto ciò che ho potuto verificare io in quei lavori è una epidemicità di pensiero che imbarazza l’anima.

Così come imbarazza l’anima il fatto che pur di riverire un signore scaltro che per mezzo secolo, in guisa di valvassore d’altri tempi, si è dedicato a fare politica in nome del suo feudatario di riferimento, facendo passare tale attività per attività intellettuale e giornalistica, si offendano senza ragione alcuna i grandi che hanno fatto la vera filosofia in forma di pensieri rivoluzionari, pregnanti, scomodi e sovente quei loro “pensieri scomodi” li hanno pagati con la vita. O dell’età del totale declino e della totale mancanza di credibilità del giornalismo italiano, appunto!

Rina Brundu

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