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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (94) – Sul governo pentastellato di prossima presentazione e su coloro che avrebbero detto no alla carica di ministro: non hanno detto NO a Di Maio, hanno detto NO all’Italia!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Resto abbastanza perplessa da questa iniziativa di Di Maio di voler a tutti i costi presentare il possibile futuro governo pentastellato prima delle elezioni.  Ne comprendo le ragioni ideali, anche nobili, come sono quelle di voler dare agli elettori notizia anticipata di chi saranno i membri dell’Esecutivo che andranno a votare: mirabile!

Tuttavia, benché si tratti di iniziativa degna, non è difficile individuarne i problemi che pone. Per esempio, come si può chiedere ad un professionista valido, che possa risultare un asset importante per quel futuro esecutivo, di impegnarsi a priori, senza che sappia se poi potrà avere quella posizione oppure no? Questo infatti non è il classico caso di concordare la poltrona, ma è un caso che si presenta subito molto serio quando si tratta  di scegliere, tra gli altri, chi sarà il futuro Ministro della Giustizia. Come si può chiedere a un magistrato in gamba, etico, di dare il suo assenso, presentarsi come potenziale ministro e poi rimandarlo a casa, come nulla fosse, nel caso in cui quel governo non potesse realizzarsi?

D’altro canto è pure indubbio che le solite speculazioni mediatiche sui supposti NO che starebbe ricevendo Di Maio per alcuni ruoli in quel potenziale esecutivo, non fanno onore né ai giornali che le cavalcano né a quegli individui che avrebbero negato il loro aiuto, la loro partecipazione. Di fatto chi dice di NO, non sta dicendo NO a Di Maio, ai pentastellati, ma sta dicendo NO all’Italia in un periodo molto difficile della sua Storia moderna, in un periodo in cui sarebbe quanto mai necessario l’aiuto di pedine capaci, disinteressate e davvero in grado di mettere l’interesse del Paese prima di quello personale. In altre parole noi stiamo vivendo un’epoca storica, un momento di dramma sociale e politico in cui non è consentito a nessuno tirarsi indietro, men che meno ai vari Tizio e Caio che, nella loro qualità di figli capaci, dovrebbero sentirsi solamente onorati della possibilità loro offerta di servire la Patria.

Nell’eventualità quanto mai auspicabile che dopo il 4 marzo si riuscisse a formare un governo pentastellato, questo, per forza di cose, non sarebbe il governo di Di Maio, di Di Battista, di Grillo, mio, tuo, ma sarebbe esempio plastico di un vero governo di unità nazionale, sponsorizzato dal popolo, supervisionato dal Presidente della Repubblica, che dovrebbe avere un unico target ben definito: tirarci fuori dalla palude in cui siamo caduti in questi ultimi trenta anni e farlo in maniera pulita, onesta, determinata. Insomma, il prossimo Di Maio 1 dovrebbe segnare una chiara linea di rottura con il passato, altrimenti meglio sarebbe affidarci alla solita minestra riscaldata del governo dei “capaci di tutto”, proseguire su quella linea, anche spendacciona, fino al giorno in cui la montagna del nostro debito pubblico si trasformerà in vulcano attivo, esploderà e lascerà che le sue ceneri di fuoco ci seppelliscano tutti quanti.

O della Pompei 2.0.

Rina Brundu

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