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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – Dell’odio-amore tra Anna Mazzamauro e Paolo Villaggio, e di varia e avariata miseria del mondo.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

fanzozzi

Ieri sera, dopo avere visto un “Fratelli di Crozza” (Canale 9) con un Maurizio Crozza spettacolare mentre faceva il verso all’Enzo De Luca colpito nell’anima, oltre che nel portafoglio e nella dignità politica, dall’inchiesta “Fanpage”, mi sono fatta incantare dal promo che presentava la nuova puntata del programma La confessione condotto da Peter Gomez, e così ho deciso di seguirlo.

Ad indurmi ad ascoltare quella particolare “confessione” è stata proprio la donna che la faceva, ovvero la straordinaria Anna Mazzamauro, attrice bravissima e già nota al grande pubblico per avere interpretato l’inossidabile signorina Silvani, amore proibito del mitico ragionier Fantozzi nella serie di film a lui dedicata. La Mazzamauro, infatti, mi aveva sempre colpito come una donna molto intelligente, affatto brutta, a dispetto del cliché sociale che ci dobbiamo sempre sorbire, e molto molto intelligente, o forse “bella” proprio in virtù di quel suo spirito innegabilmente pronto, capace, irresistibilmente acuto.

La mia opinione sul suo partner lavorativo, ovvero quel Paolo Villaggio che ha magistralmente interpretato Fantozzi, è sempre stata diversa e non è cambiata neppure quando è morto, o dopo che è morto. Per qualche ragione che non riesco a spiegarmi dato che non lo conoscevo personalmente e, con esclusione dei film di Fantozzi, non l’ho mai seguito nelle sue altre imprese mediatiche (Fracchia, per esempio, lo odiavo, così come quell’orribile professore tedesco di cui proponeva le scenette), quel signore mi arrivava freddo, distante, non-amabile. “Villaggio ebbe a dirmi che noi non saremmo mai diventati veramente amici perché io non ero ricca, né famosa, né bella” ha raccontato, tra le altre cose, ieri sera, Anna Mazzamauro, dando in certo modo corpo e sostanza a quei miei datati pensieri poco piacevoli e degni nei confronti di quell’attore. “Mi ha apertamente confessato il suo snobbismo, mi ha detto chiaramente che lui parlava solo con gli “arrivati”” ha aggiunto la signora, forse non usando queste stesse parole, sebbene questo sia stato senz’altro il succo del suo discorso.

Il fatto è che se queste considerazioni su Villaggio non mi hanno affatto sorpreso, a sorprendermi di più è stata la rivelazione di elementi dello spirito della Mazzamauro che non avevo mai considerato o conosciuto prima. C’era infatti in questa ormai anziana signora, che non solo non è mai riuscita a mandare a cagare il Villaggio che la snobbava in virtù della sua supposta “bruttezza”, ma addirittura ne ricercava disperatamente l’amicizia, c’era qualcosa in questa Anna Mazzamauro che difendeva a spada tratta il regista Brizzi a discapito delle ragioni di chi lo accusa (che bisogna comunque ascoltare), c’era qualcosa in questa Anna Mazzamauro che continuava a tenere il piede in due scarpe sul suo scambio di accuse con Enrico Brignano, che non mi piaceva. C’era qualcosa che mi arrivava stonato e in netta contraddizione con l’idea di spirito brillante e saggio di cui ho già scritto nell’incipit.

Confesso però che non sono comunque rimasta delusa da ciò che ho imparato ieri sera ascoltando quell’indubbiamente brava attrice, mentre scaltramente tentava di far suonare onesto e vero il racconto che, idealmente, avrebbe dovuto scaturire come getto d’acqua pura dalla sua anima. In particolare ho imparato, o ho saputo una volta di più, che: a) sovente la gloria che ammanta gli esseri è davvero addobbo elegante mal meritato, proprio come il gabbano nero che talvolta veste altri meno fortunati; b) la miseria del mondo, proprio come la sua ricchezza, è varia e avariata, a volte davvero grande quando arriva finanche a sputtanare la bruttezza dello spirito che, lo garantiamo all’anima andata di Villaggio (il quale a questo punto dovrebbe essersi accorto di suo di questa semplice verità) è molto più indisponente della bruttezza del corpo; c) che in qualche mirabile occasione spiriti evidentemente ancora lontani dal brillare veramente, riescono comunque ad eternare momenti estetici mirabili come è senz’altro la “perla” delle avventure del personaggio Fantozzi, e anche questo vorrà dire qualcosa, o no?

Certo, potrebbe pure essere che tutti noi possiamo eternare degnamente solamente ciò che siamo, solo i vizi e le virtù che sono dentro di noi,  e se questo fosse vero sia la Mazzamauro che Villaggio avrebbero svolto in pieno il loro dovere: avrebbero usato la loro esperienza terrena per essere didattici verso i propri simili, verso tutti noi, come sempre fanno tutti i grandi maestri.

Rina Brundu

 

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