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IL LUCUMONE ETRUSCO. Le cariche e l’etimologia

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

  lucumoneuno studio di Massimo Pittau.

Lucumones «re» (plur.), glossa latino-etrusca (TLE 843; ThLE¹ 416). Il noto commentatore di Virgilio, Servio, ha scritto testualmente lucumones qui sunt reges lingua Tuscorum (Aen. II, 278); nam Tuscia duodecim lucumones habuit, id est reges (Aen. VIII, 475).

Da queste chiare testimonianze di Servio si deduce che: I) lucumones significava reges «re»; II) I lucumoni erano a capo delle dodici leghe o federazioni degli Etruschi. Queste si riunivano annualmente nel tempio della dea Northia, presso Orvieto (Livio, VII 3,7), anche per infiggere i clavi annales, quelli che indicavano il trascorrere degli anni dall’inizio dell’arrivo degli Etruschi dalla Lidia in Italia, probabilmente il 698 avanti Cristo.

È noto che, secondo la tradizione, all’inizio la città di Roma fu retta dai noti sette re, secondo i seguenti ordine e data:

Romulus (753-716 a.C.); Numa Pompilius (715-673 a.C.).

Tullus Hostilius (673-641 a.C.) (già prospettato come di origine etrusca); Ancus Martius (640-616 a.C.) (di etnia sabina); Tarquinius Priscus (616-579 a.C.) (di etnia etrusca); Servius Tullius (578-535 a.C.) (di etnia etrusca); Tarquinius Superbus (535-509 a.C.) (di etnia etrusca).

Con la cacciata da Roma di questa dinastia di origine in larga prevalenza etrusca, finisce in maniera definitiva il regime monarchico dei lucumoni a Roma ed a questi restano solamente cariche nominali e religiose, quali appunto quella che abbiamo visto che si espletava annualmente nel tempio della dea Northia.

Esisteva inoltre il Rex sacrorum «re delle funzioni sacre» o il Rex sacrificus o sacrificulus «re che effettuava i sacrifici».

Si deve considerare che, siccome l’alternanza delle sillaba iniziale LUX/LAUX è frequente in etrusco (cfr. ACLNEI, AUCLINEI; AFLE AUFLE; LLE norma 1) e siccome è frequente la conversione degli appellativi con gli antroponimi e coi toponimi, risultano molte le varianti dell’appellativo che ci sono state conservate:

LUCUMU «lucumone» (sing.) (ET, AH 1.11) ACILU LUCUMU «Acilio lucumone».

LUXUMNI «Laucumnio» gentilizio masch.

LAUXME, LAUXMSNI «Laucumnio»; LAUXMES, LAUXUMES, LUXUMES «di Laucumnio»; LAUXMSNEI, LAUXUMSNEI «Laucumnia»; LAUXUMAL, LAUXUMNIAL, LAUXUMSNAL «di Laucumnia»; LAUXUMESA, LAUXMS[N]ALISA «quello (figlio-a) di Laucumnia»; LAUXUMNETI (LAUXUMNE-TI) (Liber linteus, IX 33) «nella reggia (lucumonia)» oppure «nella (durante la) lucumonia» (LEGL).

Tutto ciò premesso, sono dell’avviso che è possibile prospettare l’origine e il significato, cioè l’etimologia dell’appellativo lucumone in virtù dei tre seguenti vocaboli etruschi:

LUCAIRCE (SPURE-M LUCAIR-CE) (sostantivo con congiunzione enclitica e preterito debole) probabilmente «e servì la città (di Tarquinia) da lucumone», da confrontare con LUCUMU «lucumone» (non “comandò o resse”, dato che l’iscrizione è di epoca recente e il lucumone ormai aveva solo incarichi religiosi) (TLE 131 rec; ET, Ta 1.17, epitaffio di Laris Pulenas; corrige GTLE 168, 170).

LUVXUMESAL, LUVXMSAL probabilmente «della lucumonia». (ThLE² 247; su aequipondium «peso di bronzo», marchio impresso a titolo di garanzia).

LUVCTI probabilmente LUVC-TI «nel luogo, nel loculo» (in locativo), da confrontare col lat. locus, finora di origine ignota (DELL, Etim). (ET, Ta 1.219 – 3/2; su cippo di tufo) LUVCTI VELA S(EΘRES) L(UPU) A(VILS) IIII «nel loculo (c’è) Velia (figlia di) S(etre) morta a 4 anni».

Orbene, premesso che lucumones richiama il raro aggettivo lat. ‘munis,-e’ «che svolge una carica o un incarico» (DELL), mi sembra che sia lecito, con buona probabilità, dedurre dai tre citati vocaboli etruschi, che ‘lucumone’ in origine significasse “che ha la carica di tenere il luogo”, che ha la carica di tenere il potere”.

 

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