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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8º. Breaking News

Diario dai giorni del golpe bianco – Altro che rimborsopoli grillina. Ecco quando gli scontrini renzisti non furono messi online a Firenze, Nardella fuggiva con i giornalisti de “La Gabbia” ad inseguirlo…. e Di Maio gli diede una lezione di stile!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Anzi, visto che ci siamo per la serie “abbondantis, abbondantum” inserisco due brani che riguardarono quei funesti scontrini…. Nell’attesa dell’edizione definitiva nel 2018 del “Diario”. Enjoy! RB

13 Ottobre 2015

Luigi di Maio, l’attuale Vicepresidente della Camera dei Deputati del MoVimento a Cinque Stelle, per ovvie ragioni non fa parte della casta politica d’antan. Non ne fa parte neppure per il modo in cui si propone in tv, per i discorsi che fa. “L’onestà è una condizione necessaria in politica se si vuole evitare che i cittadini diventino il Bancomat dello Stato” ha detto questa sera a DiMartedì. Poi, pacatamente, ha raccontato del miliardo di euro di sprechi individuato dalla Commissione di revisione della spesa di Roma, delle duemila auto blu ordinate dal renzismo, dei numerosi voltagabbana della legislatura, dell’opportunità etica di pagare un canone che va a sovvenzionare una RAI renzista, della “revisione” della Costituzione in atto il cui solo merito sembrerebbe essere quello di trasformare l’unico documento rimasto scritto con chiarezza in un altro monumento al politichese che farebbe impallidire i Padri Costituenti (quelli veri non la Boschi!).

Elegantemente, mentre parlava di scontrini dubbi, non ha toccato la spinosa questione che riguarderebbe lo stesso Premier al tempo della sua avventura da Sindaco in quel di Firenze[1].

In realtà è stato Floris  a tirarla fuori, Di Maio si è limitato a chiudere il discorso dicendo che la questione è una responsabilità delle autorità competenti. Un modo di fare diverso da quello usato quest’oggi dal Corsera fontaniano, laddove la notizia degli scontrini renzisti è apparsa in guisa di stella cadente in un occhiello confuso tra gli altri, che è poi scomparso dalla prima pagina alla velocità della luce.

Impietoso, anche esteticamente, è il paragone tra questo ragazzo della porta accanto e il Renzi pingue, satollo e dalla parlantina sciolta, pronto a promettere mari e monti pur di risalire la china. Quello stesso Renzi che abbiamo visto da Fazio solo due giorni fa, e che un implacabile, sadico?, Giovanni Floris ha riproposto in tutto il suo splendore per qualche interminabile secondo mediatico. Fuori Luigi Di Maio entra Anna Finocchiaro, corsa affannata alla spasmodica ricerca del telecomando, cambio di canale….

[1] Un ristoratore fiorentino avrebbe dichiarato che Matteo Renzi si serviva sempre da lui ma che il ristorante fatturava il Comune.

5 Novembre 2015

Intrigante il servizio mandato in onda ieri sera su La7, durante il programma La Gabbia di Gianluigi Paragone, e realizzato in quel di Firenze alla spasmodica ricerca degli scontrini renzisti che avrebbe pagato il Comune.

Sindaco, come mai gli scontrini non sono stati messi online, come è stato fatto per quelli dell’ex sindaco romano Marino?, ha chiesto la giornalista.

Sindaco, a cosa sono serviti i numerosi viaggi del suo predecessore, pagati migliaia di euro dal contribuente?

Sindaco, perché non possiamo vedere il dettaglio di quelle transazioni?

E via così, martellando, fino a costringere l’attuale primo cittadino fiorentino, Dario Nardella, ad andarsene di corsa sulla sua auto, lasciando lo spettatore con la forte impressione che se scoppiasse un vero Firenzegate porterebbe direttamente alla caduta del governo.

I giornali italiani sono invece tutti impegnati a portare avanti la gogna morale a cui viene sottoposto in queste ore il senatore DEM Corradino Mineo, reo di avere rilasciato la dichiarazione: “Renzi subalterno a una donna bella e decisa”. Sgomenta, leggere, in questo stesso momento, scritti di giornalisti quotati che esternano lai sulla pubblica piazza, che straparlano di battaglie civili, annichilendo con secchiate di retorica sciocca il lettore poco accorto che li legge, che accusano Mineo di sessismo, come se questi professionisti non stessero scrivendo su quegli stessi giornali che hanno fatto delle sfilate chic di Kate Middleton, la colonna portante e colorata del loro nuovo esistere come meri tabloid Italian-style. Come se questi stessi professionisti non stessero scrivendo sugli stessi giornali che hanno raccontato con ogni dettaglio le avventure piccanti di Berlusconi, quelle vere e quelle presunte, quelle solamente speculate e forse pure quelle create a arte per vendere qualche copia in più, senza evidentemente porsi alcun problema di opportunità politica, soprattutto quando costui era il Presidente del Consiglio e rappresentava la nazione. Oramai l’informazione (la disinformazione) nel nostro paese è diventata un vero e proprio “caso umano”.

Rina Brundu

 

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