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Filosofia dell’anima – Ognuno si sceglie i suoi maestri. In morte del giudice Maretta Scoca e di un altro impiegato RAI

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

maretta.jpgOggi è morto il conduttore televisivo Fabrizio Frizzi. Il telegiornale ha appena detto che qualche parola di “commiato” la dirà anche il Presidente Mattarella. Sono rimasta perplessa: ma il Presidente in questi giorni politicamente inquieti non dovrebbe avere altro da fare? Peraltro Sergio Mattarella si è sempre distinto per uno stile low-profile che col passare del tempo si fa apprezzare, perché muoverne proprio ora? Non è per Frizzi, per carità, ma io resto convinta che il Presidente della Repubblica si debba occupare d’altro, al più di altri “eroi” della Patria, non di quelli nazional-popolari e vipparoli.

Fabrizio Frizzi sarà stato senz’altro un’ottima persona, un amorevole padre, un eccellente compagno e nessuno potrà togliere questi meriti alla sua anima aperta agli altri, simpatica; ma, diciamocelo francamente, artisticamente parlando Frizzi non era altro che uno dei molti impiegati che hanno trovato “spazio” in RAI in questa età in cui il servizio pubblico si è ridotto a fare da scendiletto al volere del rasetto di turno (opportunamente deposto dal popolo il 4 marzo scorso in spregio alla sua vanagloria), in questi anni in cui il servizio pubblico ha innalzato ai sommi altari televisivi lo spirito fiero del “servo encomio”, di fatto sputando senza vergogna sul concetto di genialità che per sua natura è irriverenza, e tutto ciò che non fa cattodem. Detto altrimenti nella RAI degli ultimi trent’anni ha abbondato solo la mediocrità, e questo imprescindibile tratto ha accomunato tutti, dai suoi Presidenti all’ultima ballerina di fila, con i “bravi” (non quelli di don Rodrigo, ma gli ottimi, i capaci) relegati chissà dove, forse nel bugigattolo con gli scopini: come avrebbe potuto Frizzi, anche volendolo, essere diversamente?

Certo è poi che tutti noi ci scegliamo i nostri maestri e ognuno è dunque libero di celebrare o dire “addio” a ciò che sente più vicino alla sua anima. Per esempio, tra le tante “anime” che se ne sono volate via oggi c’è anche quella del giudice Maretta Scoca, una giurista in gamba, un servitore dello Stato e una donna molto cosciente della sua femminilità. Questa signora, benché malata, negli ultimi anni della sua vita si è felicemente messa a disposizione del programma “Forum” (Canale 5), una trasmissione che guardo quando posso, almeno nelle parti che riguardano direttamente le diverse cause civili intentate. Tra le tante dibattute negli ultimi anni c’erano anche quelle presiedute da Maretta Scoca, appunto.

Del giudice Scoca ricordo l’estrema eleganza, un viso capace di grande mimica e dunque di produrre metasignificato ad ogni occasione propizia, un senso dell’umorismo notevole e quindi la straordinaria intelligenza di fondo. Maretta Scoca è stata insomma un esempio didattico importante per tante bambine, ragazze che vogliano fare una differenza nel loro futuro e vogliano farlo non dimenticando mai anche di essere donne. Anche per questo la ricordiamo qui su Rosebud che, come si sa, è un sito “controcorrente”, e nel rendere questo dovuto e diverso omaggio, che è pure un “commiato” nella giornata degli altri “commiati” anche presidenziali, credo lo abbia dimostrato una volta di più, alla grande!

Rina Brundu

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