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Filosofia dell’anima – Quando l’arte sfiora l’anima. Su un Crozza spettacolare che imitando Severgnini e Berlusconi provoca epifanie joyciane e didattiche (ma anche politiche).

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

crozzaNon so cosa ne abbia fatto il “triggering”, ma è stato mentre guardavo la spettacolare imitazione del “giornalista” Beppe Severgnini (Corsera), fatta ieri sul Canale Nove dal formidabile Maurizio Crozza, che qualcosa mi ha colpito di traverso. Non strano, di “traverso”. Che significa? Significa che mi ha procurato una sorta di epifania joyciana e didattica importante, sebbene tanti aspetti di quella particolare “illuminazione” mi avessero già colpito in altre occasioni in precedenza. Ieri sera la differenza è stata che mentre guardavo questo Severgnini imitato, ma soprattutto le immagini “factual” a corredo di quel momento comico, la grande verità che quell’audace rittratto televisivo trasmetteva mi ha sfiorato l’anima.

Come? Portandomi a comprendere, in pieno, per un attimo quasi mirabile, la grande miseria della natura umana; c’era infatti qualcosa nel Severgnini professionista di mezza età che si pavoneggiava davanti alle telecamera, che scuoteva il ciuffo di qua e di là come fosse un adolescente in piena tempesta ormonale, qualcosa che ti insegnava profondamente sullo scarto gigante che può esistere tra il temprato spessore intellettuale verso cui tutti aneliamo (più o meno coscientemente) e le nostre misere velleità umane. Ne deriva che il Servegnini-Crozza diventava quasi exemplum mediatico di cosa sia la nostra “pochezza” quando quella si risolve in un’apologia del narcisismo fine a se stesso, quando denuncia un evidente limite di crescita interna ma anche rispetto alle necessità minime di un mondo che cambia e va veloce… più veloce di tutti noi.

Dulcis in fundo l’imitazione crozziana di Severgnini assumeva i toni di un balzo temporale nel passato, importante, convincente, ci regalava insomma un’immagine chiara, nitida di ciò che siamo stati come nazione anche e soprattutto da un punto di vista intellettuale e culturale negli ultimi cinquanta anni e ci raccontava con forza il perché e il percome sia quanto mai necessario voltare pagina. Guardando quel breve momento televisivo goliardico viene facile anche capire perché lo stesso Severgnini giornalista, il suo giornale, i suoi colleghi in tante altre redazioni d’Italia (forse del mondo), si stiano battendo così fieramente per preservare lo status-quo anche politico: perchè è proprio tale assetto reazionario ben oliato tutto ciò che li fa vivere come vivono, esistere come esistono, cogitare come pensano, e in ultima analisi li rendi proni a predare intellettualmente su un mondo, specie quello più giovane, che avrebbe sicuro bisogno di altra tipologia di maestri, e che in questi tempi nefasti si ritrova sperduto senza alcun punto di riferimento davvero valido a cui guardare.

Ma per la serie “Quando l’arte sfiora l’anima… e anche la coscienza dei futuri elettori incauti”, bisogna scrivere che le “perle” mediatiche di Crozza di ieri sera non sono finite con la straordinaria imitazione di Beppe Severgnini; per la verità erano iniziate con la stratosferica presentazione di un Berlusconi, leader del centrodestra, ormai completamente andato, disconnesso dal mondo che lo circonda, che spara dichiarazioni senza senso e senza contenimento. Per il vero un qualsiasi cittadino che guardasse anche solo pochi minuti di quella performance scaltramente goliardica non potrebbe fare a meno di sperimentare lui stesso un’altra epifania (di tipo pseudo-politico questa volta) che dovrebbe dargli molto da pensare prima di recarsi a votare il 4 marzo prossimo: ma in quale altro Paese normale del mondo si affiderebbe la gestione di una nazione così incasinata come la nostra in mano a un anziano signore come colui? Ah, saperlo!

Rina Brundu

PS E per chi pensasse che Crozza abbia esagerato sul Berlusconi-disconnesso dalla realtà, ecco qualche screenshot dei giorni scorsi, tratti da diversi giornali, che ci confermano di come il comico genovese non stesse delirando goliardicamente, ma di fatto stesse facendo vero e proprio giornalismo, per inciso quello che i vari Severgnini e tanti altri suoi colleghi “libertari” e “democratici” non sono più in grado di fare da molto tempo.

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