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Riflessioni sul Quarto Potere (24) – Non abbiamo più rispetto per nessuno di loro, manco uno! Sulla morte dell’intellettualismo informato in Italia (ci è rimasta la posa!): salviamo il panda Vito Mancuso!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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I modelli familiari incensati dagli intellettuali contemporanei italiani, dai Mieli ai Serra, sic!

L’ho scritto in più di una occasione: c’è un solo merito che dobbiamo davvero attribuire al renzismo, ovvero l’averci fatto comprendere, toccare con mano, il livello straordinario di emergenza democratica e informazionale che viveva l’italietta post-mani pulite. Adesso non ci resta che riportare, nero su bianco, che davvero non abbiamo più nessun rispetto per la pletora di scribacchini, pseudo-intellettuali, pseudo-giornalisti, pseudo-scrittori che abbondano nelle redazioni dei giornali italiani o delle televisioni italiane e il cui acume, la cui capacità di cogitazione informata fa equazione con il nulla cosmico quando questo è davvero tale (raramente).

Pochi giorni fa, facendo il solito zapping impazzito tra i canali italiani nella vana speranza di trovare qualcosa che non annoiasse o non offendesse il neurone rincoglionito, mi sono imbattuta in un signore che lamentava come né il PD né il M5S avessero partorito intellettuali degni di questo nome! Ho cambiato subito stazione! Sono queste banalità e ovvietà, infatti, che mi fanno incazzare più di tutto il resto. Intanto non mi riusciva di capire come chiunque con un po’ di sale in zucca potesse anche solo accostare il PD al M5S mentre dirimeva di questi argomenti, e poi come costui non riuscisse a catturare il tratto ossimorico nell’espressione intellettualismo-italiano, soprattutto nell’Italia renzista della pseudo rivoluzione digitale.

La questione diventa infatti più pregnante quando si guarda all’età contemporanea laddove, non importa il partito di riferimento (se vogliamo ragionare con i miseri criteri del signore di cui sopra), l’Italia intellettuale non esiste più. Come può esistere una classe intellettuale se quella non conosce il suo tempo? Se non sa nulla delle dinamiche più veloci che quel tempo lo fanno vivere? Gli aspetti che più mi colpiscono quando leggo scritti di supposti intellettuali-italiani che vorrebbero raccontare questi anni caratterizzati da un forte sviluppo tecnico-informatico è il forte imprint analogico del loro scrivere, la totale ignoranza di questi signori che brancolano nel buio quando si tratta di cogitare sulle necessità educazionali, didattiche, informative di una età per dati versi mirabile.

Al più ti raccontano l’ovvio, proprio come ha fatto brillantemente notare il Maurizio Crozza che imita il giornalista Beppe Severgnini. Proprio così, l’ovvio imperat nelle redazioni italiane, così come la disinformazione digitale e la coscienza stessa di cosa voglia dire intellettualità (che non si misura in base al partito di appartenenza dato che l’anima non ha tessere di partito). Ma per dirla tutta imperat anche una certa ignoranza tout-court, laddove quando vogliono dirsi intellettuali d’avanguardia e scomodi al massimo leggono Micromega, mentre tutto ciò che è rimasta è la posa…

Per esempio la posa che mostrava ieri, urbi et orbi, il Paolo Mieli intervistato dalla Gruber, il quale citava il Michele Serra renzista a testimonianza delle potenti interazioni cogitazionali che può vantare: ma si può? Ma va, va, va… fortuna che Umberto Eco è morto, sarebbe stato davvero triste vederlo rotolarsi in questa melma! E salviamo il panda Vito Mancuso perchè per lui, ritengo, c’è ancora speranza…

Rina Brundu

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