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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (107) – Piove governo italiano ladro, nevica a Dublino? È colpa della Raggi! Sulle critiche di Dagospia al governo pentastellato e sulle altre critiche al M5S, quelle giuste.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Albero innevato oggi a Dublino

In 25 anni la neve a Dublino l’ho vista poche volte. Mica come quando ero bambina ai piedi del Gennargentu. A quel tempo nevicava ogni anno e la neve era un evento atteso. Da noi bambini che diventavamo scultori di pupazzi straordinari, da don Vinante che da buon trentino si armava di scarponi e sci e andava a sciare sulle vallate più basse della montagna. Una volta si ruppe un arto, non ricordo se un braccio o una gamba, e non fu il solo. D’inverno bastava vedere un braccio ingessato, un piede zoppicante per capire che l’incauto era stato a sciare in compagnia di quel prete tanto inflessibile nella sua dottrina quanto scaltro e bambino nell’anima.

Il fatto era che a quel tempo nelle nostre zone non c’erano impianti veramente degni di questo nome, anche se in quegli anni straordinari non servivano, bastava la nostra fantasia e l’entusiasmo che si respirava nell’aria. Anche l’Irlanda è lungi dall’essere attrezzata per la neve, così sono sufficienti cinque centimetri di quell’eburnea sostanza per bloccare tutto: trasporti, aziende, scuole. Oggi Dublino è chiusa e il meglio che si può fare è stare al calduccio ad attendere tempi di migliori. In comune questo ambiente innevato e quello mio di quando ero piccola hanno l’essere comunque dei momenti allegri, dove si vive la vita quale esperienza anche gioiosa, avventura freddolosa, anziché dare addosso agli altri.

Mica siamo in Italia dove se piove la colpa è del governo ladro e se qualcosa non funziona la colpa è irrimediabilmente della Raggi. Che adesso ci si è messo anche Crozza: perché? Il sindaco non aveva forse diritto di viaggiare? O forse doveva scendere lei a spalare la neve? E che dire del resto della penisola? Non mi risulta, infatti, che le cose siano migliori con i sindaci delle altre città interessate dalle precipitazioni nevose pronti e fermi al loro posto. No, i problemi dell’Italia sono altri. Sono antichi, datati e non possono essere risolti dall’oggi al domani. Al limite oggi si può cominciare a mettere un punto e a capo. E un punto e a capo credo che stia tentando di metterlo il buon Luigi Di Maio che più il tempo passa più pare una sorta di piccolo Davide che lotta contro cento Golia.

Da questo punto di vista mi è capitato di leggere date critiche al suo “nuovo governo” che trovo veramente cattive, in malafede. Se questi sono i ministri, scriveva ieri il destrista e dietrologo Dagospia (quante cose si imparano su un giornale quando lo si frequenta un poco e lo si sottopone ad analisi attenta!), chissà come saranno i sottosegretari! Embeh? E come vuoi che siano? Hanno tutti una testa, due gambe, due braccia e un pisello o una fessura sul davanti (argomento che di norma sta molto a cuore a quel giornale, che ne giustifica addirittura l’esistenza!). Sono insomma come tutti noi. Vero è pero che essendo professionisti che finora hanno solo lavorato, sono rimasti lontani dalle telecamere, probabilmente non sono invischiati con le solite trame “interessate” che riguardano gli esponenti degli altri partiti e questo certamente non fa “cool”. Non fa “cool”, ma agli italiani non frega una mazza, dato che di geni capaci ne abbiamo fin piene le tasche.

Naturalmente non sto dicendo che i pentastellati non debbano essere criticati, anzi!, se andranno al governo dovrà venire anche il momento delle critiche “dure”, di sostanza, nei loro confronti, che faremo tutti quanti… ma non si sparano cazzate nell’aria tanto per spararle. In realtà se dovessi fare una critica a Di Maio sarebbe quella di non voler tentare di dare troppo l’immagine del primo della classe, del “migliore”, non gli si addice. Di “migliore” c’è stato già Togliatti ed era un coglione di prima categoria, ne sapeva qualcosa il Gramsci che voleva modellare a sua immagine e somiglianza. Di Maio dovrebbe anche smetterla con questa immagine democristiana, con l’occhio che vaga negli studi televisivi alla ricerca di consenso o forse della migliore inquadratura: si concentri sul succo delle cose e vada avanti, se farà bene non ci sarà italiano che non gli metterà dietro, piaccia o non piaccia agli editori impuri e ai loro cronisti lecca-deretani.

Qui a Dublino continua a nevicare: Raggi, Raggi, mannaggia a te!

Rina Brundu

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