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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (70) – Sul moribondo Gentiloni che parla di “credibilità” dalla Gruber assistito dalla balia Mieli. Riflessioni, considerazioni e una chicca dal “Diario del Golpe Bianco” sul perché è così “amato” dai tedeschi.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

gentilonimieliBisogna regolarci! Noi, infatti, non siamo Carlo De Benedetti che può dare del “cazzone” al Premier italiano quando vuole, e comunque preferiamo sempre portare rispetto alle istituzioni del nostro Paese, dunque ci autoregoliamo, appunto! Certo però che dopo avere visto l’odierna puntata di “Otto e mezzo” condotto su La7 da Lilli Gruber, il cui ospite principe era il Premier PD Paolo Gentiloni, mentre il gran ciambellano di corte, pardon… di studio, era il giornalista Paolo Mieli, risulta davvero difficile trovare parole adatte e decentemente rispettose.

Che a pensarci bene, non avendo quasi mai sentito parlare Gentiloni prima di oggi, l’unica domanda che ci si potrebbe fare è: tutto qui? Ma di cosa stiamo parlando? Che a un certo punto ho avuto pure paura che non stesse bene; perché se questo fosse stato il caso ci sarebbe stato anche da capirlo, non deve essere facile spendere l’intera giornata a confabulare col ducetto che dà ordini a destra e a manca! Da questo punto di vista è persino chiaro perché la Gruber gli ha sistemato la balia Mieli accanto. E, costui, bisogna ammetterlo, non si tirava indietro: “Com’è, com’è Presidente che l’ha chiamata oggi la suddoichezaitung, Presidente? Che le ha detto? Ha usato un termine che mi ha divertito molto, l’ha chiamata “balsamo”, non è vero?”. Cazzo Mieli, se lo sai perché fai finta di chiederglielo?!

Perché lo stava imbeccando, naturalmente! Proprio come quando lo ha quasi costretto a dire che una delle sue prime priorità future sarebbe stata la riforma carceraria, sebbene Gentiloni non mostrasse tutto quell’entusiasmo… a momenti il tono conversazionale calava così tanto che pareva di stare in una casa di cura con vista sul mare: si attendeva il tramonto e la notte timorosi del domani, con poche certezze dentro e una fifa quasi esagerata del redde-rationem prossimo venturo! Però a suo merito va detto che Gentiloni se n’è guardato bene dal lustrarsi le penne, mentre la Sindrome del Low Profile lo ha afflitto per tutto il tempo: perché sono così popolare, mi chiede? Forse perché sin dall’inizio le aspettative erano basse… Come contraddirlo? Dopo il Renzi I gli italiani si sarebbero accontentati pure di un indio amazzonico con l’anello al naso come Premier, e allora se c’è disponibile Paolo Gentiloni, perché no?

Finiti i conciliaboli di cortesia è stato purtroppo quando si è entrati nel merito delle questioni politiche che tutti i nodi sono venuti al pettine…. ma il Premier sembrava non capirlo. Scuotendo la testa di qua e di là, sparando forfora nell’aere d’intorno, evitando sempre di guardare Gruber e Mieli negli occhi, Gentiloni parlava di “credibilità”, sosteneva che scegliere il centrosinistra a guida PD il prossimo 4 marzo significa votare per l’unica coalizione che oggi vanterebbe quella cosa lì… la credibilità! Senza mai ridere o dare ad intendere che stesse scherzando il Premier ha ricordato che al momento ci sono problemi “giganteschi” da risolvere sul tavolo, che lui era in Sicilia in questi giorni è lì la disoccupazione sarebbe un problema “devastante”. Opportunamente nessuno gli ha chiesto: ma se n’è accorto solo ora, Presidente? Non nei cinque anni in cui il PD ha governato e per tramite del suo fido di Rignano ha mandato il Paese in malora? E chi li ha creati quei problemi “giganteschi” di cui parla? Lo spettro dei populisti che usa scriteriatamente per tentare di salvare il sedere sullo scranno?

No, quando si trattava di fare queste domande la balia Mieli non c’era più e se c’era dormiva, a quel punto ho cambiato canale: non mi arrabbio tanto se qualcuno tenta di prendermi per il culo, ma l’idea che possa pensare che non me ne accorga mi fa girare le palle!

Rina Brundu

PS Mentre scrivevo mi sono ricordata che del Gentil Gentiloni avevo riportato una mitica avventura nell’Europa post-Brexit nel “Diario dai giorni del Golpe Bianco”, al tempo in cui il Premier era succube ministro renzista. Val la pena pubblicarla qui sotto per meglio capire cosa pensano i tedeschi di lui e perché insistono tanto a volerlo riconfermato: sicuramente è più gestibile di Macron!

 

26 Giugno 2016

Bruxelles, la Brexit e l’alieno Gentiloni

D’accordo,  avrei pure potuto fare a meno di sottolineare questa ennesima figura di cacca del renzismo, ma perché privarcene? Di canali che censurano gli scalcagnati atti della corte di Matteo Renzi ne abbiamo parecchi, perché inserirmi anche io? In ultimo non mi sono mai vergognata così tanto in contesto mediatico internazionale che debbo per forza scriverne. Il fattaccio è avvenuto ieri mattina. Alla maniera del barbuto Beppe Severgnini[1] intervistato da Lilli Gruber, anche io ho seguito attentamente la Brexit sui canali della BBC. A differenza dell’adorante Severgnini però, avrei molto da dire sul modo di fare giornalismo in anglosassonia, ispirato per lo più dal motto “Nebbia sulla Manica, il Continente è isolato”.

Disorientata e intontita dalle tante dichiarazioni incensanti una revanche e una restaurazione imperialistica quanto mai improbabile, nonché proclamanti il mai esplicitato ma evidente desiderio che altre nazioni imitino la Gran Bretagna, e segnino lo stesso disgraziato autogol mandando le istituzioni europee in malora, alla stregua del pulcino infreddolito caduto nella cacca calda e che trae nuovo vigore dalla stessa, mi sono contentata tantissimo quando l’ardita conduttrice ha detto che “now”, adesso, si sarebbero collegati con Berlino dove i ministri dei 6 Paesi fondatori della UE stavano per rilasciare una dichiarazione sulla Brexit.

E così è stato. Subito è comparso sullo schermo il faccione largo di un ministro tedesco che ha cominciato a parlare in tedesco. Panico alla BBC, non avevano un traduttore! Corsa affannata, respiri concitati nel sottofondo ma poi qualcuno comincia a tradurre live, e più o meno bene ciò che il teutonico rappresentante andava dicendo. Finito il discorso, si vede lo stesso ministro della Merkel che prende letteralmente il nostro ministro renzista Paolo Gentiloni per le spalle e lo piazza al centro della scena. Costui non guarda neppure le tante telecamere puntate su di lui, pare intimidito, non sa cosa dire. Tra me mi dicevo: “Cappero, prendi quel microfono e dì loro chiaro e tondo che dopo quaranta anni di querimonie e di accordi privilegiati per la Gran Bretagna ora debbono solo togliersi dalle balle al più presto. Fatti valere, no?”.

Figuriamoci! Gentiloni prende finalmente la parola, ma comincia anche lui una nenia stile moribondo duro a morire e annoia gli altri malati nella camera accanto. Non passa neppure un minuto di siffatta querimonia che la commentatrice sbotta: “Passiamo ad altro collegamento”. Ma non è tutto. Poco dopo mi sono sintonizzata sull’edizione inglese di Euronews, ed ecco il solerte conduttore che ripropone il sommario delle dichiarazioni di quei sei ministri europei dopo il vertice. Sei? Be’, quasi…  perché in realtà cita tutti i ministri degli altri Paesi ma ignora (deliberatamente?) il ministro italiano e l’Italia.

A oggi resto convinta che se gli avessi chiesto: “E Gentiloni?”, probabilmente mi avrebbe risposto: “Gentiloni, chi?”. Se è vero insomma che per i giornalisti di anglosassonia tutti i politici europei sono in genere degli alieni molto più sconosciuti dei visitatori proposti in queste settimane da Roland Emmerich nel suo Independence Day: Resurgence, è garantito che Gentiloni sia l’alieno tra gli alieni.

[1] Giornalista del Corriere della Sera

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