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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (71) – Awakening: sul perché Luigi Di Maio sarà Premier e sulla debolezza di una nazione.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

dimaplateagenteChe Luigi Di Maio sarà Premier lo vado ripetendo da quando ho iniziato questa straordinaria, goliardica, puntuale, e sicuramente unica campagna elettorale sul sito, da due mesi circa. Naturalmente non è che non sappia che macchina infernale sia il Rosatellum, non a caso preparata in ogni suo dettaglio da due Belzebub nostrani di prima qualità, ma per una volta è bello fregarsene e guardare solo l’obiettivo: nell’eventualità più nefasta, ovvero nell’eventualità che il duce e il suo compare ottuagenario, riprendano in mano le redini del potere sarà un punto d’onore poter dire di non averli mai considerati, neppure un minuto, per quel ruolo, fermo restando il rispetto che si deve ai connazionali che hanno deciso altrimenti.

Ma che Luigi Di Maio sarà Premier si sente nell’aria, sempre di più, ogni giorno che passa. Si intuisce da una sorta di “rassegnazione” mal celata con cui stanno tirando i remi in barca i giornaloni che in passato hanno buttato tanta merda sulla Raggi fino a trasformare i colli romani in ideali vette himalayane; si intuisce dai vip e dai vipetti che cominciano a fare quadrato intorno ai pentastellati; lo si comprende da quella specie di “awakening” delle coscienze che sta interessando tanti italiani, i quali guardandosi allo specchio forse cominciano a dire: cazzo, ma con che coraggio posso riconsegnare le chiavi del mio Paese in mano a un arrivista scaltro che ha riempito di inquisiti le liste del partito che fu di Gramsci e di Berlinguer, o in mano a un arzillo vecchietto arcoriano che non passa ora senza che spari una gaffe disconnessa o una promessa elettorale farlocca? L’altro giorno è pure andato da Vespa a reinverdire i fasti di venti anni fa con un nuovo contratto con gli italiani. Altra carta bianca, insomma: non sarà tempo che cominci ad usarla per pulirsi il culo?, come diceva l’mmenso principe partenopeo.

Proprio così: Di Maio sarà Premier anche perché oltre Di Maio c’è il nulla per la nostra nazione. Da questo punto di vista impressiona soprattutto il dramma storico sociale di un’Italia che forse nella sua pur non troppo lunga storia non è mai sembrata così debole. Se non fossimo al centro del Mediterraneo e la forma dello stivale fosse inconfondibile, è capace che anche le motonavi dei marines africani ci attraverserebbero senza neppure accorgersi di noi. Peraltro, ha già cominciato Erdogan a sputtanarci in questo senso con la nave dell’Eni: chi sarà il prossimo a sputarci addosso?

Che poi in fondo ce lo meritiamo? Un altro Paese, un Paese eticamente sano, dotato di una Stampa davvero degna di questo nome, anziché chiamare un indecoroso governicchio in stile Larghe Intese, onde preservare il sedere sullo scranno ai signori menzionati sopra e ai loro manovratori in Transatlantico, chiamerebbe a viva voce un governo di Emergenza Nazionale sempre con Di Maio Premier. Di questo infatti abbiamo bisogno, di fare punto e a capo, fermarci, riflettere, ricostruire l’Italia (magari mandandola anche ai prossimi mondiali di calcio), riportarla a splendere nel panorama internazionale perché quando vogliamo non siamo secondi a nessuno.

Non fosse stato per i romani in Francia, in Germania, in Inghilterra si starebbero ancora dipingendo la faccia di blu, e anche questo vorrà dire qualcosa, no? Se poi Di Maio imparasse anche ad andare a Bruxelles a battere il pugno sul tavolo e a ricordare queste facezie (non proprie queste, ma ci siamo capiti credo) non sarebbe male, capace pure che il direttore del Corsera si accorga che almeno lui è un leader perché un seguito ce l’ha davvero, mica come il suo ducetto preferito che stava solo facendo una passeggiata per le strade del mondo a carico del contribuente!

Rina Brundu

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