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Riflessioni sul Quarto Potere (23) – Sulla grande sconfitta mediatica e intellettuale dei media tradizionali alle scorse Elezioni Politiche e sui dubbi arcani di Travaglio…

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

balleIn tutta onestà, a posteriori non volevo neppure fermarmi a buttare giù qualche cogitazione svagata sull’argomento che andrò a trattare, poi ieri mi ha colpito la lettura di una frase attribuita a Marco Travaglio: “Ci avevano dato ad intendere che dopo il voto nulla sarebbe cambiato e invece è cambiato tutto”. Non mi è chiaro: ma cosa legge di norma il bravissimo Travaglio? Certo, se trascorreva le sue serate ad indottrinarsi tra le note interessate dei notisti del Corriere della Sera, o tra le rubriche di Michele Serra in quel di Repubblica, anche lui non avrebbe potuto fare altro che convincersi delle grandi “verità rivelate” con cui quei soloni analogici intendevano fare il lavaggio del cervello a chi li leggeva, ma se avesse seguito il trend dei tempi e avesse dato retta alla Rete, nonché alle cogitazioni dei migliori blogger e/o opinionisti digitali (che di norma non rispondono dei loro pensieri né a Berlusconi né a De Benedetti), anche il direttore de Il Fatto Quotidiano avrebbe saputo fin da subito che le cose stavano per cambiare: non c’è mai stato alcun dubbio su questo, mai!

Se debbo dire la mia, io piuttosto mi sono meravigliata sia del fatto che i pentastellati non abbiano raggiunto il 40%, sia, e soprattutto, dell’incredibile risultato ottenuto dal PD: siamo onesti, chi, tra coloro che hanno seguito la pseudo politica scaltramente intessuta dal renzismo negli ultimi 5 anni, avrebbe mai pensato ad un risultato così importante? Personalmente, mai e poi mai la sera del 3 avrei scommesso un solo centesimo bucato su un risultato di quel Partito che fosse superiore al 12%.  Riflettendoci con il senno di poi credo quel 32% ottenuto dai pentasellati si possa giustificare con il fatto che noi siamo un Paese “vecchio”, e dunque prima di poter svoltare completamente, in maniera pacifica come tutti preferiremo,  sarà purtroppo necessario che varie generazioni di noi passino a miglior vita, mentre il 18% ottenuto dal PD sia senz’altro imputabile alla struttura piramidale, nonché alla sostanziale capacità di penetrazione nel territorio che ha sempre avuto l’ex Partito di Gramsci. Anche qui, per sradicarla completamente tale erbaccia, servirebbe almeno almeno un altro annetto di renzismo.

Ma il tema di questo post non è il renzismo, almeno questa volta! Il tema è semmai il mirabile sputtanamento mediatico e intellettuale della classe giornalistica italiana che, se tutti quanti noi immaginavamo analogica, vecchia, snob, radical-chic, lontana dal mondo che cambia, non avevamo mai immaginato così impreparata, soprattutto così incapacitata a ragionare logico, a cogliere le macrodinamiche politiche e sociali in progress, ovvero mentre quelle si vanno delineando e prima che possano procurare danno alcuno alla comunità contro cui si riflettono. Da questo punto di vista l’unico esempio valido di giornalismo che abbia saputo azionarsi a priori – e per questo motivo l’ha pagata pure molto cara – è dato da quello straordinario inciso proposto da Ferruccio de Bortoli quando,  dalle pagine del Corriere, denunciava urbi et orbi, lo “stantio odore di massoneria” che secondo lui stava avvolgendo le attività del duce di Rignano e del suo famigerato Giglio Magico. Un caso fantastico, appunto, e raro, quanto mai raro, che comunque ha avuto il pregio di consegnare l’ex direttore alle pagine più nobili della nostra misera Storia giornalistica contemporanea.

Cosa dire di tutti gli altri suoi colleghi? Con esclusione del sempre grande Marco Travaglio, c’è ben poco da dire. Questo vale anche per quel “Fatto Quotidiano” che purtroppo, soprattutto tra le sue pagine online, pochi giorni prima delle elezioni, mostrava fieramente e con un dato orgoglio, in prima, la marchetta al tomo di Luciano Fontana, ovvero al tomo di quel direttore che, dopo avere preso il posto del bravo De Bortoli, ha trasformato il Corriere nella velina governativa e renzista per eccellenza, sebbene tanti altri giornali (da La Stampa a Repubblica, etc), in quello stesso periodo battagliavano da par loro per ottenere tale agognato titolo in quella deprecabile classifica.

Insomma, la sconfitta dei media tradizionali (della Rai renzista inclusa) è stata indiscutibile e tonante, mentre è ormai chiaro che da ora in poi le campagne elettorali si faranno in Rete; non ci sono dubbi su questo punto, e qualcuno informi Travaglio in modo che non si ritrovi così spaesato alla prossima occasione. A un tempo non ci sono dubbi che, a meno che tutti noi non si sia già passati a miglior vita (una opzione che personalmente preferirei, proprio come mi ripeto ogni qualvolta dalla Gruber vedo la folta chioma di Severgnini sbattere a destra e a manca, nonché proporre perle di sagggezza più valide di quelle che escono dalla sua bocca), ci sarà anche Rosebud. È fuori discussione, infatti, che in tutti questi mesi questo sito sia riuscito a “fare più politica” con il suo il mignolo, di quanta siano riusciti a farne tutti i deretani seduti alle scrivanie di Via Solferino in posizione evidentemente piegata per  leccare meglio la chiappa ma tutto sommato molto comfy.

Rina Brundu

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