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Oggi io mi schiero con l’Antonio Gramsci che nel 1917 diceva: “Odio gli indifferenti…. L’indifferenza è il peso morto della Storia”. Sul perchè ho riempito il background della mia bacheca Facebook con il logo pentastellato.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Sono uno spirito troppo “critico” per essere un attivista di un qualsiasi partito politico e, nel momento in cui scrivo, penso che io non farò mai politica attiva, preferendo conservare il mio più “raro” dono per la critica intellettuale feroce e senza sconti, a cominciare da quella contro me stessa. Ma oggi io sto con Gramsci, con quel Gramsci mio conterraneo che Togliatti voleva zittire prima e il duce di Rignano voleva seppellire poi, non sapendo, lo sciocco, che i miti non hanno tombe; sto con il Gramsci che odiava gli indifferenti, che li considerava il peso morto della Storia… Lo stesso vale per me che odio altrettanto i furbi, i leccaculo, i senzapalle, i meschini, i diffamatori, i mobbisti, gli indegni di paragonarsi a qualsiasi essere dotato anche di un solo neurone rincoglionito.

Non sono “feisbukica” l’ho detto mille volte, ma oggi ho voluto fare un piccolo gesto proprio per dare evidenza di dove stavo il 3 marzo 2018, nelle 24 ore precedenti il giorno in cui volevamo cambiare l’Italia. Io stavo qui con i ragazzi del movimento pentastellato e in qualche modo so che, qualsiasi siano le decisioni che prenderò in futuro, non mi pentirò mai di questa mia scelta… ma soprattutto io non sarò mai un peso morto nella Storia. Meglio la morte prima, anche dell’anima.

Rina Brundu

Ed ecco tutto il famoso “discorso” di Antonio Gramsci:

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

11 febbraio 1917

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