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CONTROCORRENTE. Rosebud, Dublin (EIRE) – Year 8. Breaking News

Filosofia dell’anima – Pena!

Uno stupido che cammina va più lontano di dieci intellettuali seduti (Jacques Séguéla)

penaStamattina poco prima di svegliarmi ho fatto un sogno renzista! Capita, almeno a me! Ed era uno di quei sogni che ti danno da pensare perché, per le modalità con cui si manifestato, basandomi sulle mie esperienze oniriche, tende ad essere “vero”, da qualche parte tende ad essere vero. Ho sognato una larga strada principale dove non c’erano macchine, ma solo persone. Tra quelle persone c’era una figura che nel sogno ritenevo fosse Renzi che scalpitava e correva, a piedi ma correva, in direzione nord. Ciò che sconcertava lo spirito che osservava era il fatto che quella larga strada principale era affollata di persone, le quali venivano se vogliamo tutte verso sud. L’aspetto straordinario, che ti colpiva, era il fatto che quelle persone, una folla sostanziale che occupava tutta la strada in lungo e in largo, erano distribuite in gruppetti che muovevano non solo in direzione contraria a quel personaggio impegnato a correre, ma soprattutto muovevano lenti, lenti, ma inesorabili.

Nel sogno non ho udito parole, commenti che spiegavano didascalicamente quelle immagini e il tutto è durato un momento, anche se mi ha dato molto da pensare. Vero è che a volte la realtà dei fatti supera anche l’immaginazione onirica, e quando si vedono sui giornali immagini come quella proposta nello screenshot a corredo di questo post, non si sa davvero più cosa pensare. La verità è che il Renzi di quell’immagine mi fa pena. Mi fa pena non solo per quello che dice nella stessa, per il suo volto evidentemente provato, ma anche e soprattutto per come l’ottimo giornale da cui l’immagine è stata ripresa, lo stia dando in pasto a commentatori scaltri che lo stando letteralmente facendo a pezzi, mediaticamente, politicamente, umanamente.

Quando pochi mesi dopo l’inizio del governo Renzi I- iniziai una critica sostanziale su questo sito contro questo personaggio – una critica che ho pure “pagato” in molti modi, ma che se potessi tornare indietro rifarei con maggiore organizzazione e maggiore determinazione – lo feci sostanzialmente per due motivi. Il primo era certamente di tipo politico perché non bisognava essere conoscitori di massimi sistemi per capire chi e cosa stava reggendo il Paese in quel periodo così drammatico per la sua Storia (peraltro, da questo punto di vista, mi ha sorpreso, alcuni giorni fa il Bersani che in un programma televisivo ha ammesso per la prima volta che “loro” – la dirigenza PD precedente – sapevano in dato modo come sarebbe stato un Renzi governante e avevano cercato di pararsi il sedere in molti modi: è questo il tempo di dirlo? E perché se lo sapevano non si sono attivati in maniera più importante per fermarlo?); ma il secondo motivo era se vogliamo più preoccupante, ed era reso plasticamente dall’epocale emergenza democratica e soprattutto informazionale che il renzismo stava instaurando. D’accordo, non siamo mai stati i preferiti delle organizzazioni che si occupano di libertà di Stampa, ma in quei mesi si stava arrivando al delirio. Io non dimenticherò mai i poster laudatori del regime sul “Corriere della Sera”, mentre quelli di “Repubblica” li evitavo come la peste a priori. Non dimenticherò mai le lodi incensanti in Rai, non dimenticherò mai certi personaggi che gravitavano anche attorno a questo sito che si allontanarono da Rosebud proprio quando cominciai a denunciare quegli orrori mediatici e politici in maniera pubblica e determinata.

Ecco, sì, ciò che noi abbiamo vissuto in questi anni come nazione non può andare dimenticato perché sarebbe fare un torto alla nostra intelligenza, sarebbe un farci sputare addosso dai posteri. E sarà nostro dovere, di tutti quanti, fare in modo che tale memoria vada conservata. Di questa necessità civile oltre che politica ce ne dovremmo ricordare quindi molto bene il prossimo 4 marzo. Ma, chiarificate queste ovvietà minimali, io non ho difficoltà a dire, credo di averlo anche dimostrato quando i soliti pennivendoli in fase discesa dal carro del vincitore, si sono scagliati contro di lui, che non ho mai odiato Renzi, neppure politicamente. Debbo anche confessare onestamente che non c’è nessun “merito” in questa mia posizione. Il fatto è che purtroppo io non so odiare. E non dico “purtroppo” ironicamente, lo dico sul serio. L’odio, come l’amore, è un sentimento che dobbiamo essere capaci di provare, perché solo misurandoci con date esperienze possiamo sperare di comprenderle, di converso, quando non siamo capaci di fare un qualcosa stiamo semplicemente denunciando un nostro limite. Sembra una sciocchezza ma non lo è, non lo è affatto per chi riesce a muovere oltre i consueti schemi catto-moraleggianti, e a riflettere sulle dinamiche importanti che ci fanno vivere come viviamo. L’odio è a suo modo un sentimento importante, e così come gli altri suoi colleghi va conosciuto, compreso e soprattutto gestito affinché non degeneri mai. Non si può gestire nulla che non si conosce, e non si può trarre il meglio da ciò che non si conosce.

Muovendo oltre, la verità recita dunque che il Renzi di oggi, lungi dal generare sentimenti di odio dentro di me, mi muove alla pena! Alla pena non solo nel suo essere quel giovane politico finito, senza credibilità alcuna di cui ho già detto, ma soprattutto in quella sua evidente incapacità di capire dove avrebbe dovuto dire basta, dove dovrebbe fermarsi. Un venerabile saggio sosteneva che saggezza è fare tutto ciò che siamo capaci di fare per cambiare le cose e, ad un tempo, comprendere quando è il tempo di fermarsi. Ecco, sì, esattamente come io non so odiare, Renzi non sa capire quando è il tempo di fermarsi. Si imbroglia chi pensa che questi due “shortcomings” pesino diversamente, in realtà questi pesano allo stesso modo sugli spiriti di ciascuno, sul mio, sul suo. Significa semplicemente che entrambi abbiamo ancora molta strada da percorrere. Che per la verità la cosa non mi stupisce: la Goldrake Generation alla quale entrambi apparteniamo per sua natura non potrebbe mai produrre spiriti troppo saggi, brillanti, forse, a momenti, oppure dotati di quegli scampoli di saggezza che non si negano a nessuno, manco ai bambini… ma la saggezza vera, quella di tipo diogenico, quella che sa fare una differenza non ci appartiene, non è nella nostra natura. Io me ne rendo comunque conto, ma chi sa se Renzi lo abbia mai realizzato? Chissà se Renzi si è anche solo fermato un momento a riflettere su questi argomenti? La sua triste parabola mediatica e politica direbbe sicuramente di no, ma non è troppo tardi.

Dal 5 marzo in poi gli resterà la parabola personale e umana con cui confrontarsi, speriamo che su quella possa fare un diverso lavoro, il tempo potrebbe averlo ancora. Per intanto, è indubbio che ciò che resta di 4 anni di follia politica straordinaria sono i cocci di un paese e di uno shipwreck personale importante, che oggi come oggi muove solamente alla… pena!

Rina Brundu

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