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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Sul Renzi bardato per il tennis, metafora plastica della fatuità del renzismo. E ancora sul “lutto” di La7 per la fine di un’era.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Verissimo, queste calzette trendy e gambette bianche bianche appartengono al nostro ex Premier… sexyssime…

Diciamocelo francamente, ci sono persone che piangeranno a lungo la fine del renzismo. No, non sto parlando delle algide Boschi, dei Lotti e dei beneficiati a vario titolo, sto parlando piuttosto della Stampa italiana, soprattutto dei giornalisti renzisti di La7. Mi concentro su La7 perché sono anni che non guardo programmi politici in Rai e Mediaset, non ho più il gusto per simili spettacoli di cabaret d’antan e mi annoiano.

Nelle redazioni di La7, almeno a giudicare dalle loro imprese di questi giorni, gli uomini  e le donne più colpiti dalla recente “scomparsa” sono senz’altro Enrico Mentana, Alessandra Sardoni e il conduttore di “Piazzapulita” Corrado Formigli. Cosa dire a queste persone? Di farsi forza, la vita è piena di momenti difficili, per tutti, e ognuno ha la sua croce. Di fatto anche la croce che dobbiamo portare noi telespettatori non è indifferente. Per esempio, ier sera, mentre guardavamo la Gruber abbiamo dovuto sorbirci lo spot per il programma politico che sarebbe seguito, il “Piazzapulita” di Formigli”, il quale programma, tra le sue tante “perle”, avrebbe mostrato un servizietto sul Renzi trombato ma vestito di tutto punto per il tennis: che male abbiamo fatto per meritarci tanto?

Tuttavia, col senno di poi, è indubbio che bisogna essere riconoscenti per quel “promo”, da un lato ci ha dato l’opportunità di cambiare subito canale, dall’altro ci ha offerto uno spettacolo che sarà arduo dimenticare nella capacità significazionale di cui si faceva forte. Anche io, che ritengo di averli visti e analizzati tutti, ma proprio tutti, i momenti più ridicoli del renzismo, debbo ammettere che un simile “spettacolo” non lo avevo mai visto prima. C’era infatti, in questo Matteo Renzi bardato di tutto punto, come fosse il più perfetto dei boyscout, con il suo zainone sulle spalle, le calzette trendy e le gambette bianche-bianche una carica connotativa socio-pedagocia non indifferente.

A momenti non riuscivo a credere ai miei occhi: non riuscivo a credere che il Formigli a lutto fosse stato capace – forse, suo malgrado – di regalarci una immagine così plastica di cosa sia stato il renzismo, della sua vacuità, della sua fatuità, della sua futulità. E, all-along, mi tornava alla mente Berlinguer, o altri profili personali di uomini e di donne della politica che avevano inteso quest’ultima in maniera certamente diversa da come l’ha intesa Matteo Renzi. A questo punto della fiera bisogna dirlo e gridarlo forte: il maggior responsabile del renzismo non è Matteo Renzi, ma tutti coloro che, pur conoscendolo bene, pur conoscendo bene gli short-comings di questo ragazzotto toscano arrivista e anelante, evidentemente viziato, evidentemente cresciuto nella bambagia, evidentemente mancante di una formazione forte e valida per occuparsi di date tematiche, per occuparsi delle necessità di un Paese malmesso come il nostro, per occuparsi di cose di “sinistra”, hanno tuttavia permesso a Renzi di fare ciò che ha fatto!

Vergogna e onta su tutte queste persone, vergogna e onta su una intera nazione!

Rina Brundu

 

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