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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – Dei nuovi discorsi con il maestro (8). Della Politica. Parte prima.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

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  • Sbufi?
  • La salita, maestro, è faticosa…
  • Sì, si lamentano in tanti…
  • Credo bene, la montagna è alta…
  • Sarebbe una collina altrimenti…
  • Maestro, ma perché voi… quelli come te, intendo, abitate sempre…
  • Sulla cima?
  • Esatto.
  • Non saprei, io amo l’aria fresca…
  • Sarà…
  • Vedo che sbufi ancora…
  • No, no, ti credo, pensavo che alla tua età…
  • Sarebbe meglio stare nel mondo?
  • Proprio così, maestro.
  • Specie di questi tempi…
  • Certo, maestro, non sono tempi semplici…
  • O sono gli uomini ad essere più complessi?
  • Non ricominciare con i tuoi tranelli, maestro… uomini più complessi portano tempi che non sono semplici…
  • O che sono percepiti tali?
  • Percezione delle cose e realtà delle cose possono fare equazione, maestro…
  • A volte… in genere però…
  • Qui ti volevo… qui vi volevo voi saggi che abitate la cima della montagna…
  • Staccati dal mondo, è questo che pensi? Pensi che basti trasferirsi sull’attico per mostrare maggiore saggezza?
  • Non intendevo dire questo e non volevo offenderti, maestro…
  • Ma…
  • Ma so già dove volevi andare a parare…
  • Lo sai?
  • Certo, che lo so… Prima o poi ne saresti venuto fuori con un’ovvietà che oggi non voglio ascoltare…
  • E sarebbe?
  • Sarebbe che percezione delle cose e realtà delle cose raramente possono coincidere. Che è un poco come dire che un popolo… che un popolo che annusa il marcio nell’aria potrebbe essere in errore, potrebbe imbrogliarsi, nonché che potrebbe essere egli stesso responsabile di quel fetore, dunque non avrebbe ragione di lamentarsi, dovrebbe rassegnarsi…
  • Ah, adesso capisco… la Politica!
  • Tutto è politica, maestro, dovresti saperlo meglio di chiunque!
  • Io non lo so. Tu ne sei sicura?
  • Sicurissima?
  • Dunque ti pare politica quel bellissimo tramonto?
  • Non fare il furbo, maestro…
  • Non mi sfiorerebbe mai l’idea, ma anche tu non dovresti coltivare pensieri sciocchi…
  • Maestro, sono proprio ragionamenti come i tuoi che ci hanno portato dove siamo arrivati…
  • Dissento, io sono arrivato qui camminando…
  • Maestro…
  • Vedo il fumo che ti esce dalle orecchie… E adesso ti taci: perché non parli più?
  • Perché l’epifania l’ho avuta solo ora. Hai ragione, maestro, come sempre. Se siamo arrivati dove siamo arrivati è perché lo abbiamo fatto camminando…
  • Già, per lo più sulle altrui gambe, qualche volta sulle nostre… ma raramente ci siamo fermati a pensare…
  • E allora?
  • Allora cosa?
  • Allora non serve lottare, maestro? Allora è tutto inutile? Sarà un caso di mal comune mezzo gaudio infragenerazionale?
  • Non ho detto questo e non ho detto che non bisogna lottare…
  • Di nuovo: allora cosa hai detto? Cosa intendi?
  • Che forse bisogna sbufare di meno… anche sedersi a riflettere può servire…
  • Perché è così che si cambia il mondo, maestro?
  • Anche, ma non solo, però la questione è un’altra?
  • E sarebbe?
  • Perché lo vorresti cambiare?
  • Maestro, non hai orecchie per sentire? Non hai occhi per piangere?
  • Alla mia età sarebbe millantarli…
  • Il fatto è che siamo nati per lottare…
  • Vedo che l’aria di montagna comincia a farti bene, a schiarirti le idee, dovresti venire più spesso a trovarmi…
  • Siamo nati per lottare nel palcoscenico del mondo e quando la guerra non c’è…
  • Ce la inventiamo…
  • Quando invece la guerra riguarda solo alcuni, maestro, si chiama…
  • Lotta di classe?
  • Un tempo, forse, adesso prende altri nomi, maestro…
  • Disperazione? Estraneazione? Dissociazione collettiva? Noia…
  • E poi si insinua il male…
  • Ah, il Male… mi chiedevo perchè non l’avessi ancora tirato in ballo: ed è la Politica che è il male o è il male che sta nella Politica?

Continua…

Rina Brundu, 13 febbraio 2018

 

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