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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Riflessioni sul Quarto Potere (22) – Mentre “Repubblica” e il “Corriere” facevano politic… pena, FANPAGE faceva giornalismo investigativo e realizzava una inchiesta da Premio Pulitzer che ha spiazzato anche Travaglio! E sul giorno in cui ho mandato Giampaolo Pansa aff….

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

La Home del sito Fanpage a cui in un Paese normale, onesto intellettualmente. dovrebbe essere assegnato un Premio… sostanziale… in un Paese normale, naturalmente…

Dato che la situazione mediatica da tregenda che vive l’Italia vittima di una crisi informazionale epocale è stato l’argomento principe trattato in questo blog negli ultimi cinque anni (insieme agli altri scandali renzisti), ritengo di avere già detto più o meno tutto quello che c’era da dire in merito. Da qualche settimana però tento di focalizzare anche su un’altra questione che, se fossi un giornalista ODG, mi farebbe preoccupare parecchio, ovvero sulla domanda: ma se il giornalismo italiano è morto, a che servono i giornalisti? Che li pagano a fare? E chi è così sciocco da pagarli?

Il Caso Fanpage è, anche da questo punto di vista, un elemento sintomatico che non bisognerebbe sottovalutare. Sto parlando cioè di quel caso mediatico che ha dimostrato come un blog internettiano neppure tanto grande, abbia potuto realizzare la miglior inchiesta giornalistica italiana degli ultimi anni; un’inchiesta così tonante che meriterebbe il Premio Pulitzer e che se sul piano politico ha destabilizzato in una un intero Partito e una intera regione, sul piano mediatico ha spiazzato finanche il pezzo da novanta del nostro giornalismo investigativo, il bravo Marco Travaglio.

Insomma, i giornalisti in gamba di Fanpage hanno dimostrato che mentre i nostri “giornaloni” stavano a guardare, mentre i nostri giornaloni erano intenti a scrivere minchiate in post di una pallosità tale che il neurone rincoglionito mi si rivolta contro ogni volta che lo sottopongo a un simile supplizio (e in post fuori dal tempo se un tempo lo hanno mai avuto), mentre i nostri giornalisti trendy erano come sempre intenti a leccare il culo dei loro editori, loro sapevano ancora fare giornalismo meraviglioso e davvero degno dei tempi internettiani che viviamo.

Ne deriva che il passo è breve per ricongiungergi con la “preoccupazione” già espressa nel primo paragrafo, che a questo punto si può pure risolvere con una sola domanda: ma non è dopo averci perso la faccia, codesti pennivendoli di regime ci stanno adesso perdendo anche il lavoro? In realtà sembrerebbe che questo sia proprio ciò che sta succedendo, mentre ad un tempo il baricentro dell’attenzione del lettore si sposta lentamente ma inesorabilmente dalle veline politiche da loro imbrattate di inchiostro.

Dulcis in fundo, riusciranno i nostri eroi a fare qualcosa per fermare il pernicioso trend? Conoscendo l’andazzo direi proprio di no e naturalmente moriranno professionalmente dimenticati con molta infamia e poca lode. Peraltro oggi è apparso molto deludente anche il grande Giampaolo Pansa, il quale si è presentato dalla Gruber ad annunciare che lui non voterà perché i partiti sarebbero pericolosi e lui temerebbe l’ingovernabilià. Ma allora perché non va a votare invece di fare il personaggio civilmente diseducativo su tv generalista?

Ho sempre avuto parole di stima per Pansa, ma la stima va meritata, non importa la nostra età che, per quanto venerabile, così come ci porta “stima” ci può portare un “affanculo”, infatti gliel’ho detto e poi ho cambiato canale, sic!

Rina Brundu

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