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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – “C’è posta per te” di Maria De Filippi apologia del trash mediatico che ci offende dentro. Sul perché la De Filippi non sarà mai l’Oprah italiana!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Adesso non ricordo bene come andò, ma ricordo che, sabato scorso, dopo avere visto buona parte dell’ultima puntata del programma “C’è posta per te” (Canale 5) di Maria De Filippi, a un certo punto mi sono indignata così tanto che ho dovuto cambiare canale. Mentalmente mi dissi che avrei pure scritto qualche nota critica per Rosebud ma poi – mercé l’influenza – me ne dimenticai. Questo pomeriggio però mi sono imbattuta in un pezzo scritto per L’Espresso da Beatrice Dondi e titolato “L’ultima frontiera di C’è posta per te: rendere show il volto della crisi” e subito la questione mi si è ripresentata davanti in tutta la sua nequizia. Confesso che lì per lì non sapevo cosa mi facesse girare di più le palle: il ricordo dell’orrenda televisione che avevo testimoniato pochi giorni prima o il ritrovarmi d’accordo con le tesi espresse dal quotidiano renzista diretto da Marco Damilano. Lo ammetto: il sospetto che il secondo elemento mi faccia incazzare di più mi coglie anche adesso ma per gli scopi di questo post farò finta che così non sia e tenterò di concentrarmi sulla deriva barbara che sta prendendo da qualche tempo il defilippismo.

D’accordo, la prima domanda che mi dovrebbe essere fatta da un qualunque lettore di Rosebud dovrebbe essere: ma come cazzo trascorri i tuoi sabato sera? Guardando la De Filippi? Non ti vergogni? Certo, un po’ di vergogna la provo, tuttavia esiste una ragione valida per cui ho sempre guardato quel programma: io amo le storie di vita delle persone comuni e, come ben si evince da Rosebud, cerco di riproporle in ogni modo e maniera. Non c’è, a mio avviso, storia di personaggio conosciuto che potrà mai competere con le mirabolanti avventure anonime che si compiono ogni giorno nei luoghi più impensati. Inoltre, a mio avviso, sono proprio codesti racconti di vita i veri capolavori che compongono la grande letteratura universale, quella che ci verrà concesso di leggere solo quando abiteremo gli altri “realms” esistenziali.

Naturalmente il defilippiano “C’è posta per te” – anche durante i suoi tempi migliori – non è mai stato il programma che avrei voluto vedere per esplorare quei temi, ma spogliandolo della tanta fuffa che lo riempiva (ovvero degli orrendi siparietti con Greggio e il suo compare, o delle infinite e quanto mai inutili e ridicole presenze vipparole), qualche volta si riusciva ad ascoltare una qualche storia mirabile e soprattutto… vera. Adesso, almeno secondo me, questo non è più possibile. L’impressione che si ha è che la pur in gamba moglie di Costanzo, stia sentendo il fiato sul collo delle presentatrici più giovani e sia determinata a sgombrare il campo con ogni mezzo, per la serie “la regina sono io e guai a chi si azzarda a pensarla altrimenti!”.

Sarà… resta il fatto che ci sono regine e regine, finanche tra le starlette televisive. Da questo punto di vista sarebbe persino irrispettoso fare il paragone tra la nostra Maria De Filippi e l’Oprah Winfrey d’oltreoceano. Quest’ultima, infatti, non sarà la santarella che i media liberal e sinistrici tentano di dipingere, tuttavia è pur vero che la Winfrey ha il senso per l’esperienza televisiva che tocca l’anima di milioni. Ne deriva che le storie di vita da lei raccontate non annoiano mai, si reinventano ad ogni occasione e non necessitano di tratti connotanti, sovente esasperati, urlati, gridati, per acquistare validità.. ma vivono al meglio del loro tratto denotativo, si spiegano in sé.

E Maria De Filippi? Ciò di cui mi stupisco maggiormente è che io continui a pensare questa scaltra signora come fosse una persona molto clever, molto smart, molto capace. Sto sbagliando naturalmente, mentre il professor Aldo Grasso è sempre stato nel giusto con le sue critiche feroci e senza sconti all’indirizzo del defilippismo. Riflettendoci con più attenzione sono giunta alla conclusione che ciò che mi dà più fastidio sia il fatto che la De Filippi avrebbe (almeno in teoria) una possibilità unica nel poter “leggere” dentro quelle infinite vite, e dalle stesse potrebbe ricavarne milioni di momenti televisivi (finanche didattici) che incatenerebbero lo spettatore al video.

Ma lei dice no, evidentemente l’Oprah mancata di casa nostra preferisce l’usato rituale mediatico e nazionalpopolare intinto in salsa moralistica sovente di infimo livello, prono alla lacrima o all’ira senza contenimento a seconda delle necessità, nonché corredato dalla presenza di starlette e starlettine che sono esempio plastico di tutto ciò che non fa filosofia dell’anima, di tutto ciò che essendo epidermide è destinato a sfaldarsi, a morire, a perdersi, a fare anticamera all’infinito tra le preziosissime raccolte della grande “letteratura” universale!

Rina Brundu

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ROSEBUD TV – LITERATURE: Goethe