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PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (90) – Diario dai giorni del golpe bianco. Adesso se ne guarda bene, ma vi ricordate dell’endorsement di Benigni a Renzi e l’epocale: “La vittoria del No al Referendum sarebbe peggio della Brexit”?

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Per chi avesse dimenticato, ecco un remider da “Diario dai giorni del golpe bianco” nell’attesa della edizione definitiva (Ipazia Books, 2018)….

Ottobre 2016

Almeno sulle mie qualità di critico non mi devo ricredere, anche se nulla toglie che uno possa essere pure un buon critico e un gran coglione a un tempo. Altre volte un buon critico DEVE essere un coglione ma l’argomento di cui andrò a trattare non rientra tra quelle situazioni sublimi, almeno all’inizio. Il fatto è che io non ho mai amato troppo l’artista Roberto Benigni. Non l’ho mai amato come attore, laddove mi è parso di vedere la sua carriera fiorire all’ombra importante proiettata dal gigante Massimo Troisi, e sicuramente non l’ho mai amato come l’intrattenitore che, dagli schermi RAI profumatamente pagati dal contribuente, ha spesso mandato messaggi molto diseducativi e osannanti la superstizione, si veda per tutti il suo spettacolo nazionalpopolare I dieci comandamenti[1]. Non lo conosco di persona, ma da ciò che ho potuto vedere se lo ammiro poco come artista lo ammiro ancora meno come uomo. Ci sono dei tratti caratterizzanti che a un qualunque artista vengono donati dalla sua personalità, vale a dire dal suo essere semplicemente uomo o donna, e che contribuiscono in modo importante a plasmare l’immagine ultima che il pubblico fa sua rispetto ad ogni personaggio. Ne deriva che, con tutta l’onestà di metodo  critico che mi riesce di mettere sul tavolo, questa immagine dell’artista-uomo Benigni che si divide tra un incontro in Vaticano e uno a Palazzo Chigi, che non perde occasione di incensare la formalità non mi piace. Non mi piace per nulla, non sono questi gli artisti che ammiro e da ciò che mi risulta non sono neppure questi gli artisti che hanno saputo fare una differenza. D’accordo, questo discorso ci può stare quando si parla di critici e di critica, ma dov’é che io divento cogliona e con me lo diventano buona parte degli italiani? Be’, è nel momento in cui mi ricordo che, anni fa, senza volerlo, senza che nessuno me ne avesse mai chiesto il permesso, il denaro che ho versato per pagare il canone RAI venne usato per sovvenzionare un altro dei tanti spettacolini per bocche-buone a cui ci ha abituato da sempre il nostro servizio pubblico… un programma titolato la La più bella del mondo (RAI1), condotto proprio da Roberto Benigni. Chi era la più bella del mondo? Forse la Sophia Loren? Forse Gina Lollobrigida? Brigitte Bardot? Macché! La più bella del mondo era la nostra Costituzione… Benissimo! Ma cosa si scopre oggi? Si scopre che quello stesso signore e artista, prono a schierarsi con l’istituzione, si è schierato adesso con Verdini e Boschi e con gli altri membri della cricca renzista determinatissimi a violentarla tale globale bellezza. Non è tutto. Da ciò che si legge sui giornali di questi giorni, Roberto Benigni – autoassegnatosi il Nobel in Economia – avrebbe anche prodotto un’offensiva perla dialettica da incorniciare: “La vittoria del No al Referendum sarebbe peggio della Brexit”.   

[1] (RAI1, 2014).

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