Advertisements
PAIN IS TEMPORARY PRIDE IS FOREVER. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (87) – Sulla nuova deriva maleducata del “genio” Berlusconi: ma è questa la tipologia di leader nelle cui mani vogliamo mettere l’Italia? E sulla Flat Tax ad Hong Kong nel 1957.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

berlusca2In passato, anche a voler credere alle peggiori accuse che venivano lanciate al politico e imprenditore Silvio Berlusconi, almeno avevamo certezza che il signore di Arcore fosse un leader vero, degno di questo nome. A farcelo capire era la sua abitudine a tirare avanti per la sua strada, a non raccogliere mai le pesanti nefandezze che gli venivano lanciate contro (e, da questo punto di vista, bisogna riconoscere che Berlusoni ha forse il primato mondiale di offese ricevute), a non querelare a destra o a manca come fanno i leaderetti qualsiasi, e soprattutto a non abbassare mai il livello dei suoi dibattiti verso la pericolosa linea del turpiloquio.

Tajani, l’arma segreta di Berlusconi… sic!

Altri tempi, evidentemente. Ed evidentemente il tempo passa per Berlusconi non solo segnandone il volto in una maschera rara, ma persino sottolineando un declino importante nella capacità di giudizio, finanche nell’educazione minima che è dovuta ad ogni avversario. In virtù di ciò, ecco dunque il Berlusconi 2.0 convintissimo di dover arrivare fino ai 120 anni – e quindi di poter rimandare il momento del redde-rationem alle calende greche – che usa Luigi Di Maio come fosse il gioco del bersaglio appartenente a un bambino cattivo e molto maleducato: “Di Maio ha un bel visino, ma è un ragazzino senza scuola, né mestiere… non ha mai lavorato”. E tutto questo mentre, ieri sera, intervistato dalla Gruber a “Otto e mezzo” si autodefiniva uomo “Coerente, saggio, generoso e… troppo buono”.

Ma le esternazioni del signore di Arcore non finiscono qui e, sebbene sempre costretto a leggere dai fogli che aveva davanti, temendo forse il “distacco” dalla realtà che lo ha colto numerose volte in questa campagna elettorale, ha continuato da par suo. Lui sarebbe, infatti, non la novità nel panorama politico italiano (almeno questa ce l’ha risparmiata!), ma “l’usato garantito”; di Trump ammirerebbe molte cose, come la capacità di tirare avanti senza curarsi delle critiche, ma non il vizio di rispondere subito ad un tweet, lui, Berlusconi (più furbo), prima di rispondere a qualsiasi cosa raduna un gruppo dei suoi più fidati e più intelligenti, sottopone loro il “caso”, e poi sceglie la risposta migliore (pensa tu, come non lo avessimo mai immaginato!).

Anche le “perle” vere e proprie non si sono fatte mancare ieri sera, una di seguito all’altra. Sull’economia Berlusconi non ha dubbi: bisogna ricorrere a una “fla(t) tass”, perché così gli avrebbero consigliato i venti economisti dal lui intervistati, e poi sarebbe noto a tutti che la stessa funzionò benissimo a Hong Kong nel 1957(?); in Russia, invece, la corruzione la vincerebbe ancora (come gli avrebbe confessato Putin pochi giorni fa) perché vi hanno governato i comunisti.

“Presidente, come mai non fa alcun confronto politico con i suoi avversari?” gli ha chiesto quindi la conduttrice. “Perché non è opportuno, per chi sta davanti, confrontarsi con chi sta dietro” ha risposto con il volto delle occasioni più serie, benché non si sia capito se non abbia sorriso perché sia davvero convinto di ciò che ha detto, o perché gli elementi pietrificanti della sua plastica facciale non glielo consentissero. La perla delle perle però è innegabilmente questa: “I Cinque Stelle non sono un partito democratico, sono una setta, rispondono solo agli ordini di un ex-comico. Io sono abituato a fare squadra. Dentro Forza Italia si discute sempre e nessuno impone nulla dall’esterno, faccio così anche nelle mie aziende…”.

Quando ha insistito su questo punto, io mi sono solamente meravigliata che le lampadine nello studio non si siano crepate tutte insieme. La faccia tosta però bisogna riconoscergliela (e non solo in virtù della plastica), come solo può essere quella di un uomo politico che in trenta anni non è stato capace di crescere alcun delfino e che alla veneranda età di 80 anni non ha ancora avuto la dignità di togliersi d’attorno per fare in modo che il popolo respiri… Del resto anche questo punto nevralgico lo ha chiarito una volta per tutte, lui non avrebbe delfini perché non avrebbe trovato altri “geni” come lui che sarebbe pure determinato a raggiungere quell’età già indicata…

Non so quale sia il concetto di “genio” che abbia Berlusconi, forse si è autodefinito così perchè – a differenza di Sallusti – ha chiaramente dimostrato di sapere cosa sia un golpe bianco. A mio avviso però questo non è sufficiente, ed io, che alla maniera di Sheldon Cooper non voglio contribuire allo svilimento del termine “genio”, per il momento preferisco ancora restare dalla parte di Witten e Susskind… per Berlusconi ne riparliamo non appena stabilizzerà un worm-hole, ma per farlo non dovrà usare la sua maschera facciale come asse portante! Sic!

Rina Brundu

Advertisements

Natale 2018 – Regala i nostri libri!