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Viva Trump! Tanto hanno fatto che ora ce l’hanno reso davvero simpatico. E sugli infaticabili Mentana, Soro e compagnia a proposito del patetico caso Facebook!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

 

trumpIl supposto Caso Facebook è senz’altro una delle più grosse balle spaziali ordite dalla “letteratura” e dal “giornalismo” liberal americano negli ultimi anni, e naturalmente prontamente ripresa dai colleghi al di qua dell’Atlantico. Stiamo parlando di un caso che nella sua pericolosità (vedi le ripercussioni orchestrate in Borsa), e nella sua natura prettamente artificiosa ci offende quasi nell’intelligenza. Ci offende quando, scoglionati completamente, non cominciamo a riderne. Un paio di giorni fa, per esempio, mentre ascoltavo per quei tre o quattro minuti canonici (di più non riesco), Enrico Mentana che si affaticava a raccontarci di queste supposte e incredibili trame trumpiane, a un certo punto ho cominciato a ridere di gusto. Pensare che per far zittire completamente il conduttore sarebbe bastato un solo telespettatore neppure troppo smartypants, presente là in studio e messo nelle condizioni di fare queste due semplici domande: 1) Gentile Mentana può definire in che maniera esatta questa collezione di dati (peraltro tutti collezionano dati oggigiorno, possibile che sia stato solo Trump ad approfittarne?) avrebbe influito sull’elezione di Trump e sulla Brexit? 2) Gentile Mentana, ma se lei vede una pubblicità su Facebook che le dice di votare Trump (più o meno sublimininalmente), lei lo vota? E se lei lo non lo vota, perché non si ritiene un tal coglione, cosa le dà diritto di pensare che coglioni lo siano gli altri?

Vabbè, nella terra del giornalismo analogico, laddove finanche i garanti alla Soro si scomodano davanti a codeste storielle digitali patetiche, si ride per non piangere… già detto, del resto non possiamo fare di più. Certo però che, dopo il quasi accordo per un prossimo vertice tra Trump e Kim, stupisce davvero l’offensiva liberal contro il Presidente in carica (inclusa la pronta ammissione di colpevolezza di Zuckerberg, il quale lungi dall’averci perso economicamente, è pure noto per le mire sulla Casa Bianca in quota dem). Dopo avere messo velocemente e accortamente nel cassetto tutto il marcio venuto fuori a carico dei Clinton durante la battaglia presidenziale, dopo avere messo nel dimenticatoio il caso Weinstein che stava facendo tremare molti apparati “amici”, annientare Trump politicamente sembra essere diventato l’osceno target della sua potentissima casta mediatica avversaria, specie dopo che un eventuale accordo con Kim sul nucleare, permetterebbe al Presidente di incassare un altro risultato straordinario (dopo quello della ripresa economica).

Insomma, tanto hanno detto, fatto e stanno facendo che davvero stanno riuscendo nell’incredibile intento di trasformare un Presidente neppure troppo simpatico o carismatico, in un vero e proprio eroe di noi tutti. Da questo punto di vista, l’aspetto che più mi colpisce è come gli americani che lo hanno votato abbiano di fatto capito quale pericolosissimo cancro si stava opponendo a lui, ma soprattutto infettava la loro società da anni: chapeau! Tutto questo a maggior dimostrazione di come la società sia cambiata, di come il popolo adesso sia davvero sovrano, e se ne sbatta ampiamente le palle della “mediazione” analogica  e anche un po’ ignorantella del giornalismo d’antan: i casi Trump, Brexit, M5S in Italia e tanti altri ce lo insegnano!

Viva Trump dunque, nell’attesa di vederlo riconfermato nel Presidente che ci libererà da tutta questa merda radical-chic, pseudo-letteraria, pseudo-informata, ma sicuramente ba**ona, inconcludente e prona a campare sul lavoro altrui per elezione e mala formazione!

Rina Brundu

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