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4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (64) – A corredo analitico del testo di Belpietro, Amadori, Borgonovo: chi voterà il renzismo il 4 marzo si assume una responsabilità politica, etica, morale e civile soprattutto davanti ai suoi figli.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

Eppure pensavo di saperne qualcosa di scandali renzisti! Per adesso ho letto solo la sinossi del libro “I segreti di Renzi 2 e della Boschi(Sperling & Kupfer, 2018) di Belpietro, Amadori e Borgonovo, ma confesso di essere rimasta impressionata, mentre le domande che mi annoiano nel background sono: ma quando finirà? Finirà? E come è stato davvero possibile che Matteo Renzi si sia potuto impadronire del potere (perché di questo si tratta alla fine della fiera), in una maniera così scaltra e a un tempo semplice?

A raccontarla bene non è neppure vero che non conosciamo le risposte a queste domande. In realtà quelle risposte le sappiamo tutti, anche io. A questo punto, quindi, forse è meglio muovere oltre Renzi, il renzismo, e concentrarsi su ciò che potrebbe accadere il 4 marzo. In quel giorno, infatti, potrebbe accadere che una certa percentuale, seppur minimale, di cittadini italiani andranno a votare e voteranno per ciò che è rimasto dell’incommentabile casta che ci ha governato nella scorsa legislatura… potrebbe accadere, accadrà, siamo in Italia e quindi lo si può dire già fin da ora con una certa sicumera.

Naturalmente non si può fare nulla per coloro che lo faranno perché in dato modo “dipendenti” del renzismo nei milioni di luoghi del Paese finanziati con i soldi dello Stato, e a titolo preferenziale dal PD, ma sicuramente è necessario trovare le parole per confrontarci almeno idealmente con tutti gli italiani che invece non avranno nulla da guadagnare materialmente da quell’azione, ma il renzismo lo voteranno comunque. Nella maggior parte dei casi quelle persone saranno anche brave persone, magari convinte dalla giacca trendy che Matteo Renzi usava indossare quando ci rappresentava all’estero e nei luoghi più “cool” del pianeta, magari convinte dalle discussioni mediatiche in quel di “Porta a porta”, o di un altro programma Rai compiacente (tutti), magari solamente perché non sanno che altro fare, a che santo rivolgersi e si sono bevuti per intero la buffala che deve essere così… o sarà pomì, pardon… o i Lanzichenecchi barbari saccheggeranno di nuovo l’Italia dopo avere già reiteratamente depredato Roma.

Allora cosa occorrerebbe dire a queste persone oneste, a questi nostri concittadini che voteranno l’ex Premier e i suoi armati dalle migliori intenzioni? Io penso che ad un imprenditore direi: ma se l’Azienda Italia fosse una tua azienda la daresti in mano a quel signore e ai suoi soci, per inciso ai trenta impresentabili che ha inserito nelle sue liste? Se fosse la tua famiglia, la faresti gestire da quegli stessi individui? E se lo facessi, avresti poi il coraggio di guardare i tuoi figli in faccia senza vergognarti dell’esempio didattico che stai dando loro? Se condividi l’assioma renzista che “l’onestà non è tutto”, adotteresti quella stessa politica con il circolo di amici più vicini?

Ecco… se anziché guardare all’Azienda-Italia come a una mucca da mungere, una carcassa da spolpare, cominciassimo a vederla come un luogo che è casa, famiglia, circolo amicale, forse i discorsi che faremmo sarebbero diversi; forse l’etica, il senso dello Stato, il senso dell’onestà istituzionale e finanziaria (appunto), comincerebbero ad avere un… senso. Resta il fatto che chi da questi discorsi non fosse assolutamente toccato, considerandoli mera fuffa retorica, e dovesse andare a votare il renzismo fra venti giorni, da quel momento in poi colui o colei non avrebbe più alcuna ragione di lamentarsi, di immaginare un futuro diverso per i suoi figli, di vedersi etico quando si guarda allo specchio. Infatti, se una prima volta il Premier Renzi si è insediato in conseguenza della sua smisurata ambizione su quell’alto scranno, questa volta saremmo stati noi ad avercelo portato lassù e in quel caso meriteremo tutto ciò che ne verrà. Tutto e di più!

Rina Brundu

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