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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

4 marzo 2018, cambiamo l’Italia (63) – Sul pessimo esempio didattico dei media italiani: sono contenti di avere preso in castagna alcuni pentastellati, non ansiosi di denunciare i Partiti in odore di mafia.

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

cig-2565867_960_720Che poi, chi voglio prendere in giro? La verità è che non mi interessa neppure più dibattere su questi temi. Sono argomenti triti e contriti di cui ho parlato nel “Diario dai giorni dal golpe bianco” che mi è costato una diffamazione su Wikipedia (adesso, vedremo cosa costerà a loro); sono argomenti che abbiamo rispolverato quando Rosebud ha assegnato il suo “award 2017 per il peggior giornalista italiano”; sono questioni che a voler essere seri, ovvero a tentar di fare il giornalista al posto di chi è pagato per farlo, occorrerebbe trattare ad ogni ora del giorno e della notte. Sto parlando naturalmente dell’epocale emergenza informazionale che vive l’Italia e del pessimo esempio didattico che ne deriva: altro che pseudo-manifestazioni pseudo-antifasciste in quel di Macerata!

Il problema è di una gravità che non ha paragoni ed è peggiorato nelle ultime ore dopo che si è scoperto dell’ammanco nel fondo su cui debbono obbligatoriamente versare i loro oboli i parlamentari Cinque Stelle. Che poi, lo confesso, non ho capito se dati cronisti continuano a fare i coglioni immaginando scaltramente di non esserlo, o se lo sono davvero. Come è possibile che nessuno si renda conto di come proprio questo supposto “scandalo” ci dia plastica evidenza di quanto sia importante il darsi delle regole, anche nelle dinamiche politiche, e dunque quanto sia importante sostenere i pentastellati che quelle regole di onestà le hanno addirittura nel loro Statuto? Se una faccenda come quella accaduta nel M5S fosse accaduta nel PD, oltre a non averla denunciata nessuno, sarebbe bastato un intervento di Renzi, come del resto ha già fatto più volte in passato, a dire che il colpevole Tizio o Caio non si sarebbe dovuto dimettere. Non funzionerà così invece con Luigi Di Maio che rastrellerà i suoi soldi o darà il ben servito ai “rei”, sebbene sarà costretto a farlo nel totale di disinteresse di quegli stessi organi di informazione che si sono molto adoperati per buttargli altra merda addosso.

Ma, ripeto, qui il problema non è politico… il problema è meramente mediatico, ed è così grave che ormai oltre denunciare l’atavica questione dell’editoria “impura” in Italia, bisogna cominciare a chiedersi se la casta giornalistica che abbiamo allevato non sia tale solo in virtù della sua capacità di connivenza con quelle dinamiche. Personalmente io ci credo molto in questa ipotesi anche perché quei pochi giornalisti che hanno voluto sganciarsi dalle stesse, lo hanno già fatto in molti modi da molto tempo: chi creando il suo giornale, chi adoperandosi in mille maniere per non sputtanarsi troppo.

E gli altri? Gli altri non lo so, certo è che quando vedo codesti “gentiluomini” e codeste “gentildonne” partecipare alle campagne civili trendy, metterle nelle homepages dei loro giornalini, ma soprattutto quando li vedo fare le pulci ai pentastellati con il loro stesso denaro, mentre ad un tempo ignorano palesemente la trave mafia nei partiti amici io mi indigno, mi incazzo, mi vergogno, e ogni giorno che passa benedico la Rete per essere stato il primo, vero, importante agente di cambiamento che ci ha infine liberato da intere generazioni di scribacchini arrivisti, anelanti, spendaccioni, arraffoni!

E, cazzo, bisogno dirlo!, ne va del nostro stesso onore come collettività libera e moderna, ma soprattutto dell’onore di chi, tra i loro colleghi, ha saputo fare quel difficilissimo mestiere con dedizione e in ultimo è arrivato finanche a sacrificargli la vita!

Rina Brundu

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Chiudiamo Wikipedia. Non si lucra scaltramente sull’impegno di intelletto!