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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Diario dai giorni del golpe bianco – Quando l’intrepido Giletti che oggi fa le pulci ai Cinque Stelle intervistava Renzi e ci faceva rimpiangere “Tribuna Politica”.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

massimo-giletti-217 Maggio 2015

Sarebbe da scusarsi qualsiasi spettatore che, vedendo l’odierna puntata de L’Arena (Rai1), corredata da ilare intervista a Matteo Renzi, avesse pensato ad un regalo dell’illustre ospite al conduttore, anche compagno di partite di pallone (almeno a sentire Massimo Giletti), in vista della chiusura stagionale. Sbagliato! Il regalo in realtà lo ha fatto Giletti a Renzi e per averne certezza bastava controllare il titolo a caratteri cubitali (accompagnato dal solito poster fotografico formato lenzuolo) comparso contestualmente all’intervista sul Corsera: Pensioni, Renzi in tv – Il 1 agosto rimborso di 500 euro per quattro milioni di italiani. Crepa d’invidia Grande Fratello orwelliano e i tuoi messaggi occulti e subliminali, oggi il renzismo fa tutto alla luce del sole e in maniera matematicamente trasparente: ospitata televisiva = appuntamento elettorale in arrivo, appuntamento elettorale in arrivo = balla spaziale mediatica immediatamente sparata senza vergogna e senza contenimento.

Non ci sarebbe stato niente di male nell’intervista, se questa fosse stata davvero tale e se ci fosse stato un qualche contradditorio. Ci si chiede insomma se Giletti abbia usato tutta la sua capacità di indignazione civile quando scagliò sul pavimento il libro di Mario Capanna, e se tutta quella passione mediatica fosse un bluff.

Perché il conduttore non ha fatto nessuna domanda pertinente al Presidente del Consiglio proprio nel giorno in cui la Francia – accodandosi all’Inghilterra nell’idea di rigettare le quote di migranti proposte dalla Mogherini – ha persino minacciato di bloccare Shengen?

Perché non lo ha pressato sugli impresentabili PD alle prossime regionali? Sul malessere civile che dilaga da Nord a Sud? Sui molti problemi che lamenta il mondo scolastico?

C’era un tempo una trasmissione di approfondimento politico RAI che si chiamava Tribuna Politica. Era di una pallosità unica e costringersi a guardarla era un poco come condannarsi a una salutare dieta a base di olio di ricino. Eppure, oggi, davanti alla pessima qualità del giornalismo politico proposto dal nostro servizio pubblico televisivo, non si può che riscoprirne i meriti: primo fra i tanti l’onestà deontologica e la determinazione a dare voce a tutti. Un esempio, insomma, da un passato tanto deprecato, rottamato ma che sembrerebbe avere ancora lezioni da insegnare, mentre a un tempo ci dà certezza che il peggio deve ancora arrivare.

Rina Brundu

 

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