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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (108) – La riforma Rai. Sul perchè dovrebbe essere una delle priorità del governo Di Maio…. O quasi.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

1200px-Rai_-_Logo_2016.svgCon Luigi Di Maio come Premier, dovrebbe tornare anche il tempo in cui i cittadini si fanno domande e si interrogano liberamente sulle sorti di un’azienda, la Rai, che sovvenzionano ma che da almeno mezzo secolo è diventata feudo privato nelle mani di pochi politicanti al servizio di altri politicanti che si preoccupano solamente di fare i loro interessi. Licenziare tutta quella tremenda casta dirigenziale renzista che in questi ultimi quattro anni ha vilipeso, offeso, il popolo italiano (tra tutti ricordiamo lo schifo del programma “Che tempo che fa”, che arrivò ad essere finanche vietato a Di Maio), l’idea stessa di servizio pubblico, non è solo una necessità operativa ma è prima di tutto un dovere civile.

Tuttavia la Rai non dovrà essere rivoltata come un calzino solo in virtù del suo essere un mero altoparlante renzista e berlusconico (fortunatamente non viviamo più i tempi del popolo bue che prende le loro veline informative per oro colato, proprio come dimostreranno queste elezioni), ma soprattutto in virtù dei risultati che si potranno ottenere se si riuscirà finalmente a trasformare questa azienda in un sistema mediatico sano al servizio della diffusione dell’informazione libera e della cultura.

Curioso! Mentre scrivo mi sto rendendo conto che non riesco a credere affatto in questa possibilità di resurrezione etica e mediatica: che il tempo sia finito per la tanto disiata (in passato) cura Rai? Che sia ormai troppo tardi anche per azionare questo processo? Da persona che causa il renzismo – il quale aveva trasformato il servizio pubblico in tv a circuito chiuso destinata a monitorare la dependance uso vacanza – ha completamente depennato i programmi Rai (con l’unica eccezione dello sci-fi su  Rai 4) dal proprio palinsensto, debbo dire che non vedo ragioni per tornarci. Tornare a guardare la Rai perché? Per ammirare il furbo Fazio mentre si gode i nostri soldi e in cambio ci propone momenti degni di neuroni rincoglionìti e atrofizzati? O magari le prediche di Gramellini? Che dire poi delle tante sconcezze domenicali, messe e programmi esegetici a vario titolo, inclusi? O sarà che dobbiamo tornare sui nostri passi in virtù del dotto acculturamento che fornisce “Porta a Porta”?

Ma va va… Non saprei dire se, a titolo di mero interesse nazionale, serva tenere almeno un canale di questa azienda, certo è che prima la si vende, magari ai giapponesi, e la si fa funzionare come una azienda che sia davvero tale meglio sarà… E che i vari beneficati a vario titolo comincino a trovarsi un lavoro serio subito… anche spalare la neve a Roma potrebbe essere un’idea, almeno così le critiche mediatiche all’amministrazione capitolina cominceranno a diminuire e ci saranno meno maiali in giro per le strade della città…

Ohibò, ripensandoci questo ultimo elemento non è garantibile: una volta aperte le porte di Viale Mazzini questo curioso “fenomeno” potrebbe pure aumentare senza che i Casamonica ne abbiano colpa alcuna. Ma naturalmente la speranza che così non sia è sempre l’ultima a morire! 

Rina Brundu

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