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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (82) – Gomorra! Sull’indignazione civile che mi ha procurato la presenza a “DiMartedì” del duo Renzi-Berluscalfari votato al delirio politico tra gli applausi della clac assoldata allo scopo.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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Eugenio Scalfari, source: biografie online

Non riesco ad esprimere come vorrei l’indignazione civile che ho provato questa sera quando ho visto il duce di Rignano entrare nello studio di “DiMartedì”, seguito, mezz’ora dopo, dal suo compare di merende berluscalfariano. In quasi un’ora di tempo si sono dedicati ad un esercizio della peggior oratoria politica scaltra e senza vergogna che mi sia mai capitato di sentire: mi sono vergognata per loro, per noi che come nazione abbiamo permesso a questa tipologia di santoni politici e mediatici di prosperare, mi sono vergognata per ognuno dei nostri connazionali che li sta ancora a sentire, mi sono vergognata per Floris e per La7.

Senza che mai si rendessero conto dell’universo reale dove stavano poggiando, e soprattutto dei problemi serissimi che quello vive, hanno proceduto l’uno, il duce, finanche a fare la parte dell’anima umile, mondata di ogni peccato, vittima della Sindrome dell’Imene Ricostruito, disposta, per il bene della squadra, a farsi finalmente da parte, l’altro a mostrarsi sempre dolcemente anelante verso il feudatario di Arcore, ma sempre dirimendo di massimi sistemi. Sempre certi di ciò che secondo loro accadrà il 4 marzo, persino chiaramente disposti a salire al Quirinale per dare una mano d’aiuto al Presidente Mattarella, nel caso altamente improbabile che ne avesse bisogno, quando si tratterà di scegliere quale sarà il nuovo Premier!

Neanche la perniciosa clac renzista, che immagino pagata dalla Rete (ma quando mai si è visto Matteo Renzi accolto come un trionfatore in un qualsiasi luogo d’Italia che non fosse la Leopolda dei pseudo tempi epici?), non aiutava la causa, e così verso la fine ho dovuto abbassare l’audio, l’unico modo certo per impedirmi di soffocare dentro la mia stessa indignazione civile. Ma come è possibile che in un Paese che affonda sempre di più tra le spire perniciose e ben oliate della più terribile crisi economica di ogni tempo, che per noi è lungi dall’essere finita, che in un Paese dove gli scandali corruttivi si susseguono al ritmo di uno al giorno, mentre alcuni di quegli scandali toccano (di nuovo e di nuovo e di nuovo!) proprio il partito preferito da questi signori, mentre la mafia avanza dovunque, noi dobbiamo passare la serata televisiva ai piedi di codesti signori che delirano di tornare al governo, di tornare ad essere il primo partito nazionale mentre applauditi da una clac evidentemente assoldata?

“Sembra Gomorra” avrebbe detto Luigi Di Maio quest’oggi, lamentando il silenzio dei renzi, delle meloni, dei gentil gentiloni sull’orribile scandalo campano: come dargli torto? Il problema però è che la Gomorra che stiamo vivendo non è solo tecnicamente politica, ma è anche mediatica, civile, culturale, intellettuale: riusciremo a salvarci mai? Un’occasione per virare, per cambiare pagina definitivamente (sebbene dovremmo ricominciare comunque dal fondo), ce la offre il 4 marzo, ma per riuscire nell’intento, il risultato ottenuto dovrà essere necessariamente diverso da quello auspicato dai signori su citati.

Che peraltro la curiosità ti resta: ma dato che ad oggi codesti due non riescono ancora a rendersi conto del dramma storico-sociale che sta vivendo l’universo dove loro compaiono di tanto in tanto come gentil farfalline a parlare di massimi sistemi, riusciranno finalmente a realizzare l’accaduto nel caso in cui dovessero finalmente a sbattere il muso contro il muro il prossimo 4 marzo? Se l’esperienza passata è un metro valido, è chiaro che la risposta è no!

Rina Brundu

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