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Filosofia dell’anima – Della felicità didattica di Lory del Santo

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Source Pinterest

Dentro quel box fatto di nulla che è il programma Mediaset di Barbara D’Urso, c’è stato un momento quest’oggi che mi ha quasi costretto a fermarmi ad ascoltare: è stato durante l’intervista alla Lory del Santo determinata questa volta a raccontare la vera storia tra lei ed Eric Clapton e quindi la tragedia della morte del loro figlioletto Conor. Per la verità la storia raccontata, inclusa la tragedia del piccolino, caduto da un grattacielo di New York, non era una storia diversa da molte altre, laddove l’unica differenza è il nome famoso del padre, ma ciò che mi ha colpito, che mi ha costretto ad ascoltare sono stati gli stralci di filosofia dell’anima proposti dalla madre, cioè momenti che hanno mostrato in lei uno spirito cosciente e molto capace oltre la stupidità epidermica che richiede il suo ruolo di starlette mediatica.

Lory del Santo, dopo un lungo calvario durato circa venti anni, ha ragionevolmente concluso che la morte fisica del figlio non deve necessariamente coincidere con la sua, di Lory, morte fisica, ma che ancora in questa sua vita, di Lory, c’è ancora tanto per cui vale la pena esistere. “Non si è mai troppo giovani per morire” disse una volta una persona risvegliandosi da un NDE (Esperienza di Premorte), riportando ciò che evidentemente gli/le era stato detto, in altri piani dell’esistenza, e io non riesco ad immaginare un dire più saggio di questo. “Non si è mai troppo giovani per morire” significa infatti tante cose: può significare che quegli spiriti che muoiono dopo alcuni anni di vita incarnata somiglino a quelle stelle giganti che nell’universo bruciano idrogeno a ritmi accelerati ed esplodono più velocemente, o che gli stessi non abbiano alcuna necessità di una lunga vita su questa terra, oppure che tramite la loro morte “giovane” dovevano provvedere un insegnamento a se stessi e agli altri che li circondavano, a tutti noi; sicuramente significa che il valore dell’esistenza che conduciamo non è direttamente dipendente dalla grande età.

Ne deriva che della Lory del Santo vista oggi si sono apprezzate molte cose, molti tratti caratteriali che forse proprio quella tragica vicenda vissuta ha contribuito a rendere più forti in lei. Si è apprezzato quando trattenendo le lacrime ha parlato della capacità dell’Essere di anestetizzare il dolore, quando ha detto di avere coscientemente scelto di ricordare solo i momenti belli, quando ha difeso il suo diritto di “vivere” oltre quella tragedia. Quest’ultimo in particolare è un insegnamento molto didattico in una terra come la nostra che ha fatto dell’ostentazione del dolore, per esempio durante i funerali, una sorta di nefasto marchio di fabbrica in date occasioni particolarmente vergognoso.

Lory del Santo oggi ha prodotto anche molte altre perle sicuramente valide ed è riuscita a farlo senza citare ovvietà superstiziose, nonché l’ovvietà del Conor, del suo bambino, che è comunque vivo sempre di lei. Dato che non lo ho detto lei, posso aggiungerlo io, posso assicurarle che il suo bambino non è andato perduto alla disattenzione di un momento di redde-rationem probabilmente inevitabile; in realtà noi non perdiamo mai nulla che appartiene veramente alla nostra anima e quelle parti di noi che vanno via prima vivono semplicemente nell’attesa di ricongiungersi a posteriori. Naturalmente in un luogo diverso, in un luogo che saprà pure spiegare ragionevolmente ogni perché e ogni percome in virtù delle imprescindibili necessità di logica e di ordine nell’universo.

Rina Brundu

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