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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Marchette editoriali dalle menti che hanno sostenuto il renzismo. Sul pistolotto fatto da Marco Damilano da Floris per promuovere il suo libro “Un atomo di verità: Aldo Moro e la fine della politica in Italia”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

download (3)In questa occasione non arriverò a sconsigliare completamente la lettura dell’ennesimo tomo prodotto dal giornalismo debenedettiano, ovvero il testo “Un atomo di verità: Aldo Moro e la fine della politica in Italia” (Feltrinelli) scritto dal direttore de L’Espresso Marco Damilano. La ragione per cui non lo sconsiglio è solamente perché il libro è anche un lavoro che racconta la nostra storia contemporanea, cioè racconta segmenti del nostro vivere come collettività che tutti dovremmo conoscere e imparare a leggere da prospettive di visione diverse. Inoltre, il nostro è un Paese ancora fortemente analogico, e non tutti, specie gli anziani, hanno la possibilità di informarsi in maniera interattiva su modello book-in-progress, dunque esiste sempre una larga fetta di popolazione che può essere senz’altro aiutata a “comprendere” meglio le cose da questa tipologia di lavori.

Tuttavia non è certamente un libro che consiglierei ai ragazzi o terrei nella mia biblioteca; non lo terrei a prescindere e sicuramente non dopo avere sentito il discorso promozionale che ha intessuto stasera il suo autore da Floris. A “DiMartedì” Damilano si è infatti prodotto in una esaltazione della supposta capacità morale della politica di “n” decadi fa che, in virtù di tanto impeto, ha preso a giganteggiare nello studio rispetto all’intrinseco disvalore che caratterizzerebbe invece il fare politica moderno, almeno secondo Damilano.

Ma davvero? Peccato che un tale discorso venga dalla bocca dello studioso che, avendo studiato quegli anni prima di mettersi a scrivere, almeno lo speriamo, dovrebbe sapere bene cosa fosse la Politica in quel periodo storico; ovvero, dovrebbe sapere meglio di chiunque altro che fu proprio quel tipo di Politica che lui vorrebbe “nobile” che mandò Moro al patibolo come fosse l’ultimo dei furfanti, che fece proliferare la Mafia in Italia e dulcis in fundo settò le basi per il disastro economico che viviamo. O forse Damilano ritiene che questi sconquassi li abbiano procurati gli alieni venuti da Marte?

In ultimo non bisogna dimenticare che questo signore, questo giornalista, è anch’egli uno dei maggiori responsabili mediatici per i danni procurati dal renzismo in Italia, e che colui non abbia ancora né perso il pelo né perso il vizio lo si è visto pure quando ha tentato – peraltro in maniera retoricamente imbranata – di usare il supposto modello d’antan per una “Politica valida” di cui al secondo paragrafo per bacchettare i Cinque Stelle. Tale era la stizza che covava nel suo Essere che è arrivato finanche a dire qualcosa come: prendono milioni di voti ma poi non governano, non valgono nulla!

Ma si può! Ma voi andreste da un dentista che dimostri, nel suo campo, la “capacità” cogitativa che mostra Damilano nei suoi discorsi e quindi, immaginiamo, anche nel suo libro? Andreste da un qualsiasi altro professionista che, nel suo campo, mostri simili short-comings? Io direi proprio di no…. Naturalmente è pure vero che ormai nessuno compra più i giornaletti che produce il giornalismo italiano, ma le mani nei capelli abbiamo ancora il diritto di mettercele quando sentiamo date sconcezze simil-raziocinanti, o no? Anzi, più che di diritto si tratta di dovere e…. guai ai vint… pardon, guai ai calvi, there’s no doubt about that!

Rina Brundu

PS Mi scuso con Damilano qualora passasse di qui per il coraggio della mia verità… ma gli ricordo che potrebbe mandare una copia del suo lavoro al critico D’Orrico del “Corsera” che sulla critica testuale è senz’altro più di bocca buona di me… ricordiamo per tutti il voto di incoraggiamento dato da quel signore ad “Avanti” di Matteo Renzi. Da quel mirabile giorno, infatti, Marcel Achard non è più solo, ovvero siamo in due a vivere ossessionati dalla stessa arcana domanda: “D’Orrico recensì “Avanti” di Matteo Renzi”: perché?”, sic!

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